Si trova a pochissimi chilometri dal centro di Milano, eppure è una piccola oasi di pace e silenzio. Qui ti parlo della mia visita all’Abbazia di Chiaravalle, delle sue curiosità e dei motivi per andarci!


Abbazia di Chiaravalle

Prendi un sabato pomeriggio, poche ore di tempo e la voglia di uscire da Milano ma non di molto. Quella di visitare l’Abbazia di Chiaravalle è un’idea che ci è venuta un po’ all’ultimo momento, ma che ci ha regalato un paio d’ore di immersione totale nella storia, nell’arte e nella bellezza.

In questo post vorrei raccontarti dell’abbazia e delle cose che si vedono durante la visita!

Abbazia di Chiaravalle: dove siamo

L’Abbazia di Chiaravalle (o Monastero di Santa Maria di Chiaravalle) si trova nel Parco agricolo Sud Milano, a metà strada tra i quartieri Vigentino e Rogoredo. Siamo a sud-est di Milano, a soli 7 chilometri dal Duomo e a pochissimi minuti di auto dall’uscita S. Donato dell’Autostrada A1.

Abbazia di Chiaravalle: com’era, com’è

Conosciuta anche come Santa Maria di Roveniano, l’Abbazia di Chiaravalle fu fondata nel XII secolo – più precisamente nel 1135 – da san Bernardo di Chiaravalle.

In quell’anno, il santo riuscì a porre fine alla disputa tra il papa Innocenzo II e l’antipapa Anacleto II, convincendo i milanesi a sostenere il papa legittimo; per riconoscenza, quest’ultimo gli regalò un terreno e diede via alla costruzione di un monastero per Bernardo e i suoi monaci. Dopo le costruzioni temporanee, la chiesa attuale venne edificata intorno al 1150-1160, ma fu rimaneggiata infinite volte nel corso dei secoli (rimaneggiamenti che si notano facilmente sulla facciata).  

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La chiesa fu consacrata a Santa Maria nel 1221; nel 1465, l’abbazia passò sotto la guida di Ascanio Maria Sforza Visconti, fratello di Ludovico il Moro che, a quel tempo, governava Milano. A questo periodo si devono i lavori artistici del Bramante e di Giovanni Antonio Amadeo, mentre ai periodi successivi risalgono i capolavori di Bernardino Luini e dei Fiammenghini.

Nel 1798, la Repubblica Cisalpina e Napoleone cacciarono i monaci, e gran parte del complesso venne demolita; quel che rimase cadde in mano a privati, e solo nel 1893 l’Ufficio per la Conservazione dei Monumenti riacquistò il complesso e ne iniziò il restauro.

Con il passare dei secoli, l’abbazia e il suo monastero divennero il centro di un vero e proprio borgo agricolo, con l’orto, il mulino e la produzione locale; questo borgo a sé stante venne infine annesso al territorio milanese nel 1923. Solo nel 1952, grazie al cardinale Schuster, ai monaci cistercensi fu permesso di riprendere possesso del loro monastero.

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E oggi?

Oggi l’Abbazia di Chiaravalle rappresenta uno dei primi e più illustri esempi dell’architettura gotica in Italia, ed è tra le mete preferite dei milanesi e non per godersi un paio d’ore a metà strada tra silenzio, pace e spiritualità. Qui è dove la città lascia il posto alla campagna e dove l’industriosità ha reso vive le tradizioni. Alcune parti del complesso sono tutt’oggi abitate dai monaci cistercensi (attualmente circa una quindicina); ma altre parti sono aperte al pubblico, ed è proprio della visita a chiesa, chiostro e mulino di cui vorrei parlarti.

Visitare l’Abbazia di Chiaravalle

Dopo aver attraversato l’ingresso a forma di torre cinquecentesca, la visita all’Abbazia di Chiaravalle si compone di tre ambienti principali: il chiostro, la chiesa vera e propria e poi la parte del mulino. Credo che, in questo caso, la visita guidata sia la scelta più azzeccata; la guida, infatti, racconta tantissime curiosità sulla storia dell’abbazia, sul territorio, sulla vita quotidiana dei monaci… è una visita che ti consiglio davvero caldamente ma, intanto, ecco qualche informazione per te.

Il chiostro

Come prima cosa si accede al chiostro. La parte vicino alla chiesa è quella originale, che risale al XIII secolo; qui si trova anche il bell’affresco Vergine con Bambino onorata dai Cistercensi. Il resto del chiostro fu fedelmente ricostruito abbastanza recentemente: in seguito all’Unità d’Italia, nel 1861 iniziarono i lavori per la linea ferroviaria Milano-Pavia-Genova, e parte del chiostro venne abbattuto per recuperare spazio.

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Una particolarità del chiostro è la presenza di colonnine “annodate”, così come da frammenti di nodi sparsi per tutto il muretto. Questi nodi sono un simbolo molto importante per i monaci: rappresentano il legame indissolubile tra cielo e terra, così come tra i membri dell’ordine cistercense.

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Dal chiostro è possibile sbirciare nella grande sala da pranzo dei monaci, e anche nella Sala del Capitolo, sulle cui pareti si notano dei “graffiti” – attribuiti al Bramante – raffiguranti la Milano dell’epoca, con tutti i cambiamenti del caso (il Duomo qui è ancora senza guglie!).

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Il chiostro, infine, è il posto da cui ammirare una visuale unica sulla meravigliosa Ciribiciaccola

La Ciribiciaccola

La torre nolare dell’Abbazia di Chiaravalle è una delle cose più belle che vedrai nel corso della visita. Di pianta prima ottagonale e poi conica, raggiunge un’altezza di oltre 56 metri, risale agli anni ’30 del 1300 ed è decorata da archetti, cornici e colonnine; è tutto di un bel rosso mattone come il resto dell’abbazia, ma le bifore, trifore e quadrifore sono in bianchissimo marmo di Candoglia, lo stesso che fu utilizzato per il Duomo di Milano.

Forse opera di Francesco Pecorari, la torre ospita la più antica campana a sistema ambrosiano ancora in funzione, risalente al 1453; affettuosamente chiamata Bernarda, viene azionata ogni giorno attraverso una fune, che i monaci tirano per scandire le ore dedicate alle liturgie e alle messe.

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Ma perché la torre campanaria ha questo strano, buffo nome? C’è un’antica storiella-scioglilingua milanese che parla di Ciribiciaccola e “ciribiciaccolini”; essi potrebbero essere i monaci, oppure i piccoli della cicogna che, un tempo, nidificava nella torre (i suoi colori, bianco e nero, sono gli stessi delle vesti dei monaci cistercensi); forse questo nome nasce proprio dal verso dei cicognini, “ciri ciri”.

La chiesa

La facciata a capanna, semplice e scorsa dalle mille cicatrici del tempo, incornicia una delle prime cose che vedrai appena arrivato all’Abbazia di Chiaravalle: il portone d’ingresso, risalente all’inizio del XVI e scolpito con le figure dei Quattro Santi importanti per l’ordine cistercense: san Roberto, sant’Alberico, santo Stefano e san Bernardo. Dietro, si apre una chiesa ampia e ricchissima di dettagli sui quali vorrai soffermarti per minuti interi.

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La cosa interessante è che le chiese degli ordini cistercensi sono solitamente molto spoglie e sobrie; qui, invece, si trovano tantissimi meravigliosi affreschi a opera di diversi artisti italiani che risalgono, però, a un secondo momento (XVI e XVII secolo) conformemente alle direttive del Concilio di Trento. Gran parte degli affreschi in transetto, presbiterio, volta e controfacciata sono opera dei Fiammenghini, ovvero i fratelli Giovan Battista e Giovan mauro Della Rovere.

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Oltre agli affreschi, osserva da vicino il coro barocco, intagliato da Carlo Garavaglia a metà del XVII secolo. Realizzato in noce, il coro è composto da due file e decorato da scene della vita di san Bernardo, scolpite in modo davvero magistrale. Poiché ai monaci cistercensi è richiesto di stare in piedi, non ci sono sedute, ma solo piccoli “sellini” che si possono abbassare per appoggiarsi.

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Infine, dai un’occhiata alla scala che, dal transetto sud, porta al dormitorio. In cima, vedrai la Madonna della buonanotte, dipinta da Bernardino Luini nel 1512. Si chiama così perché i monaci avevano l’abitudine di salutare la Madonna con un’ultima preghiera prima di andare a dormire

Il mulino

Di fianco agli edifici del monastero sorge la cascina che, un tempo, rappresentava il fulcro dell’attività agricola dell’abbazia. Il piano terra veniva un tempo utilizzato come deposito di frumento e altre materie prime; oggi, presenta una piccola esposizione di attrezzi originali. Al primo piano, avveniva invece la preparazione delle farine, con un mulino oggi ricostruito e collegato alla ruota originaria, realizzata in legno di rovere e alimentata dal canale Vettabbia. Al primo piano trovi anche una piccola esposizione dedicata al Grana Padano; fuori nel giardino, infine, potrai passeggiare tra i profumi dell’orto dei semplici, dove crescono tante diverse piante officinali e aromatiche.

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Oltre alla parte espositiva che si scopre durante la visita guidata, il mulino è anche centro polifunzionale di educazione alla sostenibilità, con tanti eventi per grandi e piccoli (corsi di panificazione, laboratori pasquali e natalizi, centri estivi, aperitivi, conferenze…) organizzati dalla Cooperativa social onlus Koiné.  

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Il caseus vetus, l’antenato del Grana Padano

In periodo medievale, la presenza dei monaci portò alla bonifica di vaste aree della Pianura Padana per la costruzione di nuovi edifici religiosi. Questo nuovo terreno era adatto anche al pascolo, e molti monasteri si trovarono con tante mucche e tantissimo latte, così tanto da non sapere come fare a conservarlo. Si racconta che furono proprio i monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle a trovare una soluzione: far cuocere il latte, aggiungere caglio, salare e stagionare. Nasceva così un formaggio caratterizzato più per la sua funzione “anti-spreco” che altro: i monaci lo chiamarono caseus vetus (formaggio vecchio), ma gli allevatori della zona lo chiamavano volgarmente “grana” per via della sua pasta granulosa. Nel corso dei secoli, questo formaggio di recupero venne sempre più apprezzato anche dalle caste più ricche: era nato così l’antenato del Grana Padano.


INFO UTILI

*Guarda tutte le mie foto dell’Abbazia di Chiaravalle!*

Dove: via S. Arialdo 102, Chiaravalle – Milano.

Come arrivare (da Milano): l’Abbazia di Chiaravalle si raggiunge facilmente percorrendo la Tangenziale Est (uscite Rogoredo o S. Giuliano Milanese) o la Tangenziale Ovest (Milano Vigentina). Se si arriva da Porta Romana, basta proseguire lungo Corso Lodi fino a Piazzale Corvetto e, da qui, seguire le indicazioni per Chiaravalle (c’è anche un percorso da fare interamente a piedi). In treno, si scende a Milano Rogoredo e poi si prendere l’autobus 140. Con i mezzi, si arriva alla fermata Brenta della M3 (gialla) e poi si prende il bus 77.

Dove parcheggiare: è disponibile un ampio parcheggio, gratuito e non custodito, a pochi metri prima dell’ingresso al complesso abbaziale.

Come visitare l’Abbazia di Chiaravalle: sono disponibili diversi percorsi, tutti effettuati con visita guidata. I principali sono due: nel primo caso, si visitano l’interno della chiesa e il chiostro con le stanze che vi si affacciano; la visita ha durata di circa un’ora. Nel secondo caso, oltre a chiesa e chiostro si visitano anche la struttura del mulino, la mostra al suo interno e il piccolo orto botanico; la visita ha una durata totale di 2 ore (un’ora di chiesa/chiostro e un’ora di mulino).

Prezzi: il primo percorso (chiostro+chiesa) ha un costo di 8€ a persona (6€ per persone disabili). Il secondo percorso (chiostro+chiesa+mulino) ha un costo di 14€ a persona (10€ per persone disabili).

Prenotare la visita: è possibile prenotare la visita guidata scrivendo a infopoint@monasterochiaravalle.it, oppure direttamente sul portale prenotazioni online.

Mangiare: a sinistra dell’ingresso al complesso si trova il Ristoro dell’Abbazia, un piccolo punto ristoro che ha anche i tavolini all’aperto; qui è possibile degustare molta della produzione monastica locale, ma anche prodotti provenienti da diversi monasteri del mondo.

Dove fare acquisti: lungo il viale per raggiungere l’abbazia si trova la Bottega dei Monaci, dove acquistare tanti prodotti locali, sia gastronomici (dolci, salse, miele, confetture, erbe aromatiche) sia cosmetici (creme); ma anche prodotti non locali come liquori, vini, birre monastiche, tisane, libri, oggettistica religiosa e prodotti erboristici.

Maggiori informazioni: trovi molte altre informazioni utili sul sito ufficiale dell’Abbazia.

Abbazia di Chiaravalle
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Ti è mai capitato di visitare l’Abbazia di Chiaravalle vicino a Milano? Conosci altri posti simili in Italia? Raccontamelo con un commento! 🙂