Un libro sui cimiteri, sulla morte, sulle tradizioni funebri; ma anche sugli aneddoti divertenti, sull’ironia, su chi resta in vita. Eccolo, il leggerissimo Cemetery Safari di Claudia Vannucci.

Cemetery Safari di Claudia Vannucci

Claudia Vannucci è una guida turistica di Firenze, nonché una travel blogger che ogni tanto seguo, ma che non conosco di persona. Quando Claudia mi ha contattato per chiedermi se volessi leggere il suo libro, non sono rimasta particolarmente sorpresa: nel suo blog, Viaggi verde acido, c’è da tempo una rubrica chiamata proprio Cemetery Safari. Una rubrica per parlare dei cimiteri nel mondo, per raccontarne la visita, gli aspetti culturali e umani. Conoscevo quella rubrica e mi ha fatto piacere che Claudia fosse riuscita ad ampliarla in un libro vero e proprio.

No, quindi, non ero sorpresa. Ero più che altro curiosa: come si fa a rendere appetibile un libro sui cimiteri? Come avrà affrontato l’argomento? Di quali personaggi parlerà? Le persone saranno invogliate a leggere un libro sui morti quando, in realtà, si avrebbe sempre più bisogno di un po’ di leggerezza?

I morti non sono mai stati così divertenti

La lettura di Cemetery Safari di Claudia Vannucci ha risposto a tutte le mie domande e mi ha tolto qualsiasi dubbio, soprattutto in merito a quel discorso sulla leggerezza. Il libro di Claudia, infatti, parla di cimiteri ma è tutt’altro che triste e lugubre. È, invece, un libro molto scorrevole e molto piacevole da leggere, dove le ambientazioni dei cimiteri si mescolano ad aneddoti spesso divertenti, a volte quasi incredibili; a personaggi, famosi e meno famosi, che in morte hanno ricevuto sepolture degne di essere raccontate; di persone, quelle che restano sulla Terra, che a volte si comportano in modo strano; di riflessioni personali, basate sulle passioni di Claudia, sulla sua storia e sui suoi ricordi.

Cimitero Ebraico di Praga

Il sottotitolo del libro è proprio quello: “i morti non sono mai stati così divertenti”. Il problema inverso a un libro troppo triste sarebbe stato quello di scrivere in modo caricaturale ed esagerato per rendere questi morti divertenti a tutti i costi… E invece no: nell’ironia, nella leggerezza e nei racconti spassosi di Claudia traspaiono sempre il rispetto nei confronti di tutte le storie dei defunti e dei loro cari che ha incontrato; il tatto e la discrezione di una persona che ha trasformato in una missione quella di “visitare i cimiteri del mondo, scoprire culture e identità locali attraverso essi, raccontare le storie delle persone che vi riposano, mettere in luce la loro bellezza”.

Riscoprire i cimiteri come luogo di memoria e bellezza

Non sono certo appassionata ed esperta come Claudia; ma anche a me, quando possibile, piace visitare i cimiteri più particolari quando sono in viaggio. Ce ne sono alcuni che sono vere e proprie attrazioni turistiche, altri che sono più “di nicchia”. Ho davvero amato quello Ebraico di Praga, quello di Nizza in cima alla collina del castello, il Cimitero Acattolico di Roma, il Père-Lachaise di Parigi, per non parlare del meraviglioso Monumentale di Milano o del panoramico Waverley Cemetery di Sydney. Ma anche tutti quei piccoli cimiteri con le lapidi di pietra che si trovano sparsi in Europa, di fianco alla chiesa principale del villaggio.

Mi piace visitare i cimiteri perché è raro trovare luoghi come questi, dove la pace assoluta si armonizza alla perfezione con la bellezza artistica e scultorea delle lapidi e dei monumenti funebri. Alcune di essi, poi, sono veri e propri pezzi di storia, e contribuiscono a conoscere meglio i personaggi più famosi della città o il suo sviluppo sociale e culturale.

Tomba di Oscar Wilde al Cimitero Père-Lachaise di Parigi.

Eppure, molte persone hanno fatto una strana smorfia quando dicevo loro che stavo leggendo un libro sui cimiteri. Una smorfia che avrebbe benissimo potuto dire: “tu sei strana”. Forse il tabù della morte, almeno qui in Italia o comunque nella cultura europea, è ancora troppo forte: parlare di morti e cimiteri è una cosa triste e tetra; magari porta pure un po’ di sfiga. Io sono la prima a odiare i discorsi sulla morte perché sono fin troppo sensibile e ancora non riesco a staccarmi da questi pensieri bui; eppure Cemetery Safari di Claudia Vannucci è un libro che fa più che altro sorridere, che crea coi cimiteri e coi loro morti quasi un rapporto di parità, di amicizia, di piacevole incontro. C’è tanto da imparare, e c’è anche tanto di bello da vedere.

I cimiteri andrebbero considerati come un luogo di memoria, dove le persone che furono possono rivivere ancora nei nostri ricordi e nei nostri racconti; come un luogo di bellezza, dove rintracciare nei dettagli l’evoluzione artistica e storica del mondo; come un luogo di pace, dove riappropriarsi di un rapporto più naturale con i defunti per ricordarci che alla fine, volenti o nolenti, “prima o poi al cimitero ci finiamo tutti […]”.

Cimitero di Nizza

L’intervista a Claudia

Un libro come Cemetery Safari di Claudia Vannucci aiuta a rimettere le cose in prospettiva, a scalfire tabù e pregiudizi, a portare i cimiteri e la morte in una dimensione che dovrebbe far parte della nostra vita in modo del tutto naturale. Quando ho finito di leggere il libro, ho voluto fare qualche domanda a Claudia per capire come sia nata questa passione, come sia nato il libro, e quali siano i suoi cimiteri e aneddoti preferiti tra quelli raccontati.

Lascio la parola a Claudia!


1.     Ciao Claudia! Raccontaci brevemente chi sei e cosa fai nella vita.

Ciao Agnese! Sono Claudia, classe 1981, per lavoro faccio la guida turistica a Firenze e la travel blogger. Sono una secchiona che ama viaggiare, sempre alla ricerca del bizzarro, del curioso e dell’insolito, soprattutto nei campi della storia e dell’arte.

2.     La tua curiosità verso i cimiteri nasce da un aneddoto personale di quando eri piccola. C’entrano tuo nonno e l’Antologia di Spoon River

L’Antologia di Spoon River me l’ha regalata mio nonno quando avevo 12 anni e quel libro è stato l’inizio di una grande passione che mi ha portata a cercare i cimiteri ovunque io vada. Mi ha portata persino in quel cimitero, quello che ha ispirato a Edgar Lee Masters l’Antologia di Spoon River, e che si trova in Illinois. Quel viaggio è stato uno degli on the road più belli e scalcinati che abbia mai fatto, ma non voglio anticipare troppo perché lo racconto nel libro!

3.     Nel libro racconti di come sia stato il Cimitero Ebraico il luogo in cui hai pienamente capito che raccontare i cimiteri fosse diventata un po’ la tua missione. Come sei arrivata a questa consapevolezza?

In realtà non sono sicura di come sia successo, è una cosa che sapevo già inconsciamente, ma che è diventata consapevolezza tra le tombe della comunità ebraica di Praga: dovevo cercare e raccontare la bellezza e le storie dei cimiteri. Perché il Cimitero Ebraico è una famosa attrazione turistica, tutti vogliono visitarlo e non appare affatto strano includere quel cimitero in un itinerario di viaggio. Invece, per tutti gli altri cimiteri non (ancora) elevati a luoghi simbolo della storia e dell’identità di una città, rimane una sincera diffidenza e i più se ne tengono alla larga. Il mio scopo è suscitare lo stesso interesse che i viaggiatori hanno per il Cimitero Ebraico, verso tutti i cimiteri.

4.     Almeno in Italia, molti vedono ancora i cimiteri esclusivamente come luoghi di sepoltura e di morte. Tu, come me, ci vedi invece anche memoria, bellezza e patrimonio artistico. Cosa risponderesti a chi ti dicesse che hai scritto un libro su un argomento triste, lugubre e pesante?

Convivo da anni con l’ostilità generale verso l’argomento, e anche con la diffidenza di qualcuno verso chi come me visita abitualmente questi luoghi. Non è un problema, non pretendo di far piacere i cimiteri a tutti, del resto ognuno di noi ha gusti soggettivi e diverse soglie di tolleranza di pesantezza e tristezza. Io però ho cercato di fare un libro leggero e divertente che offrisse un punto di vista diverso sui cimiteri, che fosse di stimolo per visitarli con occhio curioso e senza pregiudizi. E quando i lettori mi dicono che dopo aver letto il mio libro hanno deciso di visitare un cimitero, la soddisfazione mi ripaga di tutta la diffidenza

5.     Se dovessi scegliere solo uno dei tanti cimiteri di cui hai parlato nel tuo libro, in quale torneresti anche domani, e perché?

Vorrei tornare a Hollywood per finire di vedere i cimiteri locali, ci sono troppe rockstar e stelle del cinema che non ho ancora omaggiato di una visita. Magari per Halloween, quando fanno la serata cinema horror al cimitero di Hollywood Forever.

6.     Qual è, invece, il cimitero nel mondo che vorresti tanto vedere ma che ancora non hai visto?

Sono tantissimi! Dai cimiteri di New Orleans legati alle tradizioni voodoo, a quello della Recoleta a Buenos Aires, fino alla tomba del mio eroe Ernest Shackleton nella lontanissima Georgia del Sud.

7.     E invece, tra tutti gli aneddoti raccontati nel libro, qual è quello che ti ha fatto più ridere o che ti ha più sorpreso? Anticipa qualcosa ai miei lettori!

Gli Stati Uniti sono una fonte infinita di bizzarrie e meraviglia. Il cimitero più curioso l’ho trovato a Chicago, si chiama Showmen’s Rest e le sue tombe sono a tema circense, con elefanti bardati a festa e cowboy acrobati. Ma negli USA ho trovato anche tombe a forma di microfono, di fisarmonica, di maratoneta e di chitarra.

8.     Come ti è venuta l’idea di scrivere il libro, e come hai organizzato il tuo lavoro?

L’idea del libro mi frullava in testa già da un po’, avevo raccolto tante storie che non trovavano spazio sul blog per vari motivi, e volevo raccontarle senza le regole imposte dalla scrittura per il web. Mi sono decisa dopo aver ricevuto alcune proposte da delle case editrici, proposte che ho rifiutato perché non si adattavano a quello che avevo in mente. Così ho scelto la strada del self publishing e ho avuto il controllo totale sul mio libro.

Per quanto riguarda la fase di scrittura ho individuato delle giornate intere da dedicarvi, perché non riesco a scrivere nei ritagli di tempo, ho bisogno di tempo per concentrarmi e poi riesco a mantenere la concentrazione a lungo. Avevo programmato di scriverlo nell’arco di una bassa stagione (circa 5-6 mesi), quando sono libera dal lavoro di guida, ma in realtà ce ne sono volute due. Quel periodo ha compreso anche l’editing, per il quale mi sono affidata a una professionista e questo ha fatto la differenza: sono stati due mesi di lavoro intenso e difficile insieme a lei, ma alla fine il mio manoscritto era decisamente migliore, aveva raggiunto il suo pieno potenziale.

9.     Qual è stata la parte più bella, e quale quella più brutta, di scrivere, pubblicare e promuovere il tuo libro?

La parte più bella è stata tenere in mano una copia per la prima volta, sfogliarla e realizzare che ce l’avevo fatta, il mio libro era uscito ed era esattamente come lo volevo io.

La parte più brutta è stato dovermi occupare personalmente di ogni singola fase e dettaglio (oltre naturalmente alla scrittura), e riuscire a rispettare i tempi che mi ero prefissata. Nell’editoria tradizionale l’autore delega alla casa editrice tutte le fasi successive alla scrittura, mentre con il self publishing è tutto a carico dell’autore. Ho delegato a dei professionisti i compiti per i quali non avevo le competenze (editing, impaginazione, illustrazione della copertina), ma ho dovuto comunque organizzare da sola tutte le fasi, coordinare i diversi professionisti con cui ho lavorato e far concordare i tempi.

10.  È tempo di salutarci! Lascia un consiglio a chi vorrebbe iniziare a visitare i cimiteri nel mondo per la prima volta… 

Il mio consiglio è di mettere da parte pregiudizi e superstizioni, e lasciarsi trasportare dalla propria curiosità!


INFO SUL LIBRO

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Titolo: Cemetery Safari
Autrice: Claudia Vannucci
Editore: auto pubblicazione
Anno di pubblicazione: 2019
Luoghi toccati: diversi Stati e città degli Stati Uniti (Illinois, Georgia, Maryland, Boston, Los Angeles, Seattle, Philadelphia, Chicago…); diverse città europee (Praga, Parigi, Valencia, Londra, Dublino…), Namibia, Filippine e Taiwan.
Lo consiglierei a: chi ha voglia di leggere qualcosa che intrattenga e che educhi allo stesso tempo; chi non si fa spaventare da qualche storia sui cimiteri ma, anzi, ne è curioso.
Non lo consiglierei a: chi sta cercando un libro di viaggio vero e proprio; Cemetery Safari di Claudia Vannucci è più una serie di mini-racconti, ognuno dei quali si sviluppa in un cimitero diverso del mondo.

Cemetery Safari di Claudia Vannucci
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