Dal primo giorno del 2016, ho aggiunto a questo blog la mia lista delle cose da fare prima di morire. Di cose che vorrei fare ce ne sono molte (e ogni giorno me ne viene in mente una nuova!), mentre le cose fatte hanno a malapena raggiunto la doppia cifra. Ma non importa, con calma si fa tutto!

Piano piano vorrei raccontare le varie esperienze tra le cose fatte fino a ora. In questo post, vi parlo di quella volta (o meglio, delle volte) in cui ho provato a fare surf per la prima volta nella mia vita.

Il surf è uno sport incredibile e, dopo averlo provato una volta, capisci perfettamente perché ci sia gente al mondo completamente dedita a esso. Posso capire quelle persone che si alzano la mattina ancora prima dell’alba, inforcano la bici e volano verso il mare con la tavola sottobraccio, si spogliano e indossano la muta sulla spiaggia, e si tuffano in acqua senza troppe pretese, che fuori ci sia il sole o che piova come Dio la manda, che sia caldo torrido o freddo gelido (tutte queste cose le ho viste più volte con i miei occhi).

IMG_0007Lo capisco perché, una volta che impari il meccanismo e che ti fai il fiato, salire sulla tavola e farsi trasportare dalle onde, anche se solo per pochi secondi, è una sensazione impagabile e indimenticabile, impossibile da provare altrimenti. Io non posso dire di esserci riuscita molte volte (anzi), ma l’atmosfera e le vibrazioni che si sentono quando l’onda sta per arrivare ti mettono un’adrenalina addosso che è difficile da dimenticare. Quindi sì, li capisco: una volta imparato, scommetto che sia impossibile smettere!!

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La mia prima volta sul surf è avvenuta grazie al mio compleanno nel 2014, in Australia: la mia hostfamily mi ha regalato una lezione di surf a Manly che, insieme a Bondi, è la spiaggia con la scuola di surf migliore in tutta l’area di Sydney. Io ho trascinato le mie due amiche del momento, e insieme abbiamo vissuto queste 2 ore un po’ folli, condite da moltissimi lividi e moltissime risate.

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A partecipare alla lezione eravamo in 20 circa, quasi tutti principianti assoluti. La prima parte della lezione si è svolta sulla spiaggia: gli istruttori ci hanno spiegato moltissime cose teoriche, dalla formazione delle onde a come uscire dalle correnti, dalle secche al movimento di braccia e gambe per svolgere i vari movimenti, fino all’etichetta da tenere in acqua per non disturbare gli altri (o fare loro molto male!). Poi, in cerchio, abbiamo provato il movimento sulla tavola adagiata sulla sabbia: nuota, nuota, nuota, guarda indietro, aspetta l’onda, appoggia le mani, datti la spinta, e via su in piedi con un salto. Più facile a dirsi che a farsi, credetemi! Serve tanta forza e tanta coordinazione.

Una volta in acqua, ho trascorso una delle ore più faticose della mia vita. Riuscite a immaginare la frustrazione che ti può montare dentro quando spendi 10 minuti nuotando verso il largo, affrontando le onde e facendo una forza indicibile sulle braccia, e poi in 1,3 secondi un’onda malefica ti riporta a riva? Ecco, oltre un’ora a fare questo. Senza dimenticare i dolori ai muscoli, i lividi ovunque (specialmente sul fianco, dove appoggiavo la tavola), bernoccoli in testa (grazie alla mia amica Agnese che mi ha deliberatamente urtato con la sua tavola), dita dei piedi doloranti (perché continuavano a impigliarsi nella cordicella) e altri dolori sparsi un po’ ovunque. Però, ragazzi, che gioia quelle due misere volte che sono salita in piedi! Ti sembra di volare sull’acqua e, anche se stai andando pianissimo e dura solo qualche secondo, la sensazione è davvero unica. Il giorno dopo non stai in piedi, ma la sensazione è bella lo stesso!

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Io e Martina ci siamo prese bene e, dopo qualche giorno, abbiamo approfittato di qualche ora libera dal lavoro per provare a fare surf da sole. Ho indossato pantaloncini e una vecchia rush vest di Scott (il mio host dad), lei mi ha prestato la tavola della bambina della sua famiglia, e siamo andate a Dee Why. Ormai era luglio (quindi inverno pieno) e fuori c’erano 18 gradi, me lo ricordo bene. Io mi sono buttata in acqua come se niente fosse, e se ci penso adesso, ricordo con tanta emozione quei miei momenti australiani di assoluta spensieratezza. Abbiamo provato e riprovato, ma senza l’aiuto degli istruttori (e soprattutto con una tavola per bambini) non c’è stato verso di combinare niente. Solo tanta fatica, ma anche tanta emozione per essere dentro all’oceano, d’inverno, senza muta, con una tavola, a provare a fare surf. Semplicemente questo, semplicemente fantastico.

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Parecchi mesi dopo, ho viaggiato da sola per qualche settimana in giro per l’Australia. Il mio itinerario sulla costa est prevedeva anche una sosta di 2 giorni a Agnes Water, un piccolo paesino rinomato proprio per il surf. Non potevo non buttarmi di nuovo! La lezione si è svolta in modo molto simile alla precedente e, come la prima volta, sono riuscita ad alzarmi in piedi giusto un paio di bellissime volte (ma innumerevoli volte in ginocchio, per quel che vale…). Anche questa volta, tante grandissime emozioni, oltre a un certificato di partecipazione che conservo gelosamente come un piccolo trofeo e un ricordo a me molto caro.

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Sono sempre stata una grande amante della fatica fatta per un qualche sforzo fisico durante lo sport; ho sempre considerato i miei lividi come vere e proprie medaglie a premio dei miei sforzi e della mia tenacia. Anche in questo caso, le botte o la semplice fatica di trascinare o trasportare una pesante tavola dal deposito al mare e viceversa, mi ha messo addosso tanta soddisfazione. E poi io, che l’acqua non è proprio l’elemento in cui mi sento più a mio agio, sono stata davvero felice di aver provato questo magnifico sport, soprattutto in Australia, la patria del surf. È sempre una grande felicità quando si testano (e in qualche modo si superano) i propri limiti, e quando si prova qualcosa di completamente nuovo! Qualsiasi cosa sia, è sempre e comunque fonte di arricchimento personale, e niente al mondo come le esperienze vissute in viaggio sono capaci di arricchirti così tanto.

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