Top

I'll B right back

Requisiti dell’au pair perfetta: una lista semiseria di quelle qualità che un’au pair dovrebbe avere, secondo me. Spoiler: a me ne mancano giusto un paio…

requisiti dell'au pair
Recentemente ho pubblicato il mio primo articolo sui come, cosa e perché del lavoro alla pari; lavoro che ho svolto per 16 settimane in Australia e che sto svolgendo adesso qui in Nuova Zelanda (già da 24 settimane! Oh cavolo).

Con questo articolo mi piacerebbe approfondire un pochino di più la questione, e parlarti di quelli che sono, secondo me, i requisiti dell’au pair, ovvero quelle qualità caratteriali che una persona dovrebbe avere per poter lavorare come ragazza/o alla pari e…sopravvivere. Tornare a casa sano e salvo. Non impazzire. Non sporcare la fedina penale con omicidi plurimi. Vabbè, ci siamo capiti, no?

Me l’hanno chiesto in tanti: alcuni mi dicono che non lo farebbero mai, ad altri sembra una pacchia, altri ancora non hanno ancora capito un tubo di quel che sto facendo dalla mattina alla sera. Se anche tu stai pensando di provare quest’esperienza, prima o poi, oppure se sei semplicemente curioso, ecco gli 8 requisiti dell’au pair, quelli da avere se vuoi destreggiarti con questo lavoro un po’ atipico.

I requisiti dell’au pair, secondo me.

1. Ti devono piacere i bambini.

Lo so, ho iniziato con un’ovvietà. Eppure, credimi se ti dico che, per esperienza, non è sempre così ovvio. A me, per esempio, i bambini non fanno proprio impazzire. Spesso mi dimentico che sono bambini, appunto, e mi ci arrabbio, oppure mi annoio, oppure vorrei semplicemente essere nella stanza opposta della casa, almeno per 5 minuti, senza urla, strilli, canzoncine, salti, capriole, risate sibilline. Anche basta. Ecco, io sono una di quelle che i bambini tanto carini, sì…quando dormono.

requisiti dell'au pair

Capisci bene, quindi, che io non sono la ragazza alla pari perfetta già in partenza. Però mi impegno, non tanto a farmeli piacere, ma a creare con loro un rapporto speciale, che ci metta nella condizione di volerci bene a vicenda senza troppe riserve. I bambini sono sempre speciali, hanno inventiva, creatività, hanno domande e dubbi da risolvere, sono curiosi e non si stancano mai (Aurora, davvero, non si stanca MAI). Anche se non sei un appassionato di marmocchi, non ci hai mai lavorato insieme, hai al massimo accudito il cuginetto per 20 minuti prima di rinchiuderlo nello sgabuzzino, preferisci la compagnia di adulti, anziani, cani, gatti e scarafaggi piuttosto che quella di un bambino…ecco, tra i requisiti dell’au pair c’è questo: trova un contatto, costruisci un ponte tra te e loro. Impara a conoscerli, a capire come zittirli, come farli ridere, come ricompensarli, come farli rigare dritto. A un certo ti si illuminerà una lampadina in testa: li avrai capiti. E l’amore che ti tornerà indietro, credimi, sarà una grossa ricompensa per tutte quelle volte che ti sei trattenuto dal scaraventarli giù dal terrazzo!

2. Devi essere paziente e non prenderla sul personale.

Questo punto è strettamente legato a quello sopra e, soprattutto…a me. Io sono una persona insicura, permalosa e orgogliosa (ce le ho tutte, eh??), per cui capisci che ogni singolo dispetto o sceneggiata dei bambini mi faccia inca…volare come una bestia.

requisiti dell'au pair

Prima facevo così: iniziavo a battibeccare, urlavo, mettevo in punizione, tenevo il punto a tutti i costi per una mera questione di principio. Poi, piano piano, inizi a capirlo: questa creatura ha 7 anni, dai, SETTE! Non posso mettermi a battibeccare con lei per ogni cosa, non sono una bambina io stessa. E quindi, ecco il secondo dei requisiti dell’au pair: non prenderla sul personale. Non impermalirti se i bambini ridono di te, tramano alle tue spalle, fanno la spia, dicono bugie: non ce l’hanno con te personalmente. Se ci fosse qualcun altro al posto tuo, sarebbe uguale.

So che potrà sembrarti un po’ sorprendente, ma lo stesso concetto deve essere assolutamente applicato ai genitori. Sì, perché bisogna essere estremamente pazienti e un minimo distaccati emotivamente non solo coi bambini, ma anche con gli adulti! Gli adulti che si dimenticano di avvisarti che non tornano per cena, che ti accusano velatamente di una cosa che non hai fatto, che ti trattano con sufficienza o che tornano a casa col fumo che esce dalle orecchie dopo una giornata storta a lavoro…a me e alle tante persone che ho conosciuto, sono capitate tante cose poco piacevoli più con i genitori che coi bambini (l’ultima: una mia amica tedesca che è stata lasciata fuori di casa e a cui è stato consigliato di “entrare dalla finestra, la prossima volta”).

requisiti dell'au pair

Purtroppo in questi casi non c’è molto da fare: si può cercare di discutere e di trovare una soluzione se un certo tipo di problema persiste ma, nella maggior parte dei casi, saranno tutte cose random a cui tu non potrai reagire…se non con TANTA pazienza (al massimo poi ti sfoghi con gli amici).

3. Devi saper stare in compagnia, ma anche da solo

Punto 1: stare in compagnia. Lavorare alla pari significa vivere dentro la casa di qualcun altro, a stretto (ma proprio stretto) contatto con qualcun altro. Se hai già abitato con qualcuno che non sia la tua famiglia, forse saprai di cosa sto parlando: è importante saper rispettare gli spazi, i tempi e gli oggetti materiali degli altri. In questo caso, la cosa si complica perché si tratta di una famiglia intera, che ti ospita e che desidera la tua compagnia: non puoi rifugiarti nella tua stanza appena ingurgitato l’ultimo boccone della cena, né declinare qualsiasi invito a una passeggiata, a un film sul divano, a una giornata insieme. Alla fine, l’essenza del lavoro alla pari è questa e, quindi, tra i requisiti dell’au pair non può mancare la capacità (e la volontà) di saper stare con la famiglia anche fuori dai tuoi orari di lavoro.

Punto 2: stare da soli. Questo lavoro è un continuo oscillare tra due dicotomie: devi saper stare con la famiglia ma, allo stesso tempo, non sentirti offeso o rifiutato se la famiglia ha bisogno di un po’ di tempo per sé. L’ideale sarebbe far talmente parte della famiglia che non esistono confini, come accadrebbe con la tua famiglia reale…ma, purtroppo, questo nella realtà non accade quasi mai. Per cui, è importante saper riconoscere i momenti in cui sarebbe meglio tu te ne stessi per conto tuo. Però credimi…stare da soli non è mai un male, anzi! Molto spesso sentirai tu stesso il bisogno di farlo.

requisiti dell'au pair

4. Devi essere flessibile, adattabile e aperto a nuovi stili di vita

Questo è uno dei più importanti requisiti dell’au pair: non dimenticare mai che sei tu che vai a vivere a casa di una famiglia, sei tu che hai scelto di stravolgerti la vita, anche se solo per un breve periodo di tempo. Per la famiglia tu sarai un cambiamento, certo; ma tutto il resto sarà rimasto uguale: stile di vita, abitudini, routine, orari, modi di mangiare e di trascorrere il tempo…saranno sempre gli stessi! Per te, invece, cambierà tutto e sarà fondamentale che tu ti adatti allo stile di vita della famiglia. Non potrai pretendere di cenare alle 9 se qua si cena alle 6 (true story), né di guardare film di paura tutte le sere se c’è una sola tv in casa e loro neanche se lo sognano. Non potrai imporre le tue abitudini a tutta la famiglia perché, semplicemente, non sarebbe giusto. Questo è un requisito ma anche uno dei premi più grandi con cui questo lavoro ti ricompenserà: una volta che avrai imparato a piegare i panni, sistemare i giochi, cucinare le verdure, cenare a un certo orario, e fare tutte le piccole cose esattamente come le fanno loro e (quasi sempre) all’opposto di come le facevi tu…la tua mente sarà inconsciamente più aperta e tu avrai imparato che nel mondo esistono miliardi di modi di fare anche le più piccole cose del quotidiano. Questo è importante: lamentati in privato e/o suggerisci i tuoi modi se necessario ma, tendenzialmente, adattati!!! A volte ti verrà da strozzare qualcuno o semplicemente da spaccare il muro a pugni, ma…adattati 🙂

requisiti dell'au pair

5. Devi possedere un minimo di conoscenza della lingua del Paese ospitante

Per me, questo è uno dei requisiti dell’au pair che più sono importanti per svolgere bene questo lavoro. Non so come facciano quelle persone che lavorano come au pair nei Paesi anglosassoni senza parlare una parola di inglese (e lo stesso discorso vale, ovviamente, per qualsiasi destinazione). È ovvio che ci si arrangia sempre, si trova sempre un modo per comunicare o per capire (noi italiani, poi, con i gesti siamo espertissimi); il problema è che qui si sta lavorando e saper comunicare un minimo è fondamentale. Prima di partire, quindi, assicurati almeno di sapere come parlare di quelle cose che ritorneranno spesso nel corso del tuo lavoro ma, soprattutto, impara come comunicare in caso di emergenza: se tu o i bambini di cui ti occupi vi trovate in una situazione d’emergenza, non riuscire a comunicarla in modo chiaro potrebbe essere fatale.

Se non sai la lingua…impegnati! Servono tanto impegno e tanta volontà: segnati le parole che escono fuori man mano, fatti aiutare dai bambini (che saranno sempre contenti di farlo), buttati senza paura di sbagliare, non vergognarti a chiedere chiarimenti su chiarimenti fino a che non avrai capito bene quel che devi fare. Sfrutta al massimo quest’opportunità!

requisiti dell'au pair

6. Devi possedere un minimo di conoscenza su come gestire una casa

Non sei mai stato troppo lontano da mamma e babbo? Non hai mai fatto una lavatrice, un uovo sodo, una lavastoviglie? Non hai idea di come si rifaccia un letto? La parola “stirare” ti fa venire il batticuore? Tagliare una mela o preparare il pranzo al sacco dei bambini ti sembrano mansioni inarrivabili?

Ecco…forse questo lavoro non fa per te!

Io non sono la maga della casa (AHAHAHAH no. Direi di no), ma spesso mi ritrovo da sola a dover gestire, organizzare e tenere in ordine una casa e una cena per 5 persone. Insomma, quello che tutte le mamme del mondo (o quasi) fanno ogni giorno! Io però non ho una famiglia mia a cui badare, e all’inizio non è stato facile; si impara tutto, come sempre…ma bisogna partire con un minimo di “conoscenza di come gira il mondo” (concetto che piace tanto al mio babbo). Perché conosco persone che hanno preso due lauree con lode ma poi non hanno idea di dove siano gli utensili nella cucina di casa loro perché ha sempre cucinato la mamma…ecco, in quel caso anche no. Continua pure a stare a casa tua, oppure…datti una mossa 🙂

requisiti dell'au pair

7. Devi essere una persona responsabile e matura

Sì, perché questo lavoro ti sembrerà anche una cavolata, ma in realtà è una cosa seria. Tra i requisiti dell’au pair, questo è quello che non va sottovalutato: per la maggior parte del tempo, uno o più bambini sono sotto la tua completa responsabilità, e questa è una delle cose più serie che ti possano capitare di fare nella vita. Essere allegri, divertenti e un po’ scemi coi bambini è bello, ma una responsabilità e maturità di fondo non devono mai mancare per evitare danni e problemi. Non dimenticarlo: il benessere del bambino che accudisci è prezioso e deve essere la tua prerogativa.

(Anche se devo ammetterlo, ero immersa nella lettura di un libro l’ultima volta che Aurora è caduta a un albero. Ma tutto bene, è ancora viva e vegeta!!)

requisiti dell'au pair

8. Devi essere indipendente, organizzato e avere un minimo di senso dell’iniziativa

Questo punto racchiude l’anima di tutti i requisiti dell’au pair e…ti dimostra come io non sia proprio l’au pair perfetta. Perché sono indipendente, ma anche troppo!! E perché sono veramente poco organizzata, di contro. E perché il mio senso dell’iniziativa, soprattutto quando si parla di bambini, rasenta il sottozero. Quindi, in poche parole…non essere come me!

Non ho tutti i requisiti dell’au pair perfetta…

Però è anche vero che proprio grazie a questo lavoro ho imparato a smussare alcuni angoli del mio carattere e a far sbocciare altre qualità che non credevo di avere.

Adesso, non posso dire che questo lavoro mi abbia cambiato la vita, ma di sicuro a oggi mi sento un pochino meno permalosa e un pochino più aperta mentalmente di prima. Ho più iniziativa (anche se sarebbe meglio di no perché ogni volta che scelgo A la risposta giusta era B e viceversa) e ho iniziato a capire cosa significa organizzarsi la giornata per essere più produttivi. Ho imparato a cucinare, e passare l’aspirapolvere è un’attività che odio ancora con tutto il cuore, ma un pochino meno di prima. Riesco a pulire 3 bagni in 15 minuti e a parcheggiare nei loculi più minuscoli della via davanti alla scuola. Faccio una spesa intelligente e parlo fluentemente con cassieri, receptionist e istruttori di nuoto. Soprattutto, penso ancora che i bambini siano belli solo quando dormono, ma…beh, dai, a volte non sono così male!

requisiti dell'au pair

Quindi insomma…mica male per un lavoro da colf!*


[Tweet “I requisiti dell’au pair da manuale…secondo me! “]

Tu hai mai provato questo lavoro? Cosa ne pensi? Credi che avresti tutti i requisiti dell’au pair perfetto? Raccontamelo nei commenti! 🙂

*Riferimento a una battutina da parte di una persona che conosco che, ai tempi, ha minimizzato la mia partenza per la Nuova Zelanda dicendomi: “Ah, quindi insomma…vai a fare la colf”. Questa cosa mi è rimasta impressa. Soprattutto, mi chiedo quante cose stia imparando più di me ogni giorno seduta alla sua scrivania nel paesino di provincia…
Giudicare senza sapere è il male più grande del mondo, e chi viaggia lo sa.
Fine dello sfogo 🙂

 

 

Le gif di questo post sono tratte da Internet.

Comments:

  • Fran

    Cioè quindi tu non sei organizzata??? Quindi le liste sono solo un mio vago ricordo non reale? È questo che mi stai dicendo?!??
    In ogni caso io condivido con i tuoi punti e anche col fatto che non serve averli proprio tutti in partenza per poter sopravvivere.
    Non te la prendere se devi mangiare da sola tutti i giorni, se il bimbo critica la tua pronuncia anche quando non capisci cosa ci sia di sbagliato e se ti dice frasi poco carine come “vattene!” solo perché si è svegliato di cattivo umore..
    Io direi anche “cerca di vedere il lato positivo dell’esperienza, anche quando vorresti solo uscire dalla porta e non rientrare più”. Perché per 8mila momenti terribili – nel peggiore dei casi eh – ce ne sarà almeno uno che per un paio di minuti ti farà dimenticare il resto e ti farà essere felice di essere lì. E quel momento, è la ragione del tuo viaggio e della tua esperienza.

    reply...
    • Valerio

      Ciao Agnese, sono in ritardo per questo post ma meglio tardi che mai.
      Io sono un ragazzo e sono stato appena contattato da una famiglia irlandese. Mi hanno chiesto di fare un video su whatsapp… Sembrano davvero molto interessati a me 🙂
      Il mio intento è quello di imparare bene l”inglese per poter poi viverci… Sperando che vada tutto per il meglio.
      Comunque questo articolo è davvero molto interessante.
      La cosa che in parte mi preoccupa è l’aver appena letto su internet che in Irlanda non valgono piu le regole europee degli Au Pair ma si lavora come se fossi un dipendente di quella famiglia… Comunque su questo cercherò di informarmi meglio.

      reply...
  • Forse te l’ho già detto una volta, ma te lo ripeto: penso che tu sia davvero una persona molto coraggiosa, non solo per esserti trasferita letteralmente dall’altra parte del mondo, ma soprattutto per aver intrapreso un lavoro che richiede tantissima pazienza. Da prenderlo a calci quello che ti ha detto che fai la colf: forse non ha idea di cosa voglia dire assumersi la responsabilità del bambino di altre persone, di andare a vivere a casa di sconosciuti, di doversi adattare alle regole di un’altra famiglia. Per punizione quella persona dovrebbe passare una settimana insieme ad Aurora 😉
    Grande Agnese, ti ammiro tantissimo!

    reply...
  • A me non è mai passato per la testa di assimilare l’au pair al lavoro (per altro rispettabilissimo) della colf! Se c’è una cosa da minimizzare è solo quella persona Agnese per cui non ne parlare proprio più! 😉
    Sei una persona con le spalle larghe, che ha fatto una scelta di vita incredibile e che dovrà inserire la voce “Ho sopportato Aurora” nel curriculum! 😛
    Un grande abbraccio Agnese e se non ci sentiamo ti anticipo ora tanti cari auguri di Buone Feste!

    reply...
  • Ma che bel post Agnese, ti leggo sempre nella tua nuova “casa” ed è una continua scoperta.. di luoghi, paesaggi, stili di vita.. e credo che qui tu abbia riassunto alla perfezione ciò che serve per integrarsi in una nuova realtà e soprattutto in una nuova famiglia. Che dire, continua così che secondo me vai alla grande!! Alla faccia degli invidiosi 😉
    Un abbraccio

    reply...
  • Riguardo la lingua, quando ho curiosato tra i siti per au pair in Finlandia dicevano che la persona doveva avere già una base di finlandese dimostrando che stava studiando la lingua, e che una volta accettata avrebbe seguito anche un corso di lingua locale durante l’esperienza (oltre a badare a famiglia e casa). Mi pare di capire che a te non è stato richiesto niente di simile! D: Probabilmente cambia da sito a sito, o da Paese a Paese…

    reply...
      • Devo dire che, se mai mi venisse in mente di partire per farlo davvero, un corso non mi farebbe schifo 🙂 però non conoscevo questa differenza, quindi grazie!

        reply...
  • Ciao Agnese! Non ho resistito e quando ho visto il post su instagram sono dovuta correre a leggere 😉 i tuoi articoli mi piacciono tantissimo, hai un modo di scrivere così scorrevole e confidenziale…e poi qui ci si appassiona e si sogna anche un po’ tramite i tuoi racconti. Mi sarebbe tanto piaciuto fare un’esperienza di questo tipo, così come mi sarebbe piaciuto fare l’Erasmus ma vabé la vita non va sempre come vorremmo. Viaggiare è bellissimo e i viaggi nella mia vita non mancano, per fortuna. Però vivere anche solo per qualche mese in un altro paese è una di quelle esperienze che secondo me è da fare nella vita!!! detto tutto cio’ tanti complimenti perché muoversi, partire, fare, tentare, inseguire i propri sogni, voler scoprire il mondo…è tutto ok!!! Chi critica o prova a smontare gli altri, è una persona che non sa nemmeno pensare di sognare!!! Un abbraccio!!!

    reply...
      • Che bello trovarsi e soprattutto trovarsi simili anche a millemila chilometri di distanza!!! Esatto la vita capita e tante cose possiamo farle capitare anche noi e quello che conta alla fine è aver vissuto delle esperienze che ci hanno arricchito anche se non avremmo mai pensato di poter fare quella determinata cosa!!! Per quello che può valere…daje tutta!!! E dato che manca poco e poi non sono mai troppi 😉 tanti auguri di buone feste!!! (son curiosa di sapere del Natale e Capodanno neozelandese)

        reply...
  • Io non potrei mai farlo perché non riesco a convivere con altre persone ma può essere un’ottima occasione per approfondire una lingua e conoscere altre culture.

    reply...
  • Sinceramente non so se avrei potuto farlo. La convivenza con un’altra famiglia mi spaventa (ho avuto coinquilini per 6 anni, ma un conto è vivere con altri studenti, un altro con una famiglia con bambini) e poi, a dirla tutta, io con i bambini non ho pazienza (ehm, mio figlio ha un anno e mezzo, ma facciamo finta di niente…). Però senz’altro mi sembra un’ottima opportunità per imparare e viaggiare, brava te che ci sei riuscita!

    reply...
  • Avedo esperienza da baby sitter, in parte posso capire ciò di cui scrivi. Il mio problema è che più di qualche ora proprio non ho pazienza con i bambini, inoltre sono spesso i genitori il problema maggiore perchè è colpa loro se i figli sono maleducati. Sei davvero coraggiosa!! 😀

    reply...
  • Sicuramente Agnese, mi hai fatto fare quattro risate e credo che principalmente serva molta flessibilità come in ogni lavoro a contatto col pubblico (quasi tutti) e devo dire che secondo me te la cavi alla grande!

    reply...
  • Condivido alla grande tutti i punti! Certo non dev’essere facile. Se per caso ti capita una famiglia che magari all’inizio sembrava carinissima e con il tempo ti rendi conto che non puoi andarci d’accordo?

    reply...
  • Coraggiosa Agnese e bravissima perché sei riuscita ad adattarti ad abitudini completamente diverse da quelle a cui eri abituata, nuovi ritmi, persone che non conoscevi. In parte ti capisco dato che per anni go fatto la baby-sitter ai figli di una contessa (non ti dico quanto erano viziati…) e sono andata persino in ferie con loro. Sei tu che ti inserisci in una famiglia con le sue regole, quindi sei tu che devi modellarti su di loro.
    Bel post! Ah, chi ti ha definita colf, persona dalla mente chiusa sul suo piccolo angolo di mondo, povera di esperienze. E non solo…
    L’au pair è un’esperienza meravigliosa che avrei vissuto anche io, se solo alcune cose all’epoca sarebbero andate diversamente… ☺

    reply...
      • Agnese… viziati è dir poco. Ma la cosa importante è che sono sopravvissuta e ne ho anche un bel ricordo!

        reply...
  • Mi piace molto il tuo articolo. Una mia amica all’età di 21 anni è andata per un anno in Olanda a fare la ragazza alla pari in una famiglia con 4 figli e non conosceva nemmeno olandese, non le piacevano troppi i bimbi e non era nemmeno molto ordinata ;). E’ sopravvissuta, ma ancora oggi dice che è stato duroooo.

    reply...
  • “Riesco a pulire 3 bagni in 15 minuti e a parcheggiare nei loculi più minuscoli della via davanti alla scuola”.
    Beh.. io sono mamma, ma tu sei avanti! Quasi quasi vieni a fare la ragazza alla pari da me!!! Ti ospito in qualunque luogo decida di trasferirmi!!! : D

    reply...
  • Non ho mai fatto questo lavoro e devo dire che hai perfettamente ritratto la perfetta ragazza Au Pair. Non deve essere semplice come si potrebbe pensare, ma sicuramente è un’esperienza formativa che da modo di conoscere in modo approfondito la cultura del paese ospitante.

    reply...
  • Ahahah l’ultima battuta/riferimento è meravigliosa. C’è molta differenza direi e soprattutto ci vuole tanto coraggio per andare in un paese straniero e cercare di apprendere il più possibile invece di rimanere a casa a girarsi i pollici. Detto ciò mi hai fatto morire dal ridere e aperto gli occhi su un settore che – ammetto – non conoscevo.

    reply...
  • Ho letto con grande interesse questo post. Complimenti per il coraggio di partire per quest’avventura di ragazza alla pari, raggiungendo luoghi davvero lontani! Hai ragione tu, ti aprirà moltissimo la mente!

    reply...
  • Travel and Marvel Martina

    Ciao Agnese, ti ammiro, ti ammiro molto. (forse anche un po’ ti invidio) non è facile prendere il coraggio di lasciare “la nostra vita” e routine in Italia per qualcosa di nuovo dall’altra parte del mondo. L’adrenalina del viaggio, della scoperta e della novità svanisce presto se non siamo animate da qualcos’altro dentro. La tua curiosità, la tua determinazione, la tua mente aperte e la voglia di scoprire sempre nuovi posti, nuove culture e di non fermarti ti porterà lontano. Stai facendo una buona palestra di vita! A presto. Martina

    reply...
  • Valerio

    Ciao Agnese, io sono un ragazzo di 26 anni che ha deciso di fare l’Au Pair in Irlanda… Da poco mi sto sentendo con una famiglia irlandese che mi ha scritto di sua iniziativa. Mi hanno chiesto una videochiamata su whatsapp, anche se credo sia meglio Skype… Per me è la prima volta e quindi non sono esperto. Se tutto andrà bene non rifiuterò affatto. Il ragazzino da curare è uno solo e ha 12 anni e abitano sotto Dublino… Proprio il posto dove vorrei andare, vicino al Mare 🙂 comunque bell’articolo

    reply...
  • Valerio

    Ciao Agnese ho avuto la videochiamata con la Host Mom e tutto sommato non è andata male ma alla fine lei mi ha scritto giustificandosi che il mio inglese non era proprio come lo voleva per il figlio. Per il resto avevo tutti i requisiti ma è andata male. Sto cercando/aspettando nuove famiglie e nuovi profili irlandesi. Nel frattempo ripasso inglese e ho avuto dei colloqui di lavoro e sono in attesa di risposta. Se nel frattempo riesco ad avere un lavoro decente non sarebbe male in attesa della famiglia giusta.

    reply...

post a comment