Qualche riflessione a caldo e totalmente casuale in seguito al mio viaggio alle Fiji…che ho lasciato con parecchie emozioni contrastanti!

viaggio alle Fiji

È vero: sono tornata ormai tre settimane fa. Queste riflessioni che sto per farti leggere sono state scritte poco tempo dopo essere tornata dal mio viaggio alle Fiji; le pubblico ora perché non ero tanto sicura di volerlo fare: alla fine, non credo di aver mai scritto post di questo tipo sul mio blog. Ma poi ci ho pensato e ho deciso di condividere questi miei pensieri con chi avesse voglia di leggerli.

Spoiler: di questo Paese io non mi sono innamorata. Anzi. Il fatto è che mi ha completamente travolto con le sue molteplici facce, non sempre comprensibili a prima vista.

Nonostante tutto, continuo a ritenermi super fortunata per aver colto al volo l’opportunità di fare questo viaggio, anche sapendo che si tratta di un Paese molto lontano da casa e non facilmente accessibile dall’Italia. Spero che questi miei pensieri possano risultare interessanti a te che non ci sei mai stato, e possano suscitare una discussione e uno scambio di pareri con chi, invece, ci è stato.

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Le Fiji: un paradiso terrestre

Iniziamo con una premessa piuttosto scontata e di certo non originale: le Isole Fiji sono il sogno di molti, sono il paradiso in terra secondo l’immaginario comune. Non importa esserci andati di persona: basta un’immagine su Google, un post su un blog, una fotografia su una rivista di viaggio per farsi un’idea ben precisa di quello che si può trovare alle Fiji, così come in tanti altre località del mondo. Scenari da cartolina: spiagge bianche e fini, acque cristalline, amache che dondolano all’ombra delle palme. Quello che molti chiamerebbero, appunto, un paradiso terrestre.

viaggio alle Fiji

Dopo i miei 10 giorni di viaggio alle Fiji, trascorsi spostandomi tra diverse isole di diversi arcipelaghi, posso confermare questa idea: ho visto certi angoli di bellezza pura che saranno difficili da scordare! La sabbia cattura le orme dei piedi come un materasso in memory foam e l’ho trovata bella pure io che odio avere i granelli di sabbia appiccicati ovunque. L’acqua, in certi punti, è talmente chiara e trasparente da indurti a chiedere se sia reale; e poi, che fondali!! Una barriera corallina ricca e popolata da tanti pesciolini di forme e colori diversi. Le amache che dondolano placide all’ombra delle palme esistono davvero, te lo posso assicurare: ne ho provate parecchie 🙂 E poi le Fiji sono famose (a ragione) per i suoi tramonti: cieli infuocati, nuvole dalle mille sfumature, spiagge che si tingono gradualmente di toni caldissimi.

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Insomma, se un certo immaginario esiste è perché la realtà non se ne discosta molto.

Le Fiji: un paradiso terrestre…???

Per trovare questo paradiso, però, devi cercare bene e sapere dove andare. Perché quello che le riviste patinate non mostrano è il risvolto di questa luccicante medaglia. Detto molto semplicemente: le Isole Fiji non sono un Paese ricco e prospero; non fuori dai circuiti turistici, almeno. In questi 10 giorni abbiamo deciso di non limitarci a fare le lucertole su una qualche isoletta sperduta in mezzo al mare, ma ci siamo anche spostati in macchina lungo le coste di Viti Levu, l’isola principale e più grande delle Fiji. Ecco, dopo 5 giorni di relax e vita tutto sommato tutta rose e fiori, l’impatto con la realtà della vita quotidiana dei figiani è stato piuttosto forte. A cosa mi riferisco?

viaggio alle Fiji

A tanti piccoli dettagli: strade dissestate e rattoppate centinaia di volte; persone che camminano scalze per decine di chilometri da un villaggio all’altro perché i piedi sono il loro unico mezzo di trasporto; cani scheletrici e randagi davvero in ogni angolo che, così come fanno mucche, cavalli, galline e nutrie gigantesche, attraversano la strada quando meno te l’aspetti; città davvero sporche e immensamente caotiche, con i muri scrostati, l’intonaco che cade a pezzi, le ringhiere coi buchi, i cancelli divelti. E poi le case…ah, le case. Quei parallelepipedi di mattoni chiari oppure di intonaco dipinto con colori accesi sono un lusso, perché tanti figiani vivono ancora dentro a case che sono più che baracche, con le pareti e il tetto di lamiera. La maggior parte di quelle che ho visto sono semplici scatole di legno palafittate, rialzate dal terreno con semplici pali e ridotte all’osso. Ho visto bagni esterni alla casa, panni stesi ad asciugare su un filo teso tra un albero e l’altro, carcasse di automobili in giardino, bambini che giocano con oggetti talmente semplici che, a casa nostra, non si chiamerebbero neanche giochi.

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Va bene, in quest’ultimo paragrafo ho mostrato un Paese totalmente povero e in stato di abbandono. La situazione non è ovunque così esagerata: esistono anche case più grandi e dignitose, molte persone abitano nelle città con tutti i servizi necessari, il lavoro c’è e i figiani lavorano con impegno. Il cibo certo non manca nei supermercati e, a ben guardare, si trova tutto quello che serve. Però certo, in alcuni villaggi le persone vivono in condizioni molto basilari e non possono certo aspirare a grandi miglioramenti. Ho dormito per due notti in due case del posto, e gli standard qualitativi di una casa nella media (trovata su Airbnb) sono standard che da noi non raggiungerebbero neanche la sufficienza. Il tornado di qualche anno fa, poi, ha colpito duramente le coltivazioni di banana, papaya e canna da zucchero (oltre ad aver distrutto villaggi), mettendo in difficoltà un popolo che sul settore primario conta molto.

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In poche parole, diciamo che non ho visto una condizione di povertà proprio estrema, però…ecco, sono sicura che certi figiani non affermerebbero di abitare in un paradiso terrestre.

Le Isole Fiji e il turismo

Ma oltre al settore primario, la vera e propria linfa vitale dei figiani (almeno in certe zone) è il turismo. Ad esempio, alcuni villaggi situati sulle isole non avevano elettricità e non potevano contare su stipendi regolari, prima che qualcuno arrivasse con l’idea di costruire un resort a due passi dal loro villaggio. I resort turistici hanno portato sicuramente dei vantaggi ai figiani che, in seguito al tornado, hanno ricostruito le attività turistiche prima delle loro case, proprio perché consapevoli che senza turisti la vita si fa dura (o almeno, così ci è stato raccontato). Nei tre resort dove ho alloggiato, l’intero staff –dai camerieri agli animatori, dai receptionist ai cuochi fino alle insegnanti di yoga e agli addetti alla pulizia- era locale, proveniente dalle Fiji o, più probabilmente, dall’isola stessa o da isole vicine. Ovviamente non posso dirlo con certezza, ma credo che a un certo punto i figiani abbiano in qualche modo benedetto l’arrivo del turismo di massa, che ha sicuramente contribuito a una migliore qualità della vita e all’arrivo di centinaia di posti di lavoro sicuri e ben retribuiti.

Qual è il problema, allora?

La cosa che più mi ha travolto è stato il fatto di essermi affidata a quelle riviste patinate, a quell’immaginario comune del paradiso terrestre…e di non essere stata l’unica. Ho visto orde di viaggiatori fare lo stesso identico spostamento: dall’aeroporto dritti fino a Denarau Marina o dintorni, dove si trovano il porto turistico e i ristoranti e dove tutto è curato e pulito. La mattina dopo, si prende un traghetto e si raggiunge una delle tante isole sperse nel mare, ci si piazza lì per qualche giorno o per una settimana, e poi si fa il percorso inverso, si prende l’aereo e ce ne torniamo a casa. Gli unici contatti che si hanno con gli abitanti del luogo sono grazie alle visite al villaggio organizzate dallo staff dei resort stessi; non posso dire che siano visite “artefatte” (anche perché non ho avuto la possibilità di parteciparvi), però diciamo che forse non basta a conoscere o anche solo a farsi un’idea più ragionata del luogo in cui si sta facendo una vacanza.

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I ristorantini di Denarau Marina

Io avevo paura di rinchiudermi in un resort e di non vedere abbastanza, di non sentire abbastanza, per cui abbiamo deciso di trascorrere metà del viaggio guidando lungo tutta la costa di Viti Levu, con una macchina a noleggio e superando un piccolo villaggio di casette dietro l’altro. Non posso certo dire di aver fatto meglio di altri, né di aver visto molto di più di quello che gli altri vedono, però ecco, adesso posso dire che le Fiji non sono SOLO un paradiso terrestre. Anzi. E questa è una cosa che dovrebbe messa essere in conto da tutti i turisti che qua vengono in vacanza, credo.

Cosa mi rimane dopo il mio viaggio alle Fiji

Insomma: il mio viaggio alle Fiji non mi ha fatto impazzire, non è certo una di quelle destinazioni che rimarrà nel mio cuore per sempre. E, in un primo momento, ho dato la colpa alle Fiji; ma ora, scrivendo, mi rendo conto che quel gruppo di isole non ha niente da recriminarsi per essere quello che è. Quello che non mi è andato giù è stata la modalità di vacanza che ti viene in qualche modo imposta e che tutti coloro che visitano le Fiji, prima o poi, più o meno, sperimentano. Chi trascorre tutto il tempo della vacanza dentro a un resort assaporando momenti di mare e di relax può dire di essere stato alle Fiji, ma non può dire di aver capito questo Paese, né di averci provato. Io sono caduta (anche se magari solo parzialmente) in questa “trappola” perché è la principale modalità di vacanza che viene proposta e non c’è molta scelta; e questa cosa non mi è piaciuta per niente.

Il problema, alla fine, credo che sia solo mio. Pensavo di sapermi adattare in maniera piuttosto veloce e flessibile a qualsiasi tipo di vacanza o viaggio che mi capitasse tra le mani. Invece quei 5 giorni nei resort mi hanno annoiato infinitamente; ho odiato dover rilassarmi a tutti i costi, leggere quasi 6 libri in 5 giorni, non fare niente perché non c’era niente da fare (se non si contano le costose attività extra a pagamento), sottostare a orari specifici per i pasti e mangiare solo quello che mi veniva proposto (cibo internazionale e davvero poco tipico, per la maggior parte dei casi), constatare che tutti gli altri facevano le stesse cose e ne erano però ben felici. Ho odiato, soprattutto, passare poi dai villaggi e dalle strade “del popolo”, fuori dai resort, e rendermi conto di come quei 5 giorni appena trascorsi in “paradiso” siano stati, in realtà, immersi in un paesaggio meraviglioso che però è solo una copertura delle tante brutture che esistono subito fuori. Mi sono sentita totalmente inadeguata; totalmente.

Credo di essere io la “sbagliata”, in questo caso: non sono capace di rilassarmi, specialmente se a comando; non sono capace di stare ferma, e mi sono ritrovata in una situazione talmente estranea al mio modo di viaggiare che non ho neanche avuto la prontezza di cogliere quelle piccole opportunità che potevo cogliere (avrei potuto chiacchierare con i membri dello staff per conoscere meglio la loro cultura, ad esempio…ma mi sono persa nei meandri di quell’amarissimo far niente, e neanche ci ho pensato!!). A posteriori avrei un’idea molto più precisa di come vorrei che fosse un mio prossimo viaggio alle Fiji, ma prima e durante il soggiorno mi sono trovata totalmente fuori posto, e finalmente ho capito che la vacanza di totale relax non fa assolutamente per me. Almeno questo l’ho capito!

viaggio alle Fiji

…ma di fare snorkeling, dai, non mi lamento!

Un viaggio alle Fiji e tra i figiani

Tra le riflessioni a caldo, al di là di tutte le mie “lamentele” su questo mio viaggio alle Fiji di cui assolutamente nessuno (tantomeno io) ha colpa, quella che più mi preme esternare ha a che fare con quel poco che ho capito e assorbito del popolo figiano.

Lo dicono tutti: quello delle Fiji è un popolo estremamente ospitale. Posso confermare questo tratto, nonostante ci tenga a precisare che, anche in questo caso, le aspettative erano forse un po’ troppo alte: ospitali, gentili e sorridenti sì, ma non proprio costantemente, ecco. D’altronde sono umani anche loro, e certi commenti che ho letto e ascoltato prima di partire mi sa che erano un po’ troppo esagerati. A volte, poi, sono talmente gentili e disponibili che per noi “occidentali” diffidenti diventa quasi difficile capire se vogliono esserlo davvero o se, invece, stanno in realtà in qualche modo prendendoti in giro o cercando di fregarti (cosa che ci è effettivamente successa un paio di volte, a Nadi e a Suva). Però sono innegabili la loro allegria contagiosa, il loro approccio semplice e sorridente alle cose della vita, il loro amore per il canto e per la musica delle chitarre e degli ukulele, la loro voglia di riunirsi ogni sera con gli amici per bere kava e giocare a carte, seduti per terra sotto al portico di casa. È una vita semplice ma dignitosa e piena di amore per i propri affetti e la propria terra e su questo, si sa, c’è sempre da imparare.

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Ho a volte apprezzato e altre volte mal tollerato (da buona occidentale piena di to-do-list e pensieri in testa) il famigerato Fiji Time: un termine coniato per indicare una disposizione lenta e spensierata alla vita e agli impegni quotidiani. Abbiamo un appuntamento? C’è un’attività prevista per una certa ora? Stai aspettando qualcosa? Sei di fretta per qualche strano motivo? FIJI TIME! Rilassati, non preoccuparti, goditi il momento e la brezza, non avere ansie: se una cosa succede succede, e se non succede non succede. Ecco, hai presente quanto una mentalità del genere possa allo stesso tempo affascinare e irritare una persona a-1000-all’ora come me?? Non ti dico quante attività, nei resort, sono iniziate con ore di ritardo o non sono iniziate proprio, e nessuno se ne è preoccupato: invidio davvero chi ha la pazienza di ragionare così, anche se forse non fa per me!!

E poi?

E poi mi sono rimasti impressi tanti piccoli dettagli che mi sono segnata di volta in volta. Ne vuoi qualcuno, in modo totalmente casuale?

Eccoli:

  • Abbiamo amato la prima sera del nostro viaggio alle Fiji, ospiti di Rina e della sua famiglia via Airbnb. Rina aveva un lavoro, ma con Airbnb andava talmente bene che alla fine il suo lavoro è diventato questo! Di origini indiane (la popolazione indiana è numerosissima qua, quasi quanto quella figiana in sé), ci ha raccontato di essere estremamente orgogliosa della propria casa e dell’ospitalità che riserva a tutti gli avventori. Dice che non può viaggiare (anche se sta mettendo via i soldi per il suo primo viaggio quando Shauna, la figlia undicenne, sarà più grande. Destinazione? Il suo sogno: il Giappone!), ma che ospitare persone provenienti da ogni angolo del mondo le permette di viaggiare, in qualche modo, e ne è molto felice. La sera ci ha preparato una tipica cena indiana, mentre suo marito beveva kava con gli amici. La mattina dopo ci ha accompagnati al porto, non prima di averci dato il tempo di assaporare la colazione: tè stracolmo di latte, banana, papaya e curry di patate e cavolfiori fatto in casa accompagnato da Roti appena sfornato. Alle 6 del mattino, con sottofondo una telenovela indiana con musiche stile Bollywood ma davvero orrende. …Ottimo, no?? 🙂
  • Ecco, parliamo della kava, la bevanda tipica figiana che qui bevono davvero tutti (anche se io l’ho vista bere principalmente agli uomini adulti): una vera e propria istituzione! È una bevanda ricavata da una radice che viene pulita, polverizzata e poi infusa in acqua tiepida attraverso uno strofinaccio. L’abbiamo provata 3 volte e, te lo giuro, ci ho provato a farmela piacere…ma non è semplice! Ahah 🙂 E la cosa particolare è che ha un lieve effetto anestetizzante, che intorpidisce le labbra e la lingua per qualche minuto. Che esperienza!!
  • Guidare per le strade figiane è stato semplice (soprattutto per noi che siamo abituati a guidare dal lato sbagliato della strada), ma che caos appena entrati a Suva! Ci siamo ritrovati in ingorghi stradali accentuati da semafori impazziti, gente che attraversava a caso e altri che salutavano amici e conoscenti in auto, rallentando tutti quanti. Smog ai massimi livelli e gente che, tranquillissima, cambia corsia ogni secondo per guadagnare una manciata di metri (un tizio ha cambiato corsia 7 volte in meno di un minuto, le abbiamo contate), mentre altri gettano immondizia direttamente dal finestrino alla strada e orde di ragazzini in divisa scolastica ti distraggono urlandoti “BULA!!” da ogni angolo. Calma e sangue freddo, insomma!
  • Una sera stavamo guidando e abbiamo notato un incendio piuttosto grosso ai margini della strada. Ci siamo fermati a fare benzina e abbiamo chiesto alla ragazza che cosa fosse successo. Alzando le spalle e con un inglese stentato ci ha detto: “Ah, il solito: qualcuno ha ammucchiato la spazzatura e le ha dato fuoco, ma a quanto pare il fuoco si è allargato”. Ah, ottimo insomma!!
  • A Suva siamo andati al cinema la sera, e ci ha fatto impressione vedere come i figiani ridessero di tutto! Ridevano a una sparatoria, di fronte a un uomo morto, a una corsa in macchina, a una conversazione seria, persino alle scene di sesso…niente, loro ridevano davvero di gusto! Mah, valli a capire 🙂
  • Se ti aspetti solo spiaggia e mare, il tuo viaggio alle Fiji ti sorprenderà! L’interno delle isole (soprattutto di Viti Levu, l’isola principale) è un intrico di boschi e foreste rigogliosissime, di un verde brillante e acceso. Le foreste che coprono le colline e le montagne si alternano a immensi campi coltivati e sono costituite da alberi che, apparentemente, non c’entrano niente l’uno con l’altro. Fa davvero bene al cuore guidare su certe strade che tagliano le foreste in due, con quel mare cristallino in lontananza! E, sempre parlando di natura, passiamo alla fauna: niente serpenti per fortuna (esistono quelli marini, che sono velenosissimi ma molto timidi; inoltre, hanno una bocca talmente minuscola che non riuscirebbero a morderti. Io, per fortuna, non ne ho incontrato neanche uno), ma tanti ragni! L’ultima notte, dopo aver fatto uscire uno scarafaggio gigante e un paio di gechi dal nostro bure (l’abitazione tipica figiana), non ce l’abbiamo fatta e abbiamo chiesto al proprietario di scacciare quel ragno nerissimo, pelosissimo e dal corpo grande come una pallina da ping pong, che aveva preso possesso della nostra mensola…ecco. Ci vuole pazienza 🙂

viaggio alle Fiji


Sono davvero curiosa di sapere la tua, adesso. Sei mai stato in questo Paese? Se no, come te lo aspetti? Se sì, cosa ti è rimasto del tuo viaggio alle Fiji? Sei d’accordo con me in alcuni punti? Parliamone, mi interessa davvero molto!! 🙂