Il libro di Marlo Morgan, … E venne chiamata due cuori, mi ha insegnato tantissime cose sul cuore dell’Australia e su me stessa. Tutte cose che qui vorrei condividere con te!

E venne chiamata due cuori

“Il motivo che ti ha portata in questo continente è il destino. Prima della nascita hai concordato di incontrare un altro essere umano e lavorare con lui per il bene reciproco. L’accordo era che non vi sareste incontrati prima che fossero trascorsi almeno cinquant’anni. Ora è arrivato il momento. Saprai chi è questa persona perché entrambi siete nati nello stesso giorno e le vostre anime si riconosceranno. Il patto è stato stretto al livello più elevato del tuo essere eterno.”

Te lo dico subito per evitare dubbi: non sono una sognatrice, una che fa meditazione (purtroppo) o tantomeno un’appassionata di new age. Sono una persona riflessiva ma pratica, che ama stare coi piedi per terra. Ma sono anche una persona che riconosce nei libri, in quelle piccole parole nere stampate sui fogli bianchi, la potenza di un concetto, il significato di parole che sono piene per coloro che hanno voglia di comprenderle. È per questo, quindi, e non per una mia qualche passione spirituale, che mi sono innamorata di … E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan.

E venne chiamata due cuori

Un libro che ha venduto milioni di copie e che, poi, è stato sottoposto a mille controversie, a paradossi e ritrattazioni. Alla fine non sappiamo – e forse nessuno lo saprà mai – se questo viaggio Marlo l’abbia veramente fatto; se davvero sia stata “rapita” dalla Vera Gente e abbia compiuto, scalza e senza alcun bene materiale, un viaggio di quattro mesi nel caldo soffocante, nei pericoli e nei dubbi del grande Outback australiano. A me non interessa capire se questa sia una storia vera o un romanzo, se le descrizioni che tratteggia degli aborigeni siano vere o meno (anche se vorrei tanto che lo fossero); l’importante è quello che questo libro mi ha insegnato.

E venne chiamata due cuori

E venne chiamata due cuori

Australia: un viaggio reale, un viaggio spirituale

Ma a riempirmi d’eccitazione era soprattutto l’Australia. […] A un qualche misterioso livello, la mia era una ricerca che avevo sempre sognato di condurre a termine. Ero una donna sicura di sé, colta, autosufficiente, e per quanto ricordavo avevo sempre provato una sorta di bramosia nel mio animo, uno struggimento nel mio cuore, per visitare quella terra all’estremità del globo.

Forse … E venne chiamata due cuori mi ha colpito particolarmente perché, da sempre, sento con l’Australia un legame speciale. La considero un po’ la terra dell’anima, semplicemente perché il mio cuore fa un piccolo balzo ogni volta che se ne pronuncia il nome. Conosco la sua storia, a volte difficile; conosco la terra arancione del suo deserto, e conosco bene quella sensazione di magia che si prova nel mezzo del suo niente. Non credo al magico e all’occulto, ma credo che certi luoghi del mondo abbiano nell’aria certe vibrazioni che sono percepite solo da alcune persone, solo da quelle che sono nate per sentirle. Magari tu le senti in un altro luogo del mondo… io le sento proprio lì, nel cuore dell’Australia.

Il motivo che ti ha portata in questo continente è il destino: forse, in qualche modo, anche quel mappamondo che me l’ha fatta conoscere era destino. Anche quell’aereo che mi ci ha portato la prima volta era destino! E spero che prima o poi anche tu possa provare una sensazione così potente e totalizzante, la sensazione di comunione totale di quando si scopre il proprio luogo nel mondo.

E venne chiamata due cuori

… E venne chiamata due cuori: un viaggio nel libro

Marlo si trova in Australia e, un giorno, viene invitata da una tribù aborigena a una cerimonia svolta in suo onore. Fasciata nel suo tailleur nuovo aspetta il suo accompagnatore, ma quello che l’attende sarà incredibilmente diverso rispetto alla semplice consegna di un premio. La donna si troverà a spogliarsi di tutto, a restare nuda – fisicamente e psicologicamente – di fronte alla Vera Gente che alla fine, nel corso di quei mesi insieme, diventerà per lei una famiglia spirituale.

Solo in retrospettiva compresi appieno la simbologia espressa attraverso l’eliminazione di quei preziosi e – ai miei occhi – indispensabili gioielli. Ma all’epoca dovevo ancora imparare che per quella gente il tempo non aveva assolutamente nulla a che fare con le ore segnate sul quadrante dell’orologio d’oro e brillanti che era appena stato definitivamente donato alla terra.

All’inizio, per Marlo – e anche per me che leggo – ogni cosa sembra incredibile; ogni cosa che per la Vera Gente è invece assolutamente naturale.

Ooota fu l’ultimo ad allontanarsi, e aveva già percorso parecchi metri quando si voltò per dirmi: “Vieni. Ora ce ne andiamo”.
“Dove?” domandai.
“Nella foresta.”
“Ma dove siete diretti?”
“Attraverso l’Australia.”
“Fantastico! E quanto tempo ci vorrà?”
“Più o meno tre intere lune.”
“Sarebbe a dire che camminerete per tre mesi?”
“Sì, tre mesi, giorno più, giorno meno.”

Ma Ooota, l’unico membro della tribù capace di parlare la sua lingua, l’aiuterà a fare sua la naturalezza di ogni cosa che sia destino.

Ooota sorrise, “È tutto a posto. Ciascuno conoscerà chi è necessario che conosca. La mia gente ha udito il tuo grido d’aiuto. Se qualcuno della tribù avesse votato contro di te, questo viaggio non sarebbe stato intrapreso. Sei stata esaminata e accettata, onore supremo che però io non posso spiegarti. Ma è un’esperienza che devi vivere, la cosa più importante che potrai fare in questa vita: perciò sei nata! La divina interezza si è messa all’opera; questo è il tuo messaggio e io non posso dirti di più. Vieni. Seguici.”

E venne chiamata due cuori

Consapevolezze in terra australiana

L’Australia è il continente più piatto e arido del mondo. Le montagne che si ergono a ridosso delle coste fanno sì che buona parte delle precipitazioni si spostino in direzione del mare, lasciando il novanta per cento del paese in condizioni semidesertiche. È possibile percorrere in aereo gli oltre tremila chilometri che separano Sydney da Perth senza vedere insediamenti urbani.

È nel contesto luccicante e durissimo del deserto australiano che Marlo, a un certo punto, si lascia andare. Forse è così che succede: ci si lascia andare solo quando non si ha più niente a cui attaccarsi, solo quando nessuna àncora può più tenerci ben piantati per terra. Piano piano, Marlo si rende conto di quel senso di magia e sacralità che possiede queste terre.

Nel mio intimo mi sentivo grata per aver appreso qualcosa di più sul modo in cui vivono gli altri. Cominciavo a capire che non è solo sangue quello che attraversa il cuore degli uomini. Chiusi gli occhi e inviai un grazie silenzioso alla Potenza che mi sovrastava.
All’altro capo dell’accampamento qualcuno disse qualcosa che subito venne ripresa da chi gli stava accanto e poi ancora e ancora. Ciascuno ripeteva la stessa frase, che si incrociava sopra le figure sdraiate e finalmente arrivò a Ooota, che dormiva non lontano da me. Lui si girò a disse: “Non c’è di che, è stata una buona giornata.”

A volte capita anche a me, mentre sono in viaggio, di sorridere da sola e di sussurrare nella mia mente un grazie che non va a nessuno in particolare. Mi capita quando vedo qualcosa di meraviglioso, quando uno scorcio quasi mi commuove, quando mi passa per la testa un’emozione che non mi aspettavo. Il deserto australiano è dove questa cosa mi è capitata un sacco di volte!

E venne chiamata due cuori

La descrizione della tribù della Vera Gente

Ecco, come dicevo io non lo so se questa tribù esista veramente o no, se Marlo abbia conosciuto gente così, se si sia inventata tutto o solo qualcosina. Ma quanto vorrei che nel mondo esistesse davvero qualcuno così! Qualcuno che “ci salvi” con l’amore per la natura, con il rispetto di tutte le forme viventi, con la gratitudine per il semplice esistere.

La tribù incomincia sempre la giornata ringraziando il Tutto per la luce, per se stessi, per gli amici e per il mondo. Talvolta fanno richieste specifiche, ma sempre accompagnate dalla frase: “Se è per il mio bene e per il bene di tutte le forme di vita che mi circondano.” […] La tribù non aveva provviste, non seminava né mieteva. Semplicemente, percorreva l’incandescente Outback australiano, sicura che ogni giorno l’universo avrebbe generosamente dispensato i suoi doni. E l’universo non la deludeva mai.

Con la capacità di ascoltare l’intuito per quello che è: un messaggio che arriva non si sa da dove ma che, forse, vale sempre la pena di essere ascoltato. Con la capacità di ascoltare i suoni della terra, di riconoscere le impronte nella sabbia, di percepire ciò che sembra non esistere.

I membri della tribù erano sorprendentemente ricettivi a ciò che definivano la canzone o i taciti suoni della terra. Percepivano segnali precisi inviati dall’ambiente, sapevano decifrarli e quindi agire di conseguenza, quasi avessero sviluppato una sorta di celestiale ricevitore attraverso il quale venivano convogliati i messaggi dell’universo.

E venne chiamata due cuori

In … E venne chiamata due cuori, Marlo non attacca mai frontalmente i “mutanti”, ovvero il resto degli esseri umani, fuori da questa tribù, di cui anche lei naturalmente fa (ancora) parte. Però in alcuni passi del libro si legge una velata insofferenza verso i ritmi del nostro mondo, della nostra società.

Avevo passato la vita assillata dalla necessità di garantirmi un lavoro sicuro, di premunirmi contro l’inflazione, di acquistare beni immobili e risparmiare in vista della pensione. Ma qui la nostra unica sicurezza era l’immutabile ciclo del sole che sorgeva al mattino e tramontava la sera.

Un’insofferenza che è in contrasto con la serenità d’animo degli aborigeni che Marlo descrive:

Gli aborigeni sostengono di aver vissuto qui da sempre e gli scienziati sanno che abitano l’Australia da almeno cinquantamila anni. È davvero sorprendente che dopo cinquantamila anni la Vera Gente non abbia distrutto le foreste, inquinato i corsi d’acqua, messo in pericolo alcuna specie vivente e causato alcuna contaminazione, senza mai restare a corto di cibo e riparo. Hanno riso molto e pianto pochissimo. Vivono un’esistenza lunga, produttiva e sana, e l’abbandonano pieni di fiducia.

E venne chiamata due cuori

Aborigeni a parte, anche l’Australia non è certo immune da questa insofferenza, ci mancherebbe. Le comodità della vita stuzzicano tutti, le preoccupazioni del quotidiano non risparmiano nessuno. Eppure, pur con i suoi problemi molto pratici e terreni, è stato proprio in Australia che ho sentito, per la prima e l’ultima volta in vita mia, la libertà totale. Una sensazione purissima e luminosa, che non so spiegare a parole e che forse, un po’ come un orgasmo, uno riconosce solo quando gli capita. Sola, con una maglietta sudata e gli occhi pieni di polvere, in mezzo a una strada infinita e troppo dritta di un deserto australiano, ho sentito la libertà, ho sentito la felicità. Per questo non potrei mai smettere di essere grata all’Australia.

E venne chiamata due cuori

Ciò che ho capito da … E venne chiamata due cuori

Dal libro di Marlo Morgan, … E venne chiamata due cuori, ho prima di tutto tirato fuori di me un sacco di emozioni senza nome che provo per questo Paese, e che sono finalmente riuscita a riconoscere. E poi ho imparato principalmente tre cose:

1. A volte arrendersi è la chiave

Un po’ come ci racconta la mindfulness, forse è proprio quando decidiamo di accettare un’emozione sgradevole che lei smette di esserlo così tanto e diventa, semplicemente, ciò che è. Anche io ho lottato con le mosche di un’estate impossibile nel deserto australiano e, quando ho letto questa parte, ho sorriso.

“Gli esseri umani non potrebbero esistere se tutto ciò che è sgradevole venisse eliminato invece di essere compreso. Quando arrivano le mosche, noi ci arrendiamo. Forse ora anche tu sei pronta per fare lo stesso.” […] Dunque era vero; in certe circostanze la resa era la risposta giusta. Mi chiesi quante altre cose in passato avessi recepito come negative o difficili, invece di mettermi alla ricerca del loro autentico scopo.

Non è così semplice arrendersi alle mosche; ma se le mosche fossero solo una metafora di quei pensieri d’ansia, insicurezza, rabbia e tristezza che ci assalgono qualche volta? Se solo li lasciassimo fluire senza cercare di combattere, forse non farebbero più così tanta paura.

E venne chiamata due cuori

2. Il cambiamento è vita.

La vita è una costante mutazione. Difficilmente tollero chi si giustifica con un “ho sempre fatto così e continuerò a farlo”: non siamo essere inanimati e possiamo, dobbiamo cambiare forma, aspetto, opinioni, idee, abitudini. Credo sia vero sempre: solo gli stupidi non cambiano mai idea.

Anche la muta dei serpenti è molto istruttiva. Un individuo ha fatto della sua vita un uso ben cattivo se ciò che crede all’età di sette anni è ancora ciò che sente a trentasette. È necessario liberarsi delle vecchie idee, delle vecchie abitudini e delle vecchie opinioni, a volte anche dei vecchi compagni. Spesso è molto difficile per un uomo lasciar andare qualcosa che gli appartiene, ma il serpente non è da considerarsi migliore o peggiore solo perché si libera della vecchia pelle. Compie semplicemente un’azione necessaria. Solo liberandosi delle cose vecchie si fa spazio alle nuove […].

E venne chiamata due cuori

3. Non basta respirare per potersi definire vivi

A questa cosa non avevo mai pensato. Forse, ora che ci rifletto, è un po’ come quando si dice che ogni giorno senza un sorriso è un giorno perso? Non lo so, ma se ci mettessimo sempre in testa che respirare non vuol dire niente, e che invece contano di più quei momenti di serenità, felicità e coraggio per poter dire di esistere, di vivere… forse tanti giorni non sarebbero così difficili!

 In base alla filosofia di questa tribù, la vita e il processo del vivere sono in continua evoluzione. Parlano infatti di tempo vivo e non-vivo. Una persona è non-viva quando è adirata, triste, quando è addolorata per se stessa oppure ha paura. Non basta respirare per potersi definire vivi; quello è solo un modo per comunicare agli altri che il nostro corpo non è ancora pronto per la sepoltura! Non tutte le persone che respirano sono vive. È giusto mettere alla prova le emozioni negative, ma certo esse non costituiscono un luogo dove sia saggio restare.

Pensieri finali

… E venne chiamata due cuori è uno di quei libri brevi che, volendo, si leggerebbero in poche ore. Io non ci sono riuscita perché questo libro ha strappato pezzi di me e ho dovuto digerire tutto con calma. Ha riportato a galla un sacco di bei momenti, di riflessioni, di sofferenze. Mi ha fatto piangere, poi sorridere, poi piangere di gioia. Non so dirti se tutto questo sia stato dovuto al legame che sento di avere con questa terra, per cui mi farai sapere com’è stato per te. Credo che in ogni caso, che sia realtà o finzione, che in “certe cose” ci si creda o meno, sia un libro interessante da leggere per chiunque voglia farsi un’idea del cuore rosso dell’Australia. Probabilmente verrà voglia anche a te di partire all’istante per capire se qualcosa di magico, in fondo, c’è oppure no.

E venne chiamata due cuori


INFO SUL LIBRO

Titolo… E venne chiamata due cuori (titolo originale: Mutant Message Down Under)
Autrice: Marlo Morgan
Traduzione: Maria Barbara Piccioli
Editore: BUR Rizzoli
Anno di pubblicazione: 1991
Luoghi toccati: l’Outback australiano (ovvero la zona desertica), senza alcun riferimento a luoghi ben precisi.
Lo consiglierei a: chi cerca risposte e ha voglia di provare a trovarle in un libro. Chi vuole entrare in contatto con la terra dell’Outback australiano.
Non lo consiglierei a: chi è fin troppo coi piedi per terra e non può neanche farsi venire il beneficio del dubbio sull’esistenza o meno di un po’ di magia a questo mondo.


Hai mai letto … E venne chiamata due cuori? Cosa ne pensi? Anche a te è capitato di sentirti così trascinato da un libro? Anche tu senti di avere un legame particolare con un qualche luogo nel mondo? Raccontamelo con un commento! 🙂