Requisiti dell’au pair perfetta: una lista semiseria di quelle qualità che un’au pair dovrebbe avere, secondo me. Spoiler: a me ne mancano giusto un paio…

requisiti dell'au pair
Recentemente ho pubblicato il mio primo articolo sui come, cosa e perché del lavoro alla pari; lavoro che ho svolto per 16 settimane in Australia e che sto svolgendo adesso qui in Nuova Zelanda (già da 24 settimane! Oh cavolo).

Con questo articolo mi piacerebbe approfondire un pochino di più la questione, e parlarti di quelli che sono, secondo me, i requisiti dell’au pair, ovvero quelle qualità caratteriali che una persona dovrebbe avere per poter lavorare come ragazza/o alla pari e…sopravvivere. Tornare a casa sano e salvo. Non impazzire. Non sporcare la fedina penale con omicidi plurimi. Vabbè, ci siamo capiti, no?

Me l’hanno chiesto in tanti: alcuni mi dicono che non lo farebbero mai, ad altri sembra una pacchia, altri ancora non hanno ancora capito un tubo di quel che sto facendo dalla mattina alla sera. Se anche tu stai pensando di provare quest’esperienza, prima o poi, oppure se sei semplicemente curioso, ecco gli 8 requisiti dell’au pair, quelli da avere se vuoi destreggiarti con questo lavoro un po’ atipico.

I requisiti dell’au pair, secondo me.

1. Ti devono piacere i bambini.

Lo so, ho iniziato con un’ovvietà. Eppure, credimi se ti dico che, per esperienza, non è sempre così ovvio. A me, per esempio, i bambini non fanno proprio impazzire. Spesso mi dimentico che sono bambini, appunto, e mi ci arrabbio, oppure mi annoio, oppure vorrei semplicemente essere nella stanza opposta della casa, almeno per 5 minuti, senza urla, strilli, canzoncine, salti, capriole, risate sibilline. Anche basta. Ecco, io sono una di quelle che i bambini tanto carini, sì…quando dormono.

requisiti dell'au pair

Capisci bene, quindi, che io non sono la ragazza alla pari perfetta già in partenza. Però mi impegno, non tanto a farmeli piacere, ma a creare con loro un rapporto speciale, che ci metta nella condizione di volerci bene a vicenda senza troppe riserve. I bambini sono sempre speciali, hanno inventiva, creatività, hanno domande e dubbi da risolvere, sono curiosi e non si stancano mai (Aurora, davvero, non si stanca MAI). Anche se non sei un appassionato di marmocchi, non ci hai mai lavorato insieme, hai al massimo accudito il cuginetto per 20 minuti prima di rinchiuderlo nello sgabuzzino, preferisci la compagnia di adulti, anziani, cani, gatti e scarafaggi piuttosto che quella di un bambino…ecco, tra i requisiti dell’au pair c’è questo: trova un contatto, costruisci un ponte tra te e loro. Impara a conoscerli, a capire come zittirli, come farli ridere, come ricompensarli, come farli rigare dritto. A un certo ti si illuminerà una lampadina in testa: li avrai capiti. E l’amore che ti tornerà indietro, credimi, sarà una grossa ricompensa per tutte quelle volte che ti sei trattenuto dal scaraventarli giù dal terrazzo!

2. Devi essere paziente e non prenderla sul personale.

Questo punto è strettamente legato a quello sopra e, soprattutto…a me. Io sono una persona insicura, permalosa e orgogliosa (ce le ho tutte, eh??), per cui capisci che ogni singolo dispetto o sceneggiata dei bambini mi faccia inca…volare come una bestia.

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Prima facevo così: iniziavo a battibeccare, urlavo, mettevo in punizione, tenevo il punto a tutti i costi per una mera questione di principio. Poi, piano piano, inizi a capirlo: questa creatura ha 7 anni, dai, SETTE! Non posso mettermi a battibeccare con lei per ogni cosa, non sono una bambina io stessa. E quindi, ecco il secondo dei requisiti dell’au pair: non prenderla sul personale. Non impermalirti se i bambini ridono di te, tramano alle tue spalle, fanno la spia, dicono bugie: non ce l’hanno con te personalmente. Se ci fosse qualcun altro al posto tuo, sarebbe uguale.

So che potrà sembrarti un po’ sorprendente, ma lo stesso concetto deve essere assolutamente applicato ai genitori. Sì, perché bisogna essere estremamente pazienti e un minimo distaccati emotivamente non solo coi bambini, ma anche con gli adulti! Gli adulti che si dimenticano di avvisarti che non tornano per cena, che ti accusano velatamente di una cosa che non hai fatto, che ti trattano con sufficienza o che tornano a casa col fumo che esce dalle orecchie dopo una giornata storta a lavoro…a me e alle tante persone che ho conosciuto, sono capitate tante cose poco piacevoli più con i genitori che coi bambini (l’ultima: una mia amica tedesca che è stata lasciata fuori di casa e a cui è stato consigliato di “entrare dalla finestra, la prossima volta”).

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Purtroppo in questi casi non c’è molto da fare: si può cercare di discutere e di trovare una soluzione se un certo tipo di problema persiste ma, nella maggior parte dei casi, saranno tutte cose random a cui tu non potrai reagire…se non con TANTA pazienza (al massimo poi ti sfoghi con gli amici).

3. Devi saper stare in compagnia, ma anche da solo

Punto 1: stare in compagnia. Lavorare alla pari significa vivere dentro la casa di qualcun altro, a stretto (ma proprio stretto) contatto con qualcun altro. Se hai già abitato con qualcuno che non sia la tua famiglia, forse saprai di cosa sto parlando: è importante saper rispettare gli spazi, i tempi e gli oggetti materiali degli altri. In questo caso, la cosa si complica perché si tratta di una famiglia intera, che ti ospita e che desidera la tua compagnia: non puoi rifugiarti nella tua stanza appena ingurgitato l’ultimo boccone della cena, né declinare qualsiasi invito a una passeggiata, a un film sul divano, a una giornata insieme. Alla fine, l’essenza del lavoro alla pari è questa e, quindi, tra i requisiti dell’au pair non può mancare la capacità (e la volontà) di saper stare con la famiglia anche fuori dai tuoi orari di lavoro.

Punto 2: stare da soli. Questo lavoro è un continuo oscillare tra due dicotomie: devi saper stare con la famiglia ma, allo stesso tempo, non sentirti offeso o rifiutato se la famiglia ha bisogno di un po’ di tempo per sé. L’ideale sarebbe far talmente parte della famiglia che non esistono confini, come accadrebbe con la tua famiglia reale…ma, purtroppo, questo nella realtà non accade quasi mai. Per cui, è importante saper riconoscere i momenti in cui sarebbe meglio tu te ne stessi per conto tuo. Però credimi…stare da soli non è mai un male, anzi! Molto spesso sentirai tu stesso il bisogno di farlo.

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4. Devi essere flessibile, adattabile e aperto a nuovi stili di vita

Questo è uno dei più importanti requisiti dell’au pair: non dimenticare mai che sei tu che vai a vivere a casa di una famiglia, sei tu che hai scelto di stravolgerti la vita, anche se solo per un breve periodo di tempo. Per la famiglia tu sarai un cambiamento, certo; ma tutto il resto sarà rimasto uguale: stile di vita, abitudini, routine, orari, modi di mangiare e di trascorrere il tempo…saranno sempre gli stessi! Per te, invece, cambierà tutto e sarà fondamentale che tu ti adatti allo stile di vita della famiglia. Non potrai pretendere di cenare alle 9 se qua si cena alle 6 (true story), né di guardare film di paura tutte le sere se c’è una sola tv in casa e loro neanche se lo sognano. Non potrai imporre le tue abitudini a tutta la famiglia perché, semplicemente, non sarebbe giusto. Questo è un requisito ma anche uno dei premi più grandi con cui questo lavoro ti ricompenserà: una volta che avrai imparato a piegare i panni, sistemare i giochi, cucinare le verdure, cenare a un certo orario, e fare tutte le piccole cose esattamente come le fanno loro e (quasi sempre) all’opposto di come le facevi tu…la tua mente sarà inconsciamente più aperta e tu avrai imparato che nel mondo esistono miliardi di modi di fare anche le più piccole cose del quotidiano. Questo è importante: lamentati in privato e/o suggerisci i tuoi modi se necessario ma, tendenzialmente, adattati!!! A volte ti verrà da strozzare qualcuno o semplicemente da spaccare il muro a pugni, ma…adattati 🙂

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5. Devi possedere un minimo di conoscenza della lingua del Paese ospitante

Per me, questo è uno dei requisiti dell’au pair che più sono importanti per svolgere bene questo lavoro. Non so come facciano quelle persone che lavorano come au pair nei Paesi anglosassoni senza parlare una parola di inglese (e lo stesso discorso vale, ovviamente, per qualsiasi destinazione). È ovvio che ci si arrangia sempre, si trova sempre un modo per comunicare o per capire (noi italiani, poi, con i gesti siamo espertissimi); il problema è che qui si sta lavorando e saper comunicare un minimo è fondamentale. Prima di partire, quindi, assicurati almeno di sapere come parlare di quelle cose che ritorneranno spesso nel corso del tuo lavoro ma, soprattutto, impara come comunicare in caso di emergenza: se tu o i bambini di cui ti occupi vi trovate in una situazione d’emergenza, non riuscire a comunicarla in modo chiaro potrebbe essere fatale.

Se non sai la lingua…impegnati! Servono tanto impegno e tanta volontà: segnati le parole che escono fuori man mano, fatti aiutare dai bambini (che saranno sempre contenti di farlo), buttati senza paura di sbagliare, non vergognarti a chiedere chiarimenti su chiarimenti fino a che non avrai capito bene quel che devi fare. Sfrutta al massimo quest’opportunità!

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6. Devi possedere un minimo di conoscenza su come gestire una casa

Non sei mai stato troppo lontano da mamma e babbo? Non hai mai fatto una lavatrice, un uovo sodo, una lavastoviglie? Non hai idea di come si rifaccia un letto? La parola “stirare” ti fa venire il batticuore? Tagliare una mela o preparare il pranzo al sacco dei bambini ti sembrano mansioni inarrivabili?

Ecco…forse questo lavoro non fa per te!

Io non sono la maga della casa (AHAHAHAH no. Direi di no), ma spesso mi ritrovo da sola a dover gestire, organizzare e tenere in ordine una casa e una cena per 5 persone. Insomma, quello che tutte le mamme del mondo (o quasi) fanno ogni giorno! Io però non ho una famiglia mia a cui badare, e all’inizio non è stato facile; si impara tutto, come sempre…ma bisogna partire con un minimo di “conoscenza di come gira il mondo” (concetto che piace tanto al mio babbo). Perché conosco persone che hanno preso due lauree con lode ma poi non hanno idea di dove siano gli utensili nella cucina di casa loro perché ha sempre cucinato la mamma…ecco, in quel caso anche no. Continua pure a stare a casa tua, oppure…datti una mossa 🙂

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7. Devi essere una persona responsabile e matura

Sì, perché questo lavoro ti sembrerà anche una cavolata, ma in realtà è una cosa seria. Tra i requisiti dell’au pair, questo è quello che non va sottovalutato: per la maggior parte del tempo, uno o più bambini sono sotto la tua completa responsabilità, e questa è una delle cose più serie che ti possano capitare di fare nella vita. Essere allegri, divertenti e un po’ scemi coi bambini è bello, ma una responsabilità e maturità di fondo non devono mai mancare per evitare danni e problemi. Non dimenticarlo: il benessere del bambino che accudisci è prezioso e deve essere la tua prerogativa.

(Anche se devo ammetterlo, ero immersa nella lettura di un libro l’ultima volta che Aurora è caduta a un albero. Ma tutto bene, è ancora viva e vegeta!!)

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8. Devi essere indipendente, organizzato e avere un minimo di senso dell’iniziativa

Questo punto racchiude l’anima di tutti i requisiti dell’au pair e…ti dimostra come io non sia proprio l’au pair perfetta. Perché sono indipendente, ma anche troppo!! E perché sono veramente poco organizzata, di contro. E perché il mio senso dell’iniziativa, soprattutto quando si parla di bambini, rasenta il sottozero. Quindi, in poche parole…non essere come me!

Non ho tutti i requisiti dell’au pair perfetta…

Però è anche vero che proprio grazie a questo lavoro ho imparato a smussare alcuni angoli del mio carattere e a far sbocciare altre qualità che non credevo di avere.

Adesso, non posso dire che questo lavoro mi abbia cambiato la vita, ma di sicuro a oggi mi sento un pochino meno permalosa e un pochino più aperta mentalmente di prima. Ho più iniziativa (anche se sarebbe meglio di no perché ogni volta che scelgo A la risposta giusta era B e viceversa) e ho iniziato a capire cosa significa organizzarsi la giornata per essere più produttivi. Ho imparato a cucinare, e passare l’aspirapolvere è un’attività che odio ancora con tutto il cuore, ma un pochino meno di prima. Riesco a pulire 3 bagni in 15 minuti e a parcheggiare nei loculi più minuscoli della via davanti alla scuola. Faccio una spesa intelligente e parlo fluentemente con cassieri, receptionist e istruttori di nuoto. Soprattutto, penso ancora che i bambini siano belli solo quando dormono, ma…beh, dai, a volte non sono così male!

requisiti dell'au pair

Quindi insomma…mica male per un lavoro da colf!*


Tu hai mai provato questo lavoro? Cosa ne pensi? Credi che avresti tutti i requisiti dell’au pair perfetto? Raccontamelo nei commenti! 🙂

*Riferimento a una battutina da parte di una persona che conosco che, ai tempi, ha minimizzato la mia partenza per la Nuova Zelanda dicendomi: “Ah, quindi insomma…vai a fare la colf”. Questa cosa mi è rimasta impressa. Soprattutto, mi chiedo quante cose stia imparando più di me ogni giorno seduta alla sua scrivania nel paesino di provincia…
Giudicare senza sapere è il male più grande del mondo, e chi viaggia lo sa.
Fine dello sfogo 🙂

 

 

Le gif di questo post sono tratte da Internet.