Viaggiare e riflettere: ti racconto che cosa significa, per me, provare amore per i viaggi, e perché sono immensamente grata per questo dono.

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Oggi è il mio compleanno, e quindi vorrei auto-regalarmi questo post. Un post che parla di viaggi, di amori e di riflessioni in movimento.

Infatti, mi capita molto spesso di riflettere su cosa è il viaggio per me. A volte, presi dalla frenesia del dover scrivere tutto sul blog o del dover scattare fotografie a ogni minimo monumento, mi sembra di perdere la bussola, e quindi mi costringo spesso a tornare con i piedi per terra.

E quello che mi dico sempre è che per me il viaggio è un amore.

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Verso Dublino

Il viaggio nel cuore, da sempre

La propensione e l’amore per le lingue straniere, l’interesse per la geografia, il sogno di lavorare come animatrice turistica, quell’innato e radicatissimo tratto della personalità che mi spinge ad essere sempre curiosa, a voler scoprire, capire, conoscere: sono tutti segnali che, già molti anni fa, avrebbero dovuto farmi capire che viaggiare per me era un concetto un po’ più grande di una semplice vacanza ogni tanto. Nonostante abbia iniziato solo negli ultimi anni a viaggiare in modo più consapevole, informato e attento, a viaggiare in modo emotivo ed emozionale ho iniziato tanto tempo fa: probabilmente, quando sono nata.

Viaggiare è un amore che comporta sacrifici, economici e di tempo, ma che da me viene in ogni caso sempre vissuto come un premio, come una scarica di adrenalina eccitante e meravigliosa. Non solo il viaggio in sé, ma anche il sognare, il pianificare, il raccogliere informazioni, il farsi filmini in testa, il tornare, il ricordare, il ricominciare a sognare ancora.

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Verso Londra

Una questione di priorità

Nel confronto con le altre persone, a volte mi sembra di non aver viaggiato per niente, mentre altre volte mi sembra di aver viaggiato molto; anzi: di essere quasi continuamente in viaggio, con il corpo o con la mente.

A volte so che la gente pensa che io sia una persona ricca per potermi permettere i viaggi, i weekend, persino le gite fuori porta. Ma, alla fine, è tutta questione di priorità. Non faccio shopping da una vita (ho dovuto comprarmi un paio di jeans due settimane fa perché l’unico che avevo era ormai logoro), la borsa che uso abitualmente oggi l’ho acquistata 7 anni fa, mi sono stancata di comprare orecchini o collanine che tanto poi non cambio mai, da tempo leggo solo i libri che trovo nella libreria di casa o nel mio ebook, raramente bevo più di una birra quando sono fuori, e non trovo sia necessario spendere tanto per andare a cena, nonostante mi piaccia farlo spesso (perché il cibo è un’altra delle mie passioni).

Invece, sì, i soldi che ho, quando posso, li spendo in biglietti, alloggi, parcheggi, caselli autostradali, musei e castelli, piatti tipici e attrazioni. Li spendo volentieri, in questo senso e, anche se non sono mai abbastanza, trovo sempre il modo per fare un viaggio; al massimo vado a un’ora da casa, spendo poco e vedo molto: sempre di viaggio si tratta.

Insomma, magari mi vedi in viaggio, ma indossando un paio di jeans logori: non sono una persona ricca, né una persona povera, sono solo una persona fortunata perché ha imparato quali sono le sue priorità e cerca di vivere di conseguenza.

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Verso New York

Il viaggio è una malattia?

Quando si tratta di viaggi tendo sempre a parlare di passione ma, siccome sono una persona che sta molto attenta all’uso delle parole, sono consapevole che il termine passione possa anche avere un’accezione molto negativa, di dolore, di emozione fortissima e violenta, che può anche arrivare a turbare e a far soffrire. L’ amore, invece, è sempre, SEMPRE, una cosa bella. E non può mai fare male, perché quando un amore inizia a fare male diventa una droga, diventa un’ossessione, ed è una cosa ben diversa. Non credo che il viaggio diventerà mai per me un’ossessione, perché so già che non riuscirò mai a trovare niente di negativo, niente di sofferto, nel viaggio.

E non penserò mai, mai, che l’amore per i viaggi sia una malattia. A molte persone piace parlare di wanderlust, di travel bug. Sono parole che uso anche io, ma con il distacco che meritano. A tante persone piace dire di essere malate di viaggi, ossessionate dal viaggio, colpite dal morbo del viaggio, dipendenti dalla droga del viaggio. Queste persone si beano di tale condizione, a queste persone questa malattia piace. Rispetto con tutto il mio cuore l’opinione e l’approccio al viaggio degli altri, ma personalmente ritengo sia un controsenso: a nessuno piacerebbe mai essere malato, e trovo che la connessione “amore per i viaggi = malattia” sia un concetto fastidioso e mortificante nei confronti di quello stesso amore, un sentimento bello e positivo.

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Verso Parigi

Per me è un dono

Per quanto mi riguarda, secondo la mia personalissima e umilissima opinione, l’amore per i viaggi, su di me, non è una malattia.

L’amore per i viaggi, su di me, è un dono.

Esatto. L’amore per i viaggi è il più grande dono che la vita stessa possa farci ogni volta che decidiamo, semplicemente, di uscire di casa. È l’opportunità, che si ripete a ogni partenza, di avere il tempo, lo spazio e gli strumenti necessari per scoprire, per conoscere, per conoscersi. È il meraviglioso e gigantesco premio che ci viene concesso quando ci prendiamo per mano e ci portiamo fuori, ci portiamo altrove.

Ne ho tanti altri, ne ho avuti e ne avrò. Li chiamerò amori, passioni, hobby o preferenze. Ma quello per i viaggi è un amore che non si stanca e che non mi stanca, un amore che mi diverte, che mi esalta, che mi rilassa, che mi soddisfa, che mi rende indipendente, orgogliosa e migliore. È il dono per cui sarò sempre grata.

Per il mio compleanno e per tutti i giorni della mia vita, posso e potrò sempre contare su un apprezzatissimo dono: il mio grande, bello e sano amore per i viaggi.


Adesso sono curiosa: che tu viaggi poco o spesso, qual è il tuo approccio al viaggio? Malattia, ossessione, dono, svago, passatempo…raccontamelo nei commenti!! 🙂