Ecco una lista semiseria delle cose che succedono nella testa di una che è da poco tornata a casa in Italia dopo 12 mesi in Australia…prima di tutto: tanto, tanto caos!

tornata

Magari ti ricordi che nel primo post avevo casualmente parlato di un taccuino su cui avevo appuntato mille pensieri nel corso del mio viaggio in Australia. Un taccuino piccolo, dalla copertina nera e lo stemma della ACU (Australian Catholic University) che mi avevano regalato quando avevo fatto visita al loro (splendido) campus per lavoro. Scrivevo con il pennarellino della IULM, la mia università. Mi sentivo in bilico tra tante cose che amavo, e prendevo appunti come piace fare a tutti quelli che, semplicemente, scrivono.

Su quel taccuino, ispirata dalla lettura di un articolo online su Cosmopolitan UK, avevo un po’ tradotto e un po’ (tanto) riadattato il testo, per scrivere la mia personale lista semiseria delle 12 cose che succedono quando torni a casa tua (in Italia) dopo un lungo viaggio (in Australia). È passato un po’ di tempo da quando ho scritto quelle cose e da quando sono tornata (e che trauma!), ma riguardarla prima, nel mio periodo-merda, mi avrebbe fatto male. La ripropongo adesso, sperando di strappare un sorriso pur consapevole che a chi non ha mai provato queste cose non verrà mica da ridere!

1. Una camera tutta per te. Tutta!

Sono tornata alla mia camera singola: significa poter andare in giro nuda se ti va perché ti va, non dover richiudere tutte le tue cose in uno zaino ogni volta che esci e, soprattutto, non dover sopportare russate di proporzioni astronomiche, gruppi di diciottenni dai vestitini inguinali che rientrano al mattino quando la tua sveglia sta quasi per suonare, puzza di goon ovunque, ragnetti e altri animali, mutande in giro per il pavimento e inglesi che dormono nudi e il loro culo è la prima cosa che vedi spuntare dal loro lenzuolo appena ti svegli (sì, è successo, ndr).

tornata

Un inglese a Noosa (sì, beccatevi la foto ingrandita!)

 2. Poter mangiare in modo cristiano. 

Sono tornata a poter mangiare su una tavola pulita, con delle forchette non portatrici di malattie, addirittura magari con una tovaglia! E non condividere il tuo cibo (su tavoli dove macchie d’olio e ciuffetti d’insalata non mancano mai) con piatti di pasta al ketchup, hamburger decadenti o fagioli mangiati direttamente dal barattolo (cosa che, devo ammettere, ho fatto anche io un paio di volte, però con i ceci dai….ehm vabbè, ndr).

tornata

3. Rendersi conto che, forse, ti manca fare tutto sul letto.

Dormire nel letto, certo. Ma anche leggere sul letto, mangiare sul letto, programmare la giornata successiva sul letto, infilarsi le mutande e vestirsi sul letto. Perché, diciamocelo, quando sei sul letto superiore di quelli a castello, porti tutto su alla prima e poi chi te lo fa fare di scendere di nuovo? E ora che ci ripenso…ah, i letti a castello. Che invenzione geniale e mortale.

4. Aspetta un attimo, com’è che ci si vestiva in pubblico?

Ah perché, in Italia dici che non si può andare a far spesa in pigiama eh? E neanche andare ovunque in infradito? Devo davvero pettinarmi? Pensavo che la mia perenne e onnipresente treccia laterale andasse bene per ogni occasione (questa mi sa che la penso davvero, continuo a farmela ogni santissimo giorno, ndr). Va bene che l’Italia è la patria della moda, ma improvvisamente, da quando sono tornata, tutti sembrano vestirsi così eleganti, così fashion, così…curati! Probabilmente è il caso di smetterla con quegli shorts di jeans lavati ogni due giorni, fatti asciugare al caldo afoso durante la notte e rimessi praticamente 9 giorni su 10…certo, però, son così comodi. Magari nel mentre butto via anche i pantaloncini con sabbia annessa e ormai irremovibile, o quella maglietta infeltrita che però mi sembrava la migliore che avessi.

5. Ah, ma guarda, gli italiani!

39 giorni di viaggio in solitaria non sono tanti, ma lo diventano, da un punto linguistico, se in 39 giorni non incontri neanche un italiano. Neanche mezzo, neanche un italo-qualcosa. Neanche il tuo pensiero e i tuoi sogni notturni ti parlano più nella tua lingua! Se non fosse stato per messaggi e chiamate da amici italianissimi da oltreoceano…

6. Parlando di comunicazione… com’è che si faceva a interagire con la gente?

È tipo un anno che inizio le conversazioni con domande standard: Da dove vieni? Da quanto tempo sei qui? Di quanti bambini ti occupi? (Alle au pair) Qual è la tua prossima destinazione? Che tappe hai fatto finora? (Ai viaggiatori). Domande che vengono in automatico, risposte alle stesse domande che ormai sono super rodate, sempre le stesse, conversazioni talmente praticate e allenate che, se giudicassero il mio inglese solo sulla base di quelle, mi reputerebbero una madrelingua. Ma poi una volta tornata a casa…tocca togliere l’impostazione automatica e iniziare a fare una cosa assurda: pensare a cosa dire. Accidenti.

7. Nuove convinzioni: Dormire/Vivere/Viaggiare in macchina…perché no?

Magari col materasso giusto, che quello gonfiabile l’abbiamo anche provato, ma proprio non era il caso. E magari anche con l’organizzazione giusta, con una catena di piccoli gesti sempre più rodati ed efficaci per trasformare un mezzo di trasporto in un (minuscolo e fin troppo intimo) monolocale; gesti che vanno a costruire una nuova, originalissima routine quotidiana. Le tendine per i finestrini, la batteria portatile (soprattutto quando te la lanciano in testa), la cucina intera in una scatola, dormire con un unicorno bianco e rosa: tutto questo ha un prezzo. Ma come si fa a rinunciare alla bellezza, alla meraviglia e a quel senso di felice fortuna che ti dà la sensazione di poterti svegliare ogni mattina in un posto diverso?

tornata

tornata

Ordinarietà

8. Pensieri di-struggenti (nel senso che ti distruggono) ti entrano in testa.

Due pensieri, ad essere precisi. Uno è quello di dover cercare un lavoro: e la mia libertà? Tutte quelle mie preoccupazioni soavi e quasi piacevoli, che tanto sono in viaggio e chi-se-ne-frega? E cosa ne sarà di me se dovrò sottostare a orari, capi, consegne, regole, scadenze…solo un grande, grande AIUTO!
E l’altro pensiero…beh, ci avevano detto che i ricordi non hanno un prezzo. Che la bellezza del viaggio in solitaria, la libertà che ne deriva e respirare aria pulita e diversa ogni giorno non hanno prezzo. Che i tramonti, le onde dell’oceano, le rocce, i dirupi, le foreste, le albe, le stelle, le risate, le scoperte, i sorrisi solitari e perfetti; che tutto questo non ha prezzo. ….E sticazzi, vallo a dire a quei miseri 100 dollari rimastimi sul conto.

tornata

Fun on sale

9. Vivere da soli, vivere insieme

All’estero vivi tantissimi momenti in completa solitudine. Ma quante volte mi sarà capitato, a Sydney e in viaggio, di trascorrere intere serate e giornate da sola, senza quasi mai parlare con nessuno al mondo? E quante camminate pluri-chilometriche mi sono fatta lungo l’oceano, sui sentieri, in mezzo alle città, con solo la voce degli altri, il suono della natura e il mio sorriso ebete come fedeli compagni? E poi, tutt’a un tratto, quante ore, quanti giorni interi ho dovuto condividere il mio tempo e i miei spazi con altre persone? Con persone amate, persone mal sopportate, persone totalmente sconosciute. E quante volte ho sorriso e salutato gente mai vista per strada o nelle sale comuni degli ostelli? O dormito con altre 2, 3, 8, 10 persone? Una volta tornata in Italia senti la voglia, la necessità e anche l’ineluttabilità di continuare a comportarti così: sola a volte, in (fin troppa) compagnia altre. Peccato che le tempistiche, una volta a casa, sono sempre completamente sballate…e, in ogni caso, salutare la gente sconosciuta in mezzo alla strada pare non vada di moda qua.

tornata

Insieme…

tornata

…Insieme…

tornata

…E poi sola (a farsi gli stupidi selfie)…

tornata

…E poi ancora insieme…

tornata

…E poi di nuovo sola…

tornata

…E poi ancora insieme!

10. Rivisitazione del concetto di comodità e utilità

Quando abiti sei mesi in un appartamento da sei e condividendo la stanza con altre due ragazze, lo spazio diminuisce, e improvvisamente ti rendi conto di quanto sia semplice ridurre tutti tuoi averi per farli stare tutti nello spazio che hai a disposizione. Quando inizi a viaggiare in macchina, questo spazio si assottiglia ancora di più, e devi fare delle scelte drastiche, con sicurezza e anche un po’ di incoscienza. Quando poi viaggi in solitaria zaino in spalla…è tutto sulle tue spalle, letteralmente. Tutto ciò che hai è ridotto al minimo essenziale, e deve stare tutto in uno zaino da 50 litri, tutto incastrato come il tetris. Magari hai anche una borsetta, o un sacchetto di Woolies con il cibo per i prossimi giorni. Quante volte avrò dato l’impressione di una senzatetto? Anzi, no: ero una viaggiatrice, come molti altri come me, un piccolo mondo a parte. Lo sono stata per così poco, e vorrei esserlo ancora, ancora e ancora. Adesso, anche se sono tornata alle solite comodità, saprei cos’è davvero essenziale e cosa può essere, finalmente, lasciato indietro.

tornata

Una faccia che dice tutto

11. Il cibo te lo ricordi…come dimenticarlo?

Mai come durante un anno dall’altra parte del mondo impari a assaggiare, apprezzare e gustare cibi di tutti i tipi senza lamentarti troppo. È vero, la globalizzazione esiste e fa sì che si possa mangiare lo stesso cibo ovunque. Ma è proprio lo stesso? E poi, in viaggio come si fa? Gli altri non lo so, ma io mi sono cibata a cracker, salsine, frutta, poco altro. Non c’è tempo di stare a cucinare, bisogna andare andare andare! E cosa dire, invece, di quelle sere durante il viaggio in macchina? Scendeva il buio e noi cucinavamo alla fioca luce di un lampione o del cellulare, sedute sull’erba o in macchina, aspettando che l’acqua bollisse sul fornelletto da campeggio. Esperienze culinarie e sensoriali distante anni luce da quelle a cui ero abituata. Bellissime. E bellissimo anche tornare a casa e ingozzarmi del cibo buono di mia nonna, però, e che cazzo.

12. Tutto uguale, tutto diverso

Una sensazione che non ti abbandona: sei tornata, e nessuno intorno a te ha vissuto quello che hai vissuto te. Ognuno ha trascorso la propria vita, magari ha trovato il ragazzo, o un lavoro, oppure ha una vita esattamente identica a quella di 365 giorni fa. E con chi condivido i miei ricordi? Ma poi, l’avrò vissuta davvero questa esperienza? Non me la sarò mica solo immaginata?

No, una sola cosa è certa: è tutto vero. È tutto reale. Ho vissuto cose emozionanti, assurde, bellissime, faticose, perfettamente normali. È tutto vero! Ovunque sia andato a finire adesso.

tornata


Ti è mai capitato di provare tutte queste cose in viaggio e una volta tornato a casa? C’è qualcosa che non ti aspettavi o che ti fa riflettere di questa lista? Raccontamelo nei commenti! 🙂