Lavoro alla pari: te ne parlo, dandoti consigli utili, nozioni e racconti di esperienze personali. Cercherò di essere il più obiettiva possibile!

lavoro alla pari

Perché ti parlo del lavoro alla pari? Ci pensavo proprio l’altro giorno mentre sminuzzavo carote e cipolle: non basta un’esperienza per definirsi esperti in un qualche settore. Forse, non ne bastano nemmeno due. Io sono stata ragazza alla pari per 3 mesi e mezzo in Australia, e lo sono da quasi 3 mesi qui in Nuova Zelanda. No, non mi considero un’esperta di questo campo, perché non ho provato tante famiglie, non l’ho fatto in tanti Paesi del mondo, e sei mesi in totale non sono niente…però ecco, posso dirti con certezza che ho imparato moltissime cose su questo lavoro, grazie alle mie esperienze.

lavoro alla pari

Dee Why, dove lavoravo in Australia…

Probabilmente sai già in che cosa consiste il lavoro alla pari, oppure ne hai sempre sentito parlare senza capire bene a cosa si riferisse: con questo articolo vorrei parlarne in modo un po’ più approfondito, così riesci anche a farti un’idea più chiara di quello che combino dalla mattina alla sera (nel caso in cui t’interessasse)!!

lavoro alla pari

…e questa è invece la strada che faccio ogni giorno, qui in NZ 🙂

Cosa significa alla pari?

Il lavoro alla pari non è proprio un lavoro, in realtà, ma più uno scambio culturale in cui, in teoria, la ragazza alla pari (parlo al femminile perché la stragrande maggioranza di persone che prova quest’esperienza è donna, ma ci sono anche ragazzi che lo fanno) impara qualcosa della cultura e dello stile di vita della famiglia e del Paese ospitante, e la famiglia in cambio assorbe la cultura del Paese da cui proviene la ragazza, ottenendo anche una grossa mano in casa e con i bambini.

lavoro alla pari

La bellezza di avere un host dad pompiere (AU)

È il termine stesso au pair (l’equivalente francese di “alla pari”, appunto), che dovrebbe da solo spiegare il concetto: tra la famiglia ospitante e la persona ospitata ci dovrebbe essere un rapporto paritario, di reciprocità, in cui ognuno guadagna qualcosa dall’altro (e non quindi un rapporto verticale, dove uno è il capo dell’altro).

In pratica, la situazione non è sempre così chiara e lineare, e disegnare in modo netto il confine tra lavoro e programma culturale non è assolutamente semplice. La mia host mum in Australia mi ha detto, un giorno, che io ero la sua employee (la sua “dipendente”, cosa che non mi ha fatto particolarmente piacere sentire per la freddezza che un termine del genere trasmette), mentre qui in Nuova Zelanda l’impostazione è sicuramente professionale: ho tutto in regola, ho un contratto, pago le tasse, ecc. Ciò è sicuramente un bene, ma insomma, capisci che il confine è davvero labile!

lavoro alla pari

Assorbire una cultura significa anche fare colazioni come questa! (NZ)

Come funziona il lavoro alla pari?

Questa sorta di scambio culturale avveniva già nel XVIII secolo, quando le famiglie altolocate svizzere presero l’abitudine di spedire le proprie figlie in altri cantoni, per permettere loro di imparare una nuova lingua e di farsi esperienza nelle mansioni domestiche. Il termine au pair uscì per la prima volta in Francia, un secolo dopo, in riferimento alle ragazze inglesi che si recavano in Francia per insegnare la lingua e imparare a loro volta le buone maniere tipiche francesi.

A oggi, il concetto ha ovviamente acquisito un’accezione più ampia, ma il succo alla fine rimane lo stesso: una/un giovane vive presso una famiglia ospitante, ricevendo vitto, alloggio, un piccolo stipendio settimanale e altri benefit, e offrendo in cambio il proprio aiuto con i bambini e la casa.

lavoro alla pari

Festeggiare il compleanno con un brownie e due marmocchi 🙂 (AU)

Quali sono i requisiti per il lavoro alla pari?

Se si decide di partecipare al programma e di vivere quest’esperienza particolare tramite una delle tante agenzie dedicate, queste stesse agenzie richiederanno requisiti ben precisi, che variano in base all’agenzia stessa e al Paese di riferimento: una certa fascia d’età, il non avere persone a carico, avere la patente e magari il certificato di primo soccorso, dimostrare di possedere una certa esperienza con i bambini, e così via.

La maggior parte delle persone, però, cerca la propria famiglia ideale in via privata, ovvero senza agenzie, e in questo caso i requisiti diventano molto meno istituzionalizzati: quello che serve dipende molto da quello che la famiglia in questione desidera! Io, ad esempio, ho conosciuto ragazze e ragazzi, dai 18 ai 35 anni, provenienti da tutto il mondo (anche se gli asiatici sono molto meno frequenti), e con tutti i tipi di background alle spalle: qualcuno ha esperienza coi bimbi da sempre, qualcuno è qualificato, qualcuno ha la patente, qualcuno ha un buonissimo livello linguistico…e molti altri non hanno niente di tutto questo!

lavoro alla pari

Anche i bambini di 7 anni non ne hanno molte, di conoscenze linguistiche 🙂 (NZ)

Alla luce di tutto ciò, i requisiti reali che credo essere indispensabili siano avere un minimo di interesse per i bambini, disporre di un periodo di tempo definito ed essere SEMPRE onesti con le famiglie, che poi i requisiti e le necessità di entrambe le parti verranno fuori parlando con loro.

Quali sono i compiti di un au pair?

Gli incarichi che si svolgono solitamente nel lavoro alla pari si dividono in due categorie.

-Bambini

Non esiste lavoro alla pari se non esistono bambini di cui prendersi cura. Può essere uno o possono essere 7 (sì, conoscevo una ragazza che teneva 7 bambini. Credo non sia sopravvissuta), possono avere due mesi come 15 anni, possono essere a casa tutto il giorno, all’asilo solo 2/3 giorni a settimana, oppure a scuola ogni giorno, poi il pomeriggio possono avere sport, attività, playdate…insomma, le situazioni sono tante.

lavoro alla pari

Come non sfruttare l’opportunità di fare qualche lezione d’italiano all’asilo? (AU)

Quali sono le mansioni legate ai bambini? Principalmente: preparare colazione/lunch box, portarli/riprenderli a scuola e alle diverse attività, fare con loro merenda o i compiti, giocare con loro e fare varie attività creative…cose così. Nelle settimane di vacanze, le attività ovviamente si intensificano (leggi: io ODIO le settimane di vacanze scolastiche).

-Casa

La ragazza alla pari non è una colf o una donna delle pulizie (in teoria…), ma è tenuta a dare una grande mano in casa. Di solito si parla di incarichi “leggeri”, insomma non sei tenuto a pulire le finestre, a lavare le tende o l’auto, a fare il cambio armadi o queste cose più pesanti. Io, qui in NZ, devo anche fare la spesa –perfetto per me che amo i supermercati all’estero– e preparare la cena per tutti 4 sere a settimana, e il resto sono cose tranquille: svuotare/caricare la lavastoviglie, tenere la cucina in ordine, stendere i panni e raccoglierli a sera…pulisco i bagni e passo l’aspirapolvere una volta a settimana, e una volta a settimana stiro (solo fazzoletti e tovaglioli di stoffa: una delle cose più rilassanti del mondo!). In Australia, ad esempio, dovevo anche cambiare e rifare i letti dei bambini, portare a spasso il cane, persino pulire la gabbia del coniglio (una cosa che odiavo e che infatti facevo in 38 secondi netti).

lavoro alla pari

La cena preferita: piadine (più o meno)!! (AU)

C’è da considerare che il livello di pulizia richiesto qui in questi Paesi, per esperienza mia e di molte persone che ho conosciuto, è più basso rispetto al nostro: la cucina basta che sia pulita e in ordine, non deve brillare; l’aspirapolvere nelle camere (sull’odiosa moquette) la passo una volta a settimana ed è abbastanza, e cose del genere. Forse in Paesi come l’Italia queste cose non verrebbero tollerate, ma io mi adatto (con molto piacere!). Tendo a tenere la cucina e i luoghi comuni più puliti perché sono le stanze dove io stessa devo lavorare…per il resto faccio il minimo indispensabile, e siamo tutti contenti.

lavoro alla pari

Ecco cosa succede quando NON cucino io (NZ)

Cosa ci si può aspettare in cambio?

Alla base del lavoro alla pari ci sono il vitto e l’alloggio gratuiti: tu non devi sborsare nemmeno un dollaro per queste cose, mai.

-Alloggio

Anche in questo caso, va in base alla famiglia: la maggior parte ti mette a disposizione una camera singola, con il bagno in condivisione con i bambini. Io sono stata fortunata in entrambi i casi: in Australia avevo una camera matrimoniale, un grande bagno e un piccolo giardino tutti per me; qui in NZ abbiamo camera matrimoniale, salotto e bagno: un mini appartamento, insomma. È comodissimo!

-Vitto

Colazione, pranzo e cena devono essere garantiti. Si ha accesso libero al frigo e alla dispensa a ogni ora del giorno, ma solitamente gli snack extra (quelli che di solito non sono presenti a casa della famiglia) sono a tue spese. Ad esempio, in entrambe le famiglie in cui ho vissuto non sono molto tollerati i cibi spazzatura, per cui quelle volte che ho avuto voglia di patatine o biscotti, me li sono dovuta comprare da sola. Ah ovviamente, se si pranza o cena fuori, è a tuo carico, ovvio. Però mi è capitato moltissime volte di prendermi cibo o snack da casa e portarmelo dietro durante le mie gite, quindi così si risparmia un po’.

lavoro alla pari

Quando il tuo host dad vuole viziarti (AU)

Altre cose che sono escluse sono i prodotti da bagno come bagnoschiuma, shampoo e così via. Ma credo che questo sia lecito, onestamente.

-Stipendio

In molti la chiamano “paghetta”, io lo chiamo stipendio, perché quello è. Naturalmente, anche in questo caso varia. Se parti con agenzie avrai uno stipendio minimo definito da quest’ultime (e dalle leggi vigenti), se invece scegli la “via privata”, ogni famiglia decide il proprio stipendio. Ho sentito un minimo di 150 e un massimo di 300$, che varia in base alle ore e al carico di lavoro. Io prendevo 200$ in Australia per 45 ore circa, 220$ qui in NZ per 35 ore circa (anche meno). Quindi dipende!

Ah, ovviamente parlo di stipendio settimanale, qui funziona così. Ci può essere un’aggiunta per la benzina se si usa la macchina per lavoro (come capita qui dove sono ora).

-Altri benefit

In questo caso, la situazione varia moltissimo in base alla famiglia. In Australia non avevo particolari benefit, piscina e palestra libera a parte (sì, avevo la piscina in giardino e la palestra fuori dalla mia stanza perché i miei host parents lavorano come personal trainer). Qui in NZ, invece, oltre a questo appartamentino molto comodo che è senza cucina ma che ha anche frigo e bollitore, abbiamo una macchina (che possiamo utilizzare liberamente nelle nostre ore libere, cosa FONDAMENTALE), a me è stato dato un cellulare con una SIM neozelandese già pronta e un abbonamento mensile con chiamate, messaggi e dati. Naturalmente, e questo credo capiti un po’ ovunque, abbiamo accesso a tutto ciò che c’è in casa: tv, Netflix, una serie infinita di libri e dvd, i prodotti dell’orto, le attrezzature per l’attività fisica, il forno a legna per la pizza, la mini piscina di acqua calda in giardino…insomma, gran parte di quello che è in casa. E qui siamo molto fortunati.

lavoro alla pari

Partecipare al saggio scolastico lo consideriamo come un benefit? (AU)

Come si fa a trovare lavoro alla pari?

La questione varia moltissimo in base al Paese in cui si vuole andare a lavorare. In Europa, il programma alla pari è regolato dal “Trattato Europeo per l’impiego alla pari”, del 1969, e altri Paesi hanno trattati simili. In alcune nazioni, come ad esempio gli USA (che hanno visti d’ingresso più complicati), si può partire come au pair solo tramite agenzie specializzate e accreditate, che hanno un costo ma anche molte garanzie. Come ho accennato, un po’ in tutti i Paesi del mondo ci sono varie agenzie che si occupano di fare match il più adeguati possibile tra famiglia e ragazza alla pari, tenendo conto dei vari requisiti/caratteristiche/richieste ecc.

lavoro alla pari

Requisito fondamentale: saper fare il solletico ai piedi! (NZ)

In tanti altri Paesi -come Australia e NZ, appunto-, si può partire con agenzie, ma anche in via privata. Ciò significa che le famiglie si possono trovare tramite referenze o raccomandazioni, naturalmente, ma anche tramite i vari gruppi Facebook (ce ne sono tantissimi, praticamente uno per Paese e anche uno per città) oppure, molto più frequentemente, tramite siti web specializzati in questo settore.

Quello che ho usato io in entrambi i casi e con cui mi sono trovata molto bene è Au Pair World, utilizzato anche dalla stragrande maggioranza delle persone che ho conosciuto.

Questo sito, come molti altri, è semplicemente un portale dove sia famiglie sia ragazze/ragazzi inseriscono il proprio profilo, con foto, descrizioni, preferenze e un breve racconto delle loro esperienze in merito a questo lavoro. Tramite i filtri di ricerca (Paese, età, periodo di lavoro, disponibilità e così via), si ha accesso al database con tutte le famiglie che fanno al caso nostro: si leggono i profili, si guardano le foto e, se la famiglia ci piace, le si invia un messaggio privato. Da lì, la conversazione si può poi spostare alle email personali e, più avanti, alle conversazioni su skype. Anche le famiglie ovviamente possono cercare la persona più adatta a loro, inviando messaggi. Il servizio è gratuito per i ragazzi, mentre c’è una piccola somma da pagare da parte delle famiglie per rimanere nel sistema (a partire da 39,90€ al mese).

Consigli per quando si cerca un lavoro alla pari

Non fare gli errori che ho fatto io, e tieni a mente queste cose che mi sono sembrate utili e importanti durante la mia ricerca della famiglia:

-quando scrivi il tuo profilo o entri in contatto con le potenziali famiglie ospitanti, sii onesto: gli aggettivi che vanno per la maggiore, essendo un lavoro a contatto con i bambini, sono “creativo”, “responsabile”, “paziente” e cose così. Non esagerare, se pensi di non esserlo così tanto! È importante vendersi bene, chiunque lo fa ed è giusto così, ma scrivi cose che poi potrai dimostrare davvero sul campo. Io non so mai che diavolo fare con i bambini, non mi vengono mai in mente attività divertenti…quindi ecco, magari sono creativa per altre cose, ma io “creativa” nel mio profilo non ce l’ho scritto!

lavoro alla pari

L’apice della mia creatività con i bambini!! (NZ)

-quando entri in contatto con la famiglia, preparati un elenco di domande chiare e dettagliate su…tutto: quello che si aspettano da te, com’è la casa, com’è la tua sistemazione, quali benefit possono offrirti, quali sono esattamente i compiti che devi svolgere, cosa vogliono che tu non faccia, com’è la città in cui vivono, come sono i trasporti, quando sarebbe il tuo tempo libero…TUTTO quello che ti viene in mente. Non aver paura di rompere le scatole: magari scusati per tutte le domande che hai, ma non risparmiarti! Entra nel dettaglio, dai e pretendi chiarezza, e ricordati che “dopo” sarà troppo tardi!!

diffida (leggi: elimina immediatamente dai tuoi contatti) da quelle famiglie a cui non interessa parlarti su skype o su canali simili. Vivrai nella loro casa, sarete a stretto contatto ogni giorno, per cui DOVETE aver la voglia di conoscervi prima della partenza, di vedervi in faccia (anche se attraverso uno schermo), di parlarvi a voce e non solo per email. È molto importante, davvero! Così come è importante chiedere di poter parlare con l’au pair precedente, per ricevere risposte meno edulcorate.

lavoro alla pari

Su Skype ho conosciuto anche Peaches, la palla di pelo di casa!! (AU)

-se possibile, richiedi un contratto, o perlomeno un accordo su compiti, incarichi, diritti e doveri. Meglio deciderlo prima ed evitare problemi successivamente! La prima volta, in Australia, non c’è stato niente di tutto ciò, e ci sono rimasta male quando, una volta arrivata, mi hanno chiesto di cambiare e rifare il letto anche dei genitori. Io mi sono rifiutata (un au pair non dovrebbe occuparsi delle cose degli adulti, in casa) e non l’ho mai fatto, ma per un attimo mi hanno odiato per questo. Affari loro, è vero, ma meglio evitare le atmosfere di tensione, no?

-leggi i miei consigli sui requisiti caratteriali che un buon au pair dovrebbe avere…li scriverò a brevissimo! 🙂 E poi ti parlo anche dei miei personali pro e contro di questo lavoro, sempre a breve!

-c’è molto di più di quello che io riesca a scrivere in un singolo post. Per prassi, consigli, regole e approfondimenti ti rimando qui.


Tu hai mai provato questa esperienza, o conosci qualcuno che ha provato il lavoro alla pari? Ti piacerebbe lavorare come/ospitare un au pair? Sei curioso di sapere qualcosa in più? Raccontamelo nei commenti!! 🙂