L’importante ricorrenza del mio primo viaggio in solitaria, e il racconto di una fantastica esperienza: dormire in un vero swag, sotto le stelle del Red Centre australiano!

swag

Oggi per me è un’altra ricorrenza speciale: un anno fa, infatti, partivo per il mio viaggio in solitaria in giro per l’Australia. In passato avevo già preso aerei da sola tante volte, e già qualche volta ero partita per una qualche avventura senza conoscere nessuno; ma si trattava più che altro di avventure di lavoro (come stage o stagioni da animatrice), non di un vero e proprio viaggio. Quindi, per me, il 19 febbraio rimarrà sempre un po’ la data del mio “sdoganamento come solo traveler.

Non so se lo rifarò ancora, se ci saranno altre occasioni in futuro: la cosa più importante, però, è sapere che, se volessi, semplicemente potrei, perché non avrei più paura, perché “andare” da sola non sarebbe più un’incognita troppo grande. Per me è una cosa davvero importante, e bella.

Dormire sotto le stelle

Un anno fa, quindi, ero in aereo da Adelaide ad Alice Springs, e mi apprestavo a compiere la prima tappa del viaggio, cioè il mio mini tour di 3 giorni nel Red Centre australiano, in altre parole: in mezzo al nulla. Non voglio (ancora) raccontare di quel tour nel complesso, ma parlarti delle due notti trascorse lì, per ricollegarmi a una delle mie cose da fare prima di morire, ovvero dormire sotto le stelle.

Mi era già capitato, soprattutto da piccola, di dormire all’aperto, senza neanche una tenda a farmi da tetto. Ma questa volta, vabbè, tutta un’altra cosa! Io e gli altri membri del gruppo (circa una decina di persone) abbiamo trascorso le due notti rintanati dentro gli swag, i tipici sacchi a pelo australiani e neozelandesi.

Cos’è un swag?

In realtà, più che di sacchi a pelo, in tempi passati si trattava di grandi fagotti legati in modo particolare, che esploratori, minatori, tosatori di pecore e viaggiatori si portavano sulle spalle durante le loro peregrinazioni nel bush australiano; di notte, si apriva e si trasformava in un letto, ma all’interno si tenevano anche i pochi averi, come stoviglie e vestiti.

swag

Immagine presa da Internet

swag

Immagine presa da Internet

Oggi, il swag (si può anche trovare con il nome di bedroll) è ancora ampiamente usato in Australia, soprattutto dai viaggiatori, ma quelli moderni sono in tessuto impermeabile, anti-insetto, dotati di materassino e cuscino, robusti ma leggeri. Oggi si possono trovare anche in forma di mini-tende, tipo così:

swag

Immagine presa da Internet

La mia esperienza dentro a un swag

Durante il nostro tour, noi abbiamo dormito nei swag classici, quelli vecchio stile. Unica “comodità”: un materassino alto un paio di centimetri. Ognuno di noi poi aveva il proprio sacco a pelo, indispensabile soprattutto per rinchiudercisi dentro e non farsi mangiare dagli insetti…

Per due notti, una a King’s Creek Station e l’altra in un altro campo, dopo la nostra bella cena consumata intorno al fuoco come unica fonte di luce, abbiamo posizionato i sacchi uno vicino all’altro, per essere più compatti possibile. Con il fuoco che si spegneva e gli ultimi bagliori dalla cenere, le stelle in cielo sembravano brillare ancora di più. Una via lattea infinita, un cielo nero che più nero di così non l’avevo mai visto, e un silenzio mai inquietante, sempre e solo piacevole; ogni tanto, il rumore di un animale dietro gli alberi, o un compagno che cercava di trovare la posizione giusta su quel materassino scomodo, e poi nient’altro. Solo un’enorme, scoppiettante senso di libertà assoluta.

La prima notte, tutto bene. Se solo il tour leader non ci avesse detto, giusto un attimo prima di chiudere gli occhi, di non agitarci se mai avessimo visto dei dingo gironzolare nei dintorni. Coooosa? I dingo non è che siano proprio animali pacifici…durante la notte mi sono svegliata e, naturalmente, sentivo rumori inconfondibili, di animali simili a cani respirare pesantemente e annusare in giro. Me li sarò sognati? Io non ho aperto neanche gli occhi, sono rimasta immobile e mi sono convinta di sì…

La seconda notte, invece, è andata a meraviglia, a parte l’urlo infernale che una delle mie compagne sdraiata vicino a me ha cacciato per essersi trovata un ragno grande come il palmo di una mano sul proprio sacco a pelo. Tutto bene!

swag

Ti faccio la decenza di lasciare piccola questa foto per non urtare la tua sensibilità con la mia inguardabile faccia! 🙂

Ma come ho fatto?

A volte ripenso a quelle notti e mi chiedo: ma come ho fatto? Io sono abbastanza schizzinosa, e ho una bella paura degli insetti. Non sempre, ma quando sono vulnerabile sì: quando dormo e non posso accorgermene, per esempio. E invece lì, in quei momenti, non avevo paura, non mi sono preoccupata di niente, dei ragni, dei serpenti, dei dingo, delle decine di animali minuscoli ma mortali che si possono trovare in Australia, soprattutto nel deserto. Io me ne sono abbastanza fregata…e tutto questo è abbastanza inspiegabile, ma molto bello!

Gli swag Waltzing Matilda

Il pensiero degli swag mi riporta alla mente tantissime immagini dei miei approfondimenti sulla storia australiana. La figura di swagman ha un ruolo culturale molto importante per questa nazione, e la prima cosa che mi viene in mente è la mitica Waltzing Matilda, una canzone (più una bush ballad) che ha fatto la storia dell’Australia, e che fu scritta nel 1895 da Banjo Paterson. Io adoro questa canzone, ha un’atmosfera tutta sua!

Once a jolly swagman camped by a billabong
Under the shade of a coolibah tree,
He sang as he watched and waited till his billy boiled,
“You’ll come a-waltzing Matilda with me”.


Tu hai mai dormito sotto le stelle? E avevi mai sentito parlare di swag e di Waltzing Matilda? Ti piacerebbe provare un’esperienza del genere? Raccontamelo nei commenti!! 🙂