Iniziamo l’anno viaggiando responsabilmente: ecco cos’è il turismo sostenibile e perché, secondo me, dovrebbe essere fondamentale per tutti noi!

turismo sostenibile Se sei qui e hai sentito l’interesse verso un post che parla del turismo sostenibile, di cosa sia e del perché sia così importante per tutti noi, allora è sicuro che tu sia un viaggiatore nel cuore, un vero amante dei viaggi e del nostro mondo. Perché, secondo me, non credo che si possa amare visceralmente il viaggio senza, allo stesso tempo, desiderare il meglio per il turismo del futuro e per il nostro pianeta.

Scrivo questo post perché, a un certo punto della mia “carriera da viaggiatrice” (in erba), mi sono trovata a un bivio: mi sono resa conto che viaggiare è meraviglioso ma, allo stesso tempo, può davvero fare del male al mondo e a certi suoi abitanti. Come si può accettare che una cosa così bella come il viaggio possa anche avere conseguenze negative? Come conciliare le due cose? Si deve smettere di viaggiare?

Anche no! Un tipo di turismo felice per se stessi, per gli altri e per il mondo intero esiste, ed è il turismo sostenibile.

Il turismo sostenibile è un tema a cui mi sto interessando sempre di più, quindi, e scrivo questo post non da esperta, ma da semplice viaggiatrice che ha letto molto e che sta cercando di mettere in pratica le buone azioni da adottare per un modo migliore di viaggiare. Ci sto provando, appunto, e qui vorrei approfondire insieme a te il concetto di turismo sostenibile e delle ragioni per le quali, semplicemente, non dovrebbe esistere nessun altro tipo di turismo oltre a questo.

Il rapporto tra ambiente e turismo, economia e sviluppo in generale è stato sviscerato in tutte le salse, ormai da decenni (i primi colloqui in merito risalgono agli Anni ’70), eppure sembra ci sia ancora molto da fare perché, guarda caso, il nostro pianeta è sempre più agonizzante. Forse è perché istituzioni ed enti turistici possono fare un sacco di cose in più di adesso ma, finché noi singoli viaggiatori non ne capiamo l’importanza, non ci potranno mai essere grossi miglioramenti. Dal nostro punto di vista, quello di “persone normali” che viaggiano il più possibile perché amano farlo, credo che capire e supportare il concetto di turismo sostenibile sia una vera e propria priorità, un obbligo.

Che cos’è il turismo sostenibile

Il concetto di turismo sostenibile, però, è un pochino più complesso di quel che si potrebbe pensare. L’Organizzazione Mondiale del Turismo parla di turismo sostenibile come quello “capace di soddisfare le esigenze dei turisti di oggi e delle regioni ospitanti prevedendo e accrescendo le opportunità per il futuro. […] I prodotti turistici sostenibili sono quelli che agiscono in armonia con l’ambiente, la comunità e le culture locali, in modo tale che essi siano i beneficiari e non le vittime dello sviluppo turistico.”

Non si parla quindi solo di ambiente in senso stretto, ma di tre pilastri fondamentali:

  • La sostenibilità ambientale;
  • La sostenibilità socio-culturale;
  • La sostenibilità economica.

turismo sostenibile

In poche parole, il turismo sostenibile è un concetto che racchiude la capacità di viaggiare senza lasciare impronte o, ancora meglio, lasciando un impatto positivo non solo sull’ambiente del luogo che si visita, ma anche sul suo aspetto culturale, sociale ed economico. Per questo, sinonimi di turismo sostenibile (con le dovute sfumature) sono sì turismo green, eco-turismo e turismo lento o dolce, ma anche, semplicemente, turismo responsabile: viaggiare assumendosi delle responsabilità nei confronti del luogo e della cultura che stiamo andando a scoprire.

Ma perché farlo? Perché è così importante prendersi la briga di assumersi delle responsabilità, quando il nostro intento sarebbe solo quello di rilassarsi, scoprire, visitare e arricchirsi di esperienze?

L’evoluzione del turismo

Fino agli Anni ’50, solo circa 25 milioni di persone nel mondo erano in grado di spostarsi e di viaggiare. Oggi, questo numero è salito a 1.2 miliardi, e si prevede che, entro i prossimi cinquanta anni, più di una persona su 4 nel mondo avrà i mezzi e le disponibilità per viaggiare. E, oltretutto, quando siamo in viaggio tutti noi tendiamo a “coccolarci” un po’ di più e a sfruttare molte più risorse di quelle di cui avremmo bisogno (dall’energia al cibo, dai trasporti all’acqua). Non hai certo bisogno di me per capirne la conseguenza: il turismo, la quarta industria più inquinante in Europa, comporta un movimento enorme, immenso, di persone, soldi, trasporti, materiali, rifiuti, ma anche contaminazioni culturali e stili di vita; affollamento, congestione, criminalità aumentata, immigrazione legata al turismo, introduzione di nuove lingue e di nuovi valori. Ormai il turismo non è più una possibilità elitaria come succedeva nell’800, quando solo i ricchi e i nobili potevano imbarcarsi in lenti Gran Tour intorno al mondo; oggi, la proliferazione dei voli low cost e di tutta una serie di servizi turistici a basso costo hanno portato a quel fenomeno del turismo di massa che tutti noi conosciamo molto bene.

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Sto scrivendo tutto questo per fare la figa e dirti che il turismo di massa fa schifo? No, davvero, sono tutto tranne che la radical chic moderna. Il turismo di massa non lo condanno perché, naturalmente, ci sono dentro fino al collo anche io: si tratta della democrazia del turismo e non voglio certo dire che non dovrebbe esistere.

Dico solo che questa democrazia ha, o meglio dovrebbe avere, dei limiti: perché quando il turismo di massa inizia a sporcare, sprecare, contaminare e distruggere, mettendo seriamente in pericolo il nostro pianeta e tutte le sue unicità culturali, allora dei limiti sono davvero necessari. E siamo noi viaggiatori che dovremmo imporceli.

Perché, quindi, il turismo sostenibile dovrebbe importarci?

Perché qualsiasi tipo di turismo dovrebbe, al giorno d’oggi, essere sostenibile; qualsiasi persona dovrebbe essere in grado di viaggiare in modo sostenibile e responsabile, portando rispetto nei confronti del Paese ospitante e delle sue caratteristiche fisiche e sociali: è un comportamento che apporta benefici al mondo intero, e quindi anche a noi in quanto viaggiatori e cittadini (anche perché il nostro Paese e le nostre città sono a loro volta mete turistiche che gli altri devono a loro volta rispettare).

Turismo sostenibile significa viaggiare in modo responsabile, proteggere l’ambiente, non contaminare e anzi sostenere le popolazioni locali e il loro benessere. È vero che, oggi, il turismo dà lavoro a tantissimi luoghi e persone che, senza, si ritroverebbero in condizioni di estrema povertà. Ma perché dovremmo far pagare loro un prezzo altissimo in cambio?

Ecco i motivi per cui tutti noi dovremmo scegliere il turismo sostenibile e per cui, secondo me… ci piacerà anche!

Fare del bene alla natura

Non sono una di quelle persona fissate con il riciclo e il rispetto dell’ambiente fino agli estremi: sono una persona normale, che cerca di fare quel che può e che spesso sbaglia (più o meno consapevolmente). Ma quando mi capita di vedere delle immagini o dei video in cui si parla della quantità immensa della plastica nel mare, della deforestazione, della distruzione di interi eco-sistemi, della scomparsa di migliaia di specie animali… non sto per niente bene, lo ammetto. Come si fa a non amare la natura così? Come si fa a non vederla e a non trattarla bene in ogni cosa che facciamo, in ogni posto in cui siamo? Rispettare l’ambiente che ci circonda ci fa stare meglio, ci fa respirare aria più pulita, ci fa scoprire colori più accesi, specie mai viste prima, esperienze di viaggio insolite. Non serve essere degli hippie, andare in giro a piedi nudi nel deserto o abbracciare gli alberi per connettersi con il nostro mondo: basta respirare, guardarci intorno con consapevolezza, portare a casa i nostri rifiuti, non sprecare risorse a caso, non muoverci senza un minimo di discernimento. La natura ringrazierà.

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Pensare al futuro del pianeta

E la natura non si ribellerà, anche. Perché è impossibile non accorgersi di quanti cambiamenti stiano colpendo il clima, i mari, i ghiacciai, le foreste. Non so tu, ma io vedo i frequenti disastri climatici come una sorta di ribellione da parte della natura, che non ne può più di essere sfruttata e trattata così male. Dici che si tratta di una semplice evoluzione di come vanno le cose nel mondo? Dici che anche in passato c’erano questi problemi, solo che nessuno lo sapeva? Beh, non vedo come queste possano essere giustificazioni valide e, che ci piaccia o no, anche noi viaggiatori contribuiamo, ognuno in minima parte ma in modo inesorabile come una goccia che scava nella roccia, a fare sempre più male al nostro pianeta (anche perché, ricordiamocelo, il turismo di massa è nato solo qualche decennio fa e prima non faceva tutto il male che potenzialmente fa adesso). Il turismo sostenibile, da questo punto di vista, mi sembra l’unica soluzione al problema che tutti noi, ormai, non possiamo non vedere.

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Pensare al futuro di chi verrà dopo di noi

Parlando sempre di natura e ambiente, spesso ci dimentichiamo che le risorse del nostro mondo non sono inesauribili, e che le persone che verranno dopo di noi – a partire dai nostri stessi figli! – dovranno sempre più fare i conti con dei problemi ambientali che noi, adesso, ci possiamo magari solo immaginare. Perché fare questo torto alle generazioni future? E perché rischiare di privare tali generazioni di parchi naturalistici, oasi di bellezza e monumentali esempi di genialità umana che, oggi, vengono sfruttati dall’industria turistica quasi come fossero centri commerciali?

Una volta ho letto questa frase, e mi è rimasta molto impressa; capire questo punto di vista diverso ha davvero fatto la differenza in me, e spero possa succedere lo stesso a te: We did not inherit this world from our parents, we borrowed it from our children. One day we will return it to them. When we do, it should be every bit as beautiful as it was when we found it. That’s what sustainability means.

(Non abbiamo ereditato questo mondo dai nostri padri, lo abbiamo preso in prestito dai nostri figli. Un giorno, glielo restituiremo. Quando lo faremo, ogni suo angolo dovrà essere bello come lo era quando l’abbiamo trovato. È questo il significato di sostenibilità).

Mangiare meglio

Km0, genuinità, prodotti locali, semplicità, biologico, acquistare al mercato: per tanti sono solo dei luoghi comuni, dei paroloni che ci inducono a spendere più soldi per la stessa uguale identica cosa. Una melanzana è sempre una melanzana, che sia prodotta qui o dall’altra parte del mondo, no? E invece no, proprio no: mangiare ingredienti prodotti in loco significa fare del bene al mondo perché si riducono i trasporti, comprare dai piccoli produttori ammortizza i costi della grande distribuzione, scegliere il biologico – quando possibile – significa voler bene a noi stessi. Ecco il vantaggio: fare conoscenza della gastronomia davvero locale, e fare del bene a noi, al nostro corpo. E, oltretutto, le nostre papille gustative nella maggior parte dei casi ci ringrazieranno e non poco!

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Portare a casa oggetti unici

Lo stesso discorso del cibo lo si può applicare all’artigianato e all’arte locale. Fare turismo sostenibile e responsabile significa supportare le comunità locali e il loro lavoro, acquistare nei negozi a conduzione familiare, dare valore alla manualità e alla creatività delle persone che conoscono davvero la cultura e le tradizioni del posto che stiamo visitando.

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Portare a casa esperienze e conoscenze uniche

Tenere sempre a mente la centralità della cultura, della società e dello stile di vita del Paese che si visita ha, come naturale conseguenza, l’opportunità di fare esperienza di quel luogo in modo più autentico e “vero”. Si possono conoscere i locali, ascoltare le loro storie, valorizzare le loro tradizioni, rispettandole e cercando di capirle. In questo modo si ottiene il più grande beneficio che il viaggio ci possa regalare: un bagaglio di esperienze uniche e un arricchimento che chi non fa caso alla sostenibilità socio-culturale dei propri viaggi non potrà mai acquisire. Questo significa non solo vivere esperienze più autentiche, ma fare anche in modo che i locals, soprattutto in certe zone del mondo, odino meno il fenomeno turistico e, anzi, lo percepiscano come qualcosa di cui essere orgogliosi.

Spendere meglio i nostri soldi

Meglio, non necessariamente meno. Tutti noi ci facciamo spesso condizionare dal prezzo, io per prima non sono immune al low cost in tutti i settori. Ma dobbiamo mettercelo in testa: facciamo turismo sostenibile quando “facciamo girare l’economia” nel modo giusto, quando i nostri soldi sono spesi in maniera più attenta, più coerente, più positiva nei confronti dei luoghi che sono le destinazioni dei nostri viaggi, facendo in modo che rimangano all’interno di quelle comunità e che non vengano spostati al di fuori ad arricchire realtà che con quelle comunità hanno davvero poco a che fare.

Il turismo sostenibile, quindi, a volte costa di più, in termini di soldi e anche di tempo e di energie. Ma ho due obiezioni. La prima: a volte può anche costare di meno, addirittura. La seconda: anche se comporta spendere un po’ di più, preferiresti assaggiare un piatto cucinato con ingredienti locali o un panino in un fast food? Portarti a casa un pezzo di artigianato tradizionale o una di quelle calamite di plastica uguali in tutto il mondo? Ascoltare le storie di una guida del posto o fidarti al 100% di una guida cartacea del tutto impersonale?

Agire in modo responsabile

È molto semplice: le buone azioni ci fanno stare bene. O, perlomeno, fanno stare bene la parte più bella di noi e dell’umanità, quella che trae beneficio e forza dalla bellezza, dai sorrisi, dal modo in cui le cose funzionano al meglio, dall’autenticità. Non serve fare beneficienza o portare penne e caramelle ai bambini per fare una buona azione; anzi, a volte capita che queste azioni siano fatte più per ostentazione che per altro. No, basta essere responsabili ogni volta che si viaggia, rispettare le credenze altrui, essere tolleranti e flessibili, non trascurare le regole (perché se c’è scritto di non toccare o di non fotografare, così è e deve essere anche se non ci piace). Queste azioni sì, ci fanno stare bene e ci fanno vivere il viaggio con più felicità e pienezza. Più vantaggi di così non si può!

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Se non lasciare nessun tipo di impronta è impossibile – perché ogni nostro movimento e ogni nostra azione ne implica una –, possiamo provare a fare in modo che questa impronta sia positiva o, almeno, il meno negativa possibile. Lasciare un luogo così come lo abbiamo trovato, ridurre i nostri sprechi, valorizzare l’economia locale, scegliere meno ma meglio, trattare il nostro pianeta come tale e non come un immenso parco giochi. Questo è, per me, il turismo sostenibile. Io ci tengo, e so che devo fare ancora tantissimo per migliorarmi, da questo punto di vista. È proprio difficile perché spesso comporterebbe un cambiamento radicale del nostro approccio al viaggio, e la cosa non ci entusiasma per niente. Però credo veramente che valga la pena provarci e, almeno per ora, voglio ricordarmi che viaggiare, facendolo bene, è davvero possibile per tutti. Anche se fino a ora noi e altri milioni di persone abbiamo sbagliato, non dev’essere ancora così per forza, da oggi in poi.


Cosa pensi del turismo sostenibile e responsabile? Ti interessa portarlo avanti? Credi che sia un concetto così importante? Raccontamelo con un commento! 🙂