La street art può anche essere simbolo di riscatto, amicizia, casa, meraviglia. Il Castello di Zak, un luogo davvero particolare a nord di Milano, ne è la prova!

Castello di Zak

Street art: c’è chi la ama, chi la disdegna, chi ci passa davanti senza neanche accorgersi che esiste. Quando ero ragazzina, io sui muri vedevo solo graffiti; poi, crescendo, mi sono resa conto che non ci sono solo graffiti sui muri del mondo: c’è arte. Arte urbana, arte per cui non c’è nessun biglietto da pagare, arte che va scovata nei vicoli, alzando gli occhi al cielo, girando l’ennesimo angolo. Arte vera e propria. Io non sono un’esperta: non conosco gli street artist (a parte qualche nome famoso), non riconosco gli stili e le tecniche. Però riconosco la bellezza in quei colori accesi, in quelle linee a volte morbidissime, in quei soggetti che farebbero un figurone anche sulle tele dei musei più famosi del mondo e che, invece, hanno l’enorme merito di abbellire muri grigi e zone a volte degradate. Ma cosa c’entra il Castello di Zak in tutto questo?

Il Castello di Zak, per me, è un po’ la quintessenza dell’arte urbana. È un luogo speciale con una storia speciale, un luogo che ti lascia letteralmente a bocca aperta dal disorientamento, dalla sorpresa e dalla meraviglia, in quest’ordine. Anche se non si tratta di una vera e propria meta turistica, che non so se sarai in grado di visitare prima o poi, te ne voglio parlare perché in questo blog si parla cose curiose e di tutto ciò che sa causare un senso di bellezza e di stupore genuino.

Il Castello di Zakula: cos’è e dove si trova

Il Castello di Zak non è un vero e proprio castello, almeno nella forma. Lo è però nel cuore e nell’anima, specialmente per il suo unico abitante e per gli artisti che lo considerano una seconda casa. Si tratta, in realtà, di un ex complesso di fabbrica e uffici composto da cinque edifici totalmente abbandonati, alla periferia nord di Milano. Da fuori, non sembra niente più che lo scheletro di un vecchio edificio, di quelli che ce ne sono tanti sparsi per l’Italia e che passano totalmente inosservati. La vera bellezza è laggiù, appena si varca il cancello e si raggiunge l’ingresso sul retro. Piccole e grandi opere di street art cominciano a spuntare sui muri e, una volta dentro l’edificio principale, è più difficile trovare muri spogli che dipinti.

Castello di Zak

È come entrare in una vera e propria galleria d’arte, dove le forme e i colori si susseguono senza posa in un’infinità di volti e soggetti diversi. Primo piano, poi il secondo, poi la terrazza sul tetto: a ogni passo c’è un’opera nuova da scoprire, sulle pareti dei corridoi o delle stanze che si aprono ampie da tutti i lati. Una volta che sei lì e ammiri tutto questo, non può che scattarti dentro un senso di rivincita; quella di un’arte minore che riesce a sprigionare tutta la sua carica di meraviglia senza freni, e quella di un luogo di abbandono che diventa, invece, luogo di accoglienza di così tanta bellezza.

Zak, il re del castello

Non si può parlare del Castello di Zak senza parlare proprio di lui, della persona che ha dato vita a questo piccolo grande sogno. Zakaria Jemai (noto come Zak o semplicemente “lo zio”) è un uomo di circa 65 anni: cappello nero in testa, espressione inizialmente burbera che si apre facilmente in un sorriso. Zak proviene dalla Tunisia, ma ha votato gran parte della sua vita all’Italia. Dopo circa 30 anni di permanenza regolare in Italia (Zak arriva qui nel 1983), un episodio molto spiacevole lo porta a perdere tutto e diventa, improvvisamente, clandestino. Il mondo sembra crollargli addosso; ma, come succede spesso nella vita, è proprio da un crollo che non si può far altro che ripartire e provare a esaudire i propri sogni. Quello di Zak era vivere da uomo libero e circondato da arte e bellezza.

Jemai Zakaria

Qualche anno fa, mentre Zak viveva lì (clandestinamente, come ancora oggi), alcuni street artist si introdussero nell’edificio per lasciare qualche loro creazione. Fecero amicizia, Zak si interessò alla loro arte e, nel giro di poco tempo, trasformò questo luogo grigio nella galleria d’arte a cielo aperto che vediamo oggi, chiamando e accogliendo street artist provenienti dall’Italia e da tutto il mondo. A oggi, pare che solo i più “meritevoli” secondo Zak possano entrare e lasciare la propria firma sui muri; l’arte urbana è una cosa seria!

I Canemorto, Tilf, Emajons, Tenia, Giorgio Je, Riky Boy, Dott. Porka’s, Penone, Crea, Luna: sono solo alcuni dei nomi che si riconoscono dai tag, solo alcuni degli street artist che sono passati di qui e che, ogni tanto, tornano a fare visita a Zak. Si fermano qualche giorno, si raccontano storie, mangiano insieme (Zak è un ottimo cuoco), lasciano il loro segno artistico, e poi ripartono. La vita al Castello di Zak è questa: Zak può sembrare solo e solitario in questo luogo così inusuale, ma l’accoglienza e la convivialità fanno parte del suo essere.

Street artist a lavoro

Castello di Zak

Zak è anche il simbolo di quel pregiudizio che dovrebbe essere abbattuto senza se e senza ma. Chi lo conoscesse col pregiudizio in testa lo vedrebbe magari come un semplice clandestino che si è “impossessato” di un edificio abbandonato, e niente più. Parlando con Zak anche solo qualche minuto, ti rendi conto invece di come sia una persona da ammirare; ha una laurea in Diritto e un’ex carriera da cuoco, parla 4 lingue perfettamente, viene da una famiglia di alta cultura, cita i classici, dimostra in ogni parola appassionata il suo amore per l’arte e la bellezza. Zak è un po’ il simbolo del poeta moderno; nato in un mondo e cresciuto in un altro, capace di adattarsi a situazioni difficili senza mai perdere fiducia, dignità e rispetto dell’altro. Il re del proprio destino che, proprio in quanto re, desidera vivere in un castello.

Come si vive al Castello di Zak

La maggior parte delle stanze e dei corridoi sono vuote e usate semplicemente come “spazi espositivi” dei murales realizzati dagli artisti. Al centro dell’edificio, però, c’è un’enorme sala che funge da appartamento per Zak e per chiunque lui accolga. La stanza è piena di qualsiasi cosa ti possa venire in mente: un tavolo fatto con i copertoni, divani sfondati, quadri particolari, muretti creati con vecchie bombolette spray, oggetti di tutti i tipi recuperati chissà dove e quando, c’è persino una bicicletta appesa al soffitto! Una stanzettina funge da cucina (niente più che un piano cottura con la bombola a gas); una stanza chiusa con un caminetto rudimentale è il soggiorno invernale pieno di vecchi libri, poi una stanza aperta è invece il salotto estivo.

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Il salotto estivo

Castello di Zak

Castello di Zak

In quanto “custode” dell’edificio, Zak possiede le chiavi del cancello, ma non gli è stato dato altro. Per questo vive senza acqua corrente né elettricità, se non quella regalata da un pannello fotovoltaico per qualche ora al giorno (è grazie a questo generatore che abbiamo potuto visitare il posto con le note di Mannarino in sottofondo, erano perfette per la situazione!). Zak raccoglie l’acqua piovana per pulire e lavarsi, ricicla i rifiuti, tiene le sue stanze ben pulite e vive con semplicità e un grande spirito di adattamento.

Il Castello di Zak nella cultura pop (e non)

Se digiti “Castello di Zak” su Google Maps, lo trovi: non è incredibile che un posto abbandonato e anonimo come questo sia diventato un “luogo” vero e proprio, rintracciabile sulle mappe; addirittura quasi una delle poche attrazioni di Cormano? Questo accade grazie al buon cuore di Zak e agli artisti, più o meno emergenti, che hanno reso questo posto così speciale.

Castello di Zak

Un’opera di un bambino autistico, frequentatore assiduo del Castello di Zak.

Succede, quindi, che artisti di successo come Ghali decidano di girare qui uno dei loro videoclip musicali (quello di Habibi). Capita che la Scuola del Cinema di Milano giri un cortometraggio sul Castello di Zak e il suo speciale abitante (il corto si chiama Harissa); o che persino una marca come Timberland realizzi una campagna pubblicitaria proprio qui, in una delle stanze scalcinate del Castello di Zak; succede che il castello diventi anche ambientazione di esposizioni, oppure luogo di socializzazione e arte terapia per bambini e ragazzi affetti da autismo.

E quante cose potranno accadere ancora? Il Castello di Zak ha una scadenza (i proprietari per ora lasciano che Zak viva lì senza fare troppi problemi, ma prima o poi è probabile che gli edifici debbano essere abbattuti); ma, nel frattempo, sono convinta che questo posto abbia ancora tantissimo da raccontare.

Castello di Zak

Il set della pubblicità di Timberland, con la scritta realizzata da uno dei più importanti calligrafi italiani, Luca Barcellona.

La mia visita al castello

Per conoscere posti davvero speciali come il Castello di Zak, a volte, serve solo un po’ di fortuna. La mia fortuna è stata quella di conoscere Elena che, nel suo blog Milano Sguardi Inediti, racconta le chicche di Milano e dintorni e parla spesso anche di street art. Tra le altre cose, Elena organizza tour alla scoperta della street art di Milano; quello al Castello di Zak non è stato un vero e proprio tour organizzato, ma più semplicemente una “gita tra amici” per andare a conoscere Zak e la sua storia. Ci siamo presentati in tanti e tutti insieme siamo arrivati a casa di Zak, che ci ha accolto come grandi amici; ci ha permesso di girare liberamente per tutto l’edificio e ci ha raccontato la sua storia e il suo grande amore per l’arte e per la vita. Alla fine ci ha pure offerto l’aperitivo!

Quando Elena mi ha parlato del Castello di Zak, mi sono subito fatta delle aspettative altissime guardando le immagini su Google e sul suo blog. Le aspettative non sono state assolutamente disattese! Questo luogo è davvero surreale, a tratti incredibile. Ti viene solo voglia di camminare per i corridoi, un occhio in basso per guardare dove metti i piedi, un occhio pronto a catturare tutta la meraviglia di queste stupende opere d’arte. In poco più di due ore ho scattato decine di fotografie, ho immortalato praticamente qualsiasi cosa! Non riuscivo a smettere, e questa cosa mi succede quando voglio essere sicura di non dimenticare qualcosa di tanto eccezionale, insolito e un po’ magico.

Castello di Zak

Quando viaggiavo in Nuova Zelanda, un giorno mi sono imbattuta in Demolition World, un luogo altrettanto assurdo nel sud del Paese, dove era stato costruito un vero e proprio villaggio (naturalmente solo da esposizione) a partire da tantissimi pezzi da discarica. Sono due cose diverse, ovviamente; ma mi ha fatto tanto piacere associare i due ricordi e ritrovare al Castello di Zak lo stesso intento: quello di ridare vita a ciò che, una vita, non ce l’aveva più.

Quando sono uscita dal castello, dentro avevo un misto di emozioni che, ancora, non so decifrare bene. Questo è un posto ambiguo, ricco di contraddizioni; un posto dove dall’abbandono scaturiscono colori e arte che ti restano impresse nella mente per giorni (me le sono pure sognate, quella notte). Mi sono sentita grata per aver visto qualcosa di unico, per aver ascoltato una storia che mi ha colpito; per essermi sentita per un paio d’ore fuori dal mondo “normale”, fuori persino da me stessa. Alla fine è una cosa semplice: un posto abbandonato con dei graffiti sui muri. Eppure è tutto ciò che ci gira intorno ad avermi colpito; Zak paragona questo posto a una rosa, della quale non puoi percepire il profumo se prima non accetti di affrontarne le spine. È tutta questo che mi ha fatto uscire dal Castello di Zak piena di gratitudine, fiducia e speranza.

Castello di Zak

Il mio preferito!!

Le mie fotografie al Castello di Zak

Non ti ho raccontato proprio tutto tutto tutto del Castello di Zak, di Zak stesso e della loro storia: la cosa bella è andare e vivere tutto questo di persona! Allo stesso modo, guardare una foto delle opere d’arte non è come vederle dal vivo, scoprirle per caso dietro un angolo tra un calcinaccio e un buco nel muro. Però, ecco, mi fa davvero tanto piacere mostrarti le mie fotografie, così ti fai un’idea dell’incredibilità del posto! Gli stili sono molto diversi tra loro, uno più particolare dell’altro; anche i soggetti sono molto variegati, nonostante ci siano tantissimi volti di donna. Sono le “donne di Zak”, le regine del castello, meravigliose ed eterne. Qui in queste foto ci sono alcuni dei miei soggetti preferiti; quali sono i tuoi?

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Castello di Zak

Uno scorcio del corridoio dei rapper al secondo piano

Castello di Zak


INFO UTILI

*Guarda tutte le mie foto del Castello di Zak sul mio album Flickr*

Come raggiungere il Castello di Zak: il “castello” si trova esattamente a Cormano, e si può raggiungere facilmente con la metropolitana di Milano. La fermata più vicina è Comasina, il capolinea settentrionale della linea gialla M3 (poche fermate dalla Stazione Centrale). Una volta fuori dalla metropolitana di Comasina, dovrai camminare circa 10 minuti lungo via Comasina Attenzione ad attraversare la strada proprio di fronte al castello! In alternativa, si può raggiungere anche in auto, utilizzando l’uscita Cormano-Bresso dell’A4 Torino-Trieste.

Come visitare il Castello di Zak: questo posto è la casa di Zak, visitarlo significa quindi andare a trovarlo a casa sua. Per farlo, è necessario che tu ti metta in contatto con Zak stesso, tramite il suo profilo Facebook (Jemai Zakaria) o il suo account Instagram (@barbonzio). È un po’ come andare a trovare un amico che ancora non conosci: presentati, digli che hai saputo del castello e che ti piacerebbe molto visitarlo e conoscerne la storia… niente di più! Ricordati che non si tratta di una visita turistica vera e propria e quindi che, nonostante Zak sia molto disponibile, non è detto che sia disposto ad accoglierti proprio quando tu vuoi andare (solitamente si va solo di sabato e domenica). In alternativa, mettiti in contatto con Elena del blog Milano Sguardi Inediti: è possibile che in futuro organizzi di nuovo una “gita” al Castello di Zak!

Costi e apertura: l’apertura, ovviamente, varia in base alla disponibilità di Zak; chiedi a lui quando puoi andare a trovarlo! Per quanto riguarda i costi, essendo una visita in amicizia e non un tour vero e proprio, non ce ne sono. Ciononostante, Zak richiede gentilmente un’offerta da parte dei visitatori; offerta che lo aiuti ad acquistare un generatore più potente per far funzionare il pannello fotovoltaico per più ore al giorno. L’offerta è libera, io consiglio almeno 10€ a persona. In alternativa, puoi portare acqua potabile o generi di prima necessità (magari chiedi a Zak di cosa possa avere bisogno).

ATTENZIONE: il Castello di Zak resta comunque un edificio rimasto in stato di forte abbandono per anni. Per terra troverai calcinacci e vetri rotti, pavimenti un po’ instabili e anche qualche buco. Le finestre non hanno più i vetri né altre protezioni e danno direttamente sul piazzale sottostante. Le scale non hanno corrimano, e gli ex vani ascensori sono buchi in cui si può facilmente cadere. La parte usata come appartamento da Zak è in buono stato, ma in tutto il resto dell’edificio dovrai fare davvero molta attenzione a dove metti i piedi (ben protetti da scarpe chiuse) e le mani. I bambini sono i benvenuti (Zak li adora!), ma tienili d’occhio costantemente. Ricorda, infine, che non stai andando a visitare una fabbrica abbandonata: stai andando a “casa” di una persona, comportati da ospite!

Castello di Zak
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Avevi sentito parlare del Castello di Zak? Ti piacerebbe visitarlo, o pensi che non faccia per te? Ti piace la street art? Raccontamelo con un commento! 🙂