Se mi hai seguito durante il mio viaggio in Nuova Zelanda sai già chi è OJ…ma come è nato? E cosa significa davvero vivere e viaggiare in un van?

vivere e viaggiare in un van

Ormai il nostro grande viaggio neozelandese (te ne ho parlato in tutte le salse ma, se vuoi approfondire, puoi cercare l’hashtag #B_inNewZealand qui sul blog o sui miei account social!) è finito da circa una settimana. Se mi hai seguito saprai tutto di OJ…ma in realtà non te l’ho mai presentato a dovere! In questo post, quindi, ti parlo di lui e ti racconto cosa ha significato, almeno per me, vivere e viaggiare in un van per 140 giorni circa.

Chi è OJ

Un viaggio non sarebbe davvero on the road senza la sua componente imprescindibile: il mezzo di trasporto! Per il nostro viaggio di quasi 5 mesi in giro per la Nuova Zelanda, abbiamo optato per la soluzione più semplice, economica e anche più gettonata (almeno in questa parte di mondo): l’acquisto di un van. OJ è stato il nostro van, il nostro mezzo, la nostra casa: un vero e proprio compagno di viaggio a cui siamo stati davvero tanto affezionati!

vivere e viaggiare in un van

Mitsubishi L300, classe 1989 (siamo coetanei…mica si scherza), 5 marce manuali, benzina, bianco fiammante (più o meno), un po’ di ruggine qua e là, parecchi buchi da rattoppare, uno specchietto retrovisore sbilenco…ecco chi è OJ! Che si chiama così perché la sua targa è proprio OJ211.

Noi e OJ: (non è stato) amore a prima vista

Com’è nata la nostra piccola grande storia d’amore con OJ? Dovendo partire a metà febbraio, abbiamo iniziato 2/3 mesi prima a ricercare il mezzo giusto per noi, e la questione si è rivelata subito non semplicissima, soprattutto perché abitiamo a Nelson che è più una città di passaggio e non un luogo dove le persone si fermano a vendere macchine. In due mesi riusciamo a vedere 3/4 van e pure a fare il pre-check meccanico di uno, ma alla fine nessuno di questi si rivela il prescelto. Arriviamo a metà gennaio che ormai controlliamo i siti di annunci una cosa come 15 volte al giorno. OJ l’avevamo già vagamente notato tra gli annunci, ma non l’avevamo considerato perché era praticamente vuoto e non ce la sentivamo di costruirlo da soli. Poi però, dopo qualche giorno abbiamo pensato che sì, magari potevamo farcela!! E quindi abbiamo contattato Teresa, la donna portoghese che abita a Motueka (a circa 40 minuti da Nelson) con le proprie figlie.

L’abbiamo visto, l’abbiamo provato, e quei primi 2 chilometri sotto la pioggia sono stati un misto di terrore ed entusiasmo: ma come si guida questo coso? Ma cosa sono tutti questi strani rumori? Alla fine, dopo qualche giorno, qualche prova, qualche riflessione, qualche negoziazione, qualche ripensamento, qualche rassicurazione…ci siamo buttati!

vivere e viaggiare in un van

Pronti per LA Strada!

E, a un tavolino della piscina di Richmond, dove avevo portato Aurora un giorno delle vacanze scolastiche, abbiamo concluso l’affare: noi ti diamo i soldi e la bici, tu ci dai OJ…e siamo pronti per la nostra avventura!

Da furgoncino a casa

Perché nonostante il nostro viaggio sia ufficialmente partito il 14 febbraio, l’avventura con OJ è iniziata il 16 gennaio, quando l’abbiamo portato a casa e ci siamo fermati sulla strada a mangiare un gelato con vista sul mare, seduti sui sedili e un po’ frastornati per questa novità. Ci abbiamo impiegato un mese per organizzare le idee prima e mettere in pratica le idee poi: un mese in cui lavoravamo (più che) full time, avevamo altri lavoretti online, organizzavamo il viaggio, e io ero in un momento di super stress…insomma, alla grande! Devo dire però che siamo stati bravi a riuscire a incastrare tutto e, soprattutto, siamo stati fortunatissimi ad avere una base dove stare durante questa fase: abitando in una casa, avevamo un tetto sopra alle nostre teste e tanto spazio per lavorare, per non parlare dei tanti attrezzi del mestiere da prendere in prestito!

OJ era più o meno così quando l’abbiamo preso: una base letto fatta di legno vecchio tenuto insieme da chiodi arrugginiti; quasi tutti i finestrini pitturati di bianco (e ci siamo chiesti mille volte: perché???), i sedili posteriori ancora montati, la carrozzeria interna sporca, il copri materasso lurido… niente di interessante oltre a questo.

vivere e viaggiare in un van

vivere e viaggiare in un van

Gli odiosi finestrini che abbiamo dovuto ripulire a forza di alcol e lamette!

vivere e viaggiare in un van

Dopo un mese di lavoro, OJ aveva una base letto nuova di zecca e bella stabile, una cassapanca, una sorta di angolo cucina sul retro, la carrozzeria bella pulita, i finestrini tornati allo stato (più o meno) originale. Tutto bello pulito, ordinato e funzionale: e siamo pronti a partire!

vivere e viaggiare in un van

Anche se, devo ammetterlo, i lavori su OJ non sono semplicemente iniziati e finiti: abbiamo continuato ad aggiungere, modificare, riorganizzare, aggiustare, migliorare giorno dopo giorno, praticamente fino alla fine del nostro viaggio. Potrà sembrare una cosa noiosa e anche una grande perdita di tempo (e forse, in qualche modo, qualche volta lo è stato), ma credo che la cosa più bella del vivere e viaggiare in un van sia questa: un’esperienza in continuo mutamento e in continua evoluzione!

Come abbiamo organizzato OJ

Adesso vado nel dettaglio e ti racconto come era organizzato OJ al suo interno.

Nella parte anteriore, avevamo i nostri sedili e il frigo portatile (da noi poi soprannominato “frigo finto”, perché ci mettevamo dentro tutto tranne che il cibo da frigo), un vero e proprio compagno di viaggio portatutto! Sul cruscotto avevamo le lampade solari da ricaricare durante il giorno e altre cose essenziali al viaggio, così come nel bauletto. Subito dietro ai sedili e prima delle rete metallica che divide la “parte giorno” dalla “parte notte”, c’era un po’ di spazio dove mettere giacche e felpe, cassetta degli attrezzi, computer, coperta da picnic e altri oggetti vari che chiameremo “laqualunque”.

Ecco che c’è poi la zona letto: un comodissimo materasso in spugna Queen Size dove abbiamo dormito davvero strabene e, ovviamente, i nostri cuscini e il nostro piumino rigorosamente coordinati. Ai lati del letto, tra un finestrino e l’altro, avevamo appeso due “cassetti” per riporre gli oggetti necessari per la notte. Davvero comodi! Tutto intorno al van, ovviamente, le tendine di stoffa spessa per oscurare l’interno durante la notte, da tirare prima di dormire e da fissare con le mollette.

vivere e viaggiare in un van

E sotto al letto? Nella prima parte abbiamo costruito una sorta di cassapanca che si è rivelata davvero spaziosa e funzionale, e in cui abbiamo riposto davvero di tutto, quelle cose utili da non relegare in valigia, ma non troppo urgenti da tenere fuori: vestiti, costumi, asciugamani, ombrellone da spiaggia, occhialini da piscina, stendino per i panni, attrezzi vari…vabbè, ci siamo capiti! 🙂 Oltre la cassapanca, invece, un mucchio di spazio vuoto per riporre le valigie, gli zaini e le sedie da campeggio.

vivere e viaggiare in un van

E, infine, c’è la zona sul retro: bagno, cucina e dispensa tutto insieme!

Abbiamo acquistato questa bella tavola di legno e abbiamo costruito un ripiano apribile, in cui poi abbiamo inserito il lavandino. Sotto, le taniche per le acque nere e per l’acqua potabile (collegata al rubinetto del lavandino tramite una piccola pompa elettrica), il cestino e i grandi scatoloni dove abbiamo riposto tutti gli utensili da cucina -e sicuramente in questo non ci siamo risparmiati!-. Di fianco, ci sono il tavolo da campeggio, il wc portatile (che, però, non abbiamo mai usato) e varie scatole di polistirolo per conservare gli alimenti.

vivere e viaggiare in un van

vivere e viaggiare in un van

Ed ecco qua, mi pare che ci sia tutto!!

vivere e viaggiare in un van

Mi sa che si capisce che il nostro colore preferito è il blu, vero? 🙂 E ti prego, nota come la fantasia di piatti e bicchieri sia in coordinato a quella del piumino! Ahah nella prossima vita faccio la van interior designer.

Vivere e viaggiare con OJ

OJ è stata la nostra casa per quasi 5 mesi, dal 9 febbraio (anche se siamo fattivamente partiti da Nelson il 14) al 2 luglio. Un mucchio di tempo per vivere e viaggiare in un van, che ne pensi? Con lui abbiamo girato tutta l’Isola Sud della Nuova Zelanda, poi l’abbiamo caricato su un traghetto e ci siamo fatti scarrozzare da lui per tutta l’Isola Nord.

Ci siamo separati a Auckland, a due giorni dalla scadenza del nostro visto neozelandese… alla fine, il contachilometri ci ha salutato dopo 17.452 intensi, faticosi e indimenticabili chilometri.

Le disavventure con OJ

Vivere e viaggiare in un van –soprattutto se questo van ha la bellezza di 28 anni- porta inevitabilmente a una serie di disavventure più o meno divertenti e pericolose! Una vera e propria avventura è stato anche solo guidarlo per la prima volta: usare un cambio manuale che si inceppa, e per di più con la mano sinistra, non è proprio facilissimo. Per non parlare di tutti quei rumori! Mille oggetti che scricchiolano e stridono, il motore che fa i concerti e quella terribile cinghia della ventola che, senza alcun preavviso, si metteva a fare rumori talmente assordanti e stridenti che già dopo un paio di settimane abbiamo dovuto sostituirla (e se hai mai avuto questo problema sai di cosa parlo!!). Poi vabbè, 8 volte su 10 OJ si metteva a fare un rumore tutto suo nei momenti più impensabili, una sorta di ticchettio a volume decisamente alto…ma il meccanico ci aveva assicurato che non era niente di che, per cui non ce ne siamo mai preoccupati. Diciamo che era il suo marchio di fabbrica 🙂

vivere e viaggiare in un van

Vita quotidiana con OJ

La batteria di OJ, poi, si è scaricata parecchie volte. La maggior parte delle quali senza un motivo apparente. Come dimenticare quella volta a Christchurch in mezzo a una strada trafficatissima, o quell’altra al campeggio dove due ragazze svizzere ci hanno aiutato con il loro gigantesco camper? O quando pioveva a dirotto ma quella coppia ci ha comunque aiutato a spingere? Devo dire che siamo sempre stati fortunati a trovare persone disponibili e di gran cuore!

Altre volte siamo rimasti bloccati in mezzo al fango, mentre una volta abbiamo dovuto chiamare il carro attrezzi e quel gioviale 76enne di nome Peter ci ha caricato e trasportato dal meccanico, dove poi abbiamo dormito per ben 3 notti. C’è stata poi quella volta che eravamo rimasti inaspettatamente a secco di olio per il motore, il quale continuava a surriscaldarsi sotto al mio sedere in modo preoccupante.

vivere e viaggiare in un van

Vita quotidiana con OJ

vivere e viaggiare in un van

Vita quotidiana con OJ

E poi, che dire del dormire dentro al van? Che dire di tutte quelle volte che non siamo proprio riusciti a dormire per colpa del vento ululante o della pioggia forte che batteva sul tetto del van e sembrava che ci stessero suonando una batteria a 10 cm dalle orecchie? O di quella volta che un opossum ha banchettato sul tetto del nostro van per tutto il tempo facendo un baccano immenso? O della pioggia che passava dai buchi e rendeva tutto umidiccio (se non torno a casa coi reumatismi devo ritenermi fortunata)? E forse è meglio che non ti racconti di quella volta che abbiamo avuto la malsana idea di cucinare il pesce senza renderci conto che non avremmo avuto modo di lavare i piatti fino all’indomani…una vera e propria gioia per il nostro olfatto!!

Insomma, ci siamo capiti…questo viaggio è stato incredibile e indimenticabile, ma anche solo vivere e viaggiare in un van è una vera e propria (dis)avventura!! 🙂

Vivere e viaggiare in un van: una riflessione

Capita con tutte le cose della vita: anche questa esperienza porta con sé aspetti belli e meno belli. Da una parte ci sono la stanchezza di guidare ogni giorno, la preoccupazione di dove parcheggiare e di dove dormire, la sicurezza, il costo della benzina, il pensiero di cosa cucinare, di dove lavare i piatti, di trovare un bagno, di spogliarsi all’esterno quando piove e fa freddo, di non avere spazio ed elettricità, di superare le spese improvvise e gli imprevisti che inevitabilmente verranno a presentarsi…sono stili di vita molto stancanti e stressanti, da certi punti di vista. Chi ci ha invidiato la libertà, in questi mesi di viaggio, non ha pensato che in realtà forse avrebbe smesso di invidiarci se avesse dovuto vivere anche lui/lei senza acqua calda, elettricità, bagno, cucina, tv, wi-fi e altre comodità per 5 mesi…

Dall’altra parte, però, è ovvio che questa libertà esista. Non è una libertà assoluta, ma sicuramente vivere e viaggiare in un van ti permette una libertà di movimento quasi illimitata, e la possibilità di potersi svegliare ogni mattina in un posto diverso –che spesso è un posto incantevole, come una foresta o la riva di un lago o del mare- è davvero, ma davvero, impagabile. È impagabile anche il rendersi conto di riuscire a sopravvivere, semplicemente. Vivendo in questo modo, si fa presto a capire che nella vita le cose che servono davvero sono poche, sono essenziali, e stanno tutte dentro a un furgoncino. È bello potersi liberare per un po’ dai mille vestiti e accessori, dai programmi televisivi, dalla luce elettrica che rimane accesa sempre troppo, dalle docce sempre troppo lunghe, da quelle convenzioni di una società (almeno la nostra) che ti vuole sempre lavato, ben vestito, pettinato e truccato.

vivere e viaggiare in un van

Noi non siamo così. Non siamo anime libere e selvagge, a noi piace vivere in società e rispettarne le regole. A noi piace vestirci bene ed è capitato di sentire la mancanza di potersi infilare una camicia pulita ed elegante o un paio di scarpe col tacco. Lo ammetto e non ne ho paura: è quello che siamo e ci piace così…e sono sicura che tante persone che leggono qui saranno d’accordo con me. Quindi ecco, noi non siamo anime da vita in van: ci piace avere le nostre comodità e sappiamo che non avremmo potuto vivere in un furgone per più tempo di così. Ma è stato proprio per questo che abbiamo deciso di fare questa scelta, di viaggiare in questo modo: per darci l’opportunità di vivere in modo diverso un capitolo a parte della nostra vita, che non tornerà mai più ma che volevamo fortemente scrivere. Questa intensa esperienza ci ha insegnato a capire ancora meglio quello che siamo e che non siamo, quello che vogliamo e quello che, invece, non fa per noi. Vivere e viaggiare in un van è stata un’esperienza di viaggio, prima di tutto, ma anche un modo per metterci alla prova, per uscire dal nostro mondo conosciuto, per sfidare noi stessi e i nostri limiti, per capire dove poteva arrivare la nostra sopportazione, per avere momenti di sconforto da superare.

E anche per divertirci e ridere tanto, tanto, tanto 🙂

vivere e viaggiare in un van


E tu hai mai provato (o vorresti provare) a vivere e viaggiare in un van per un periodo di tempo? Cosa ameresti o odieresti di un’esperienza del genere? E cosa ne pensi di OJ? Lasciami un commento che sono curiosa! 🙂