Il diario della settimana 3 di #B_inNewZealand. Tappe, emozioni, momenti no, preferiti e aneddoti di questa settimana da ovest a est.

settimana 3

#B_inNewZealand – Settimana 3: le tappe

Settimana 3. Sono tanti giorni di vacanza, e sono pochissimi ancora, rispetto ai giorni che ci aspettano. Questa settimana, ti avverto prima, non ho molto da raccontare…l’itinerario è brevissimo e alcune giornate sono state di tutto…tranne che di viaggio.

Chilometri percorsi: 525

Lunedì 27 febbraio

La settimana 2 era finita a Greymouth, e qui ancora siamo. Cosa dire di questa giornata? Assolutamente niente. Complici le nuvole nel cielo, il mal di pancia, tutti i dispositivi scarichi, una Greymouth triste e il blog/i lavori che incalzano, abbiamo trascorso tutta la giornata in biblioteca.

Per la sera ci siamo spostati a Kumara Junction dove, dopo aver scattato qualche fotografia con dei wc allineati lungo la strada (??),

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abbiamo dormito nel piazzale del Junction Café. Ho fatto un po’ di chiacchiere con la signora che gestisce il bar, simpaticissima e disponibilissima. E abbiamo fanculizzato le maledette sandflies insieme 🙂

Martedì 28 febbraio

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martedì: ci svegliamo così

Una bella colazione al café di cui sopra, qualche degustazione di miele, e poi si parte alla volta di Lake Brunner! Abbiamo trascorso un numero imprecisato di ore guidando tra stradine sterrate sperse tra le colline; un laghetto di qua, un torrente dalle acque chiarissime di là, ciottoli bianchi e levigati, cespugli sconosciuti, un silenzio incantatore. Come al solito, un sacco di mucche e di pecore. E ho visto un intero branco di mucche correre! Tu avevi mai visto una mucca correre? Io no, assurdo!
Prima di arrivare, ci fermiamo per una passeggiata nel bosco fino alle Carew Falls, un luogo che si rivela pieno di pace e di bei pensieri.

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Dopo aver aiutato una coppia di francesi il cui van si era arenato in una spiaggetta lungo la strada, siamo arrivati a Moana, un placido villaggio di villette, un pub e poco altro. È il centro principale di Lake Brunner, ma è tutto tranquillo, silenzioso, semi deserto. Noi attraversiamo il ponte sospeso, ci fermiamo a pranzare sulla spiaggetta dorata lambita dalle acque del lago, facciamo le nostre passeggiate nei boschi fatati, e la giornata scorre che è una meraviglia.

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Le more trovate sui rovi al margine della spiaggia

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Ci fermiamo a dormire in un campeggio gratuito sul lato est del lago, uno dei posti migliori dove abbiamo dormito fino a ora: tanta gente tranquilla, due simpatici vecchietti come vicini di “casa”, l’erba verdissima che si affaccia sul lago, un tramonto da ricordare.

Mercoledì 1 marzo

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Mercoledì: ci svegliamo così

Lasciamo un Lake Brunner avvolto da un banco di nebbia e continuiamo la nostra traversata verso ovest. Piano piano il cielo si apre e c’è quasi il sole quando arriviamo a Otira. Qui non c’è un piffero da vedere, se non fosse per l’omonimo hotel: uno dei posti più assurdi che io abbia mai visto! Con i maiali e una capretta solitaria in giardino, questo hotel/caffetteria è un’accozzaglia disumana dei più disparati oggetti: dalle carrozze alle corna di cervo, da vari animali impagliati a due pappagalli vivi (che fine faranno?), dai divani in pelle rossa a libri antichi e polverosi, passando per seghe dipinte che ornamentano le pareti, vecchi quadri, soprammobili improbabili, un flipper e qualche radio degli anni ’50…davvero, una cosa assurda! Abbiamo girato un po’ e poi siamo fuggiti perché la padrona del bar mi metteva ansia. Che posto assurdo!!

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Abbiamo poi valicato le Southern Alps in corrispondenza di Arthur’s Pass. Il van faceva le salite in prima o al massimo in seconda, e c’erano degli paesaggi spettacolari. Ci siamo fermati a un punto panoramico per fare delle foto e abbiamo scovato due Kea, bellissimi pappagalli di montagna tipici di questi luoghi.

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Arriviamo a Arthur’s Pass Village, facciamo un giro nel “paese” e una bella camminata di 30 minuti in salita per ammirare la Devil’s Punchbowl Waterfall, poi ci fermiamo per qualche foto alla Cave Stream Scenic Reserve. Un paesaggio spettacolare, quasi spirituale, non lo so: queste colline perfette, dorate perché ricoperte dai tussock, tutta una vallata sotto di noi, un silenzio misterioso rotto solo dal rumore del vento…davvero, non so spiegarti la magia di certi paesaggi in Nuova Zelanda. E penso allora che le cose più belle non riesco a fartele vivere tramite le foto e le parole: sono questi luoghi, dove non c’è assolutamente niente, talmente immensi che una fotocamera non li può catturare, ti fanno venire i brividi e quelli non si possono descrivere.

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Ci fermiamo per la notte a Lake Pearson: ci sono tantissimi camper ma il posto è tranquillo, con le paperelle che giocano con noi, una cena a due metri dall’acqua e, cosa da non sottovalutare, un pochino meno sandflies del solito!

Giovedì 2 marzo

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Giovedì: ci svegliamo così

Anche Lake Pearson ci dà il buongiorno completamente avvolto nella nebbia; scatto una foto normale e il risultato è in bianco e nero, non avevo mai visto una cosa così. Ci lasciamo alle spalle questo posto e andiamo verso quel luogo che si rivela il più bello fino fino a ora in NZ: Castle Hill. Facciamo colazione e poi trascorriamo tutta la mattina in questo luogo che –ci crederesti?- definirei magico. Lo so che uso questa parola e i suoi sinonimi spesso, ma è questo ciò che certi luoghi mi trasmettono. Tu immagina questa enorme vallata giallo-verde, le colline dolci e scoscese, e poi centinaia e centinaia di massi grigi di arenaria, dalle forme e dalle grandezze più diverse. Intorno, il nulla. Abbiamo trascorso una mattinata bellissima solo in compagnia di massi giganti. Suona strano, suona anacronistico, ma è così: scoprire le forme, curiosare dietro un sasso, divertirsi a trovare buchi in cui infilarsi o rocce piatte e scoscese da usare come scivolo, divertirsi come bimbi a urlare e ascoltare l’eco tornare, cercare le pose più belle per le fotografie, spingersi fino ai margini del dirupo, con un po’ di timore ma con tanta voglia di vedere da lassù il panorama e l’effetto che fa.

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Ho lasciato quel post con un sorriso gigantesco e con la consapevolezza di aver avuto un’altra dimostrazione di grandezza dalla natura e dal suo impareggiabile potere.

Dopo Castle Hill, è tutto in discesa verso Christchurch. Ci fermiamo a Springfield, un villaggio anonimo dove tutti si fermano per fare una foto con il Big Donut e, soprattutto, il pieno di benzina (prima di questo non c’erano state stazioni di benzina per 82 km).

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Mangiamo una pie e poi ci fermiamo qualche chilometro oltre, a Sheffield, per mangiarne un’altra. L’ultima oretta del pomeriggio la trascorriamo nella biblioteca di Darfield (credo di concorrere ormai al titolo di massima esperta di biblioteche in Nuova Zelanda). È tardo pomeriggio quando arriviamo nei dintorni di Christchurch, a Halswell. Ancora biblioteca (questa è fantastica!), poi siamo andati al Prebbleton Tavern, un pub irlandese che ospita van self-contained gratuitamente. Abbiamo cenato al buio, come spesso accade, in un misto tra isteria e divertimento puro 🙂

Venerdì 3 marzo

Ecco come appare una tipica “giornata di servizio” per chi vive in un van: colazione fresca di supermercato; tappa biblioteca per bagno e ricarica dispositivi; viaggio verso la piscina più vicina, un’ora di idromassaggio bollente e poi una bella doccia lunga e tanto desiderata; viaggio verso la lavanderia a gettoni più vicina, che si rivela essere nel retro di un café meraviglioso, nel quartiere di Addington; due lavatrici in contemporanea più tre asciugatrici, abbiamo lavato tutto il lavabile perché il van si stava “lerciando” un attimo, e nel mentre un fantastico pranzo/merenda dentro al café;

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trasferimento in un parcheggio, tutti i panni stesi al vento (e parecchio imbarazzo), sistemazione del van con pulizia profonda, lavaggio dei piatti arretrati –capita…- e qualche lavoretto fai-da-te. Supermercato, cena, bagno pubblico nascosto, notte al parcheggio del pub irlandese.

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La vergogna, l’imbarazzo, la comicità

Ecco, questa è una giornata tipo che ogni tanto DEVE succedere, per sopravvivere. Che ci piaccia o meno!

Sabato 4 marzo

È una giornata importante: festeggiamo i nostri 8 mesi in Nuova Zelanda! Il festeggiamento consiste in una colazione per noi particolarmente celebrativa (leggi: pane croccante con burro d’arachidi e marmellata di frutti di bosco) e poi, finalmente, di un giro lunghissimo e senza meta per il centro di Christchurch!

Le cose che avrei da dire su questa città sono molte e, forse, non è questa la sede. Sicuramente dedicherò a lei un post più approfondito. In tanti ci dicevano che facesse abbastanza schifo, ma io non lo penso proprio. Penso però che sia difficilissimo vivere in questa città; una città che presenta ancora il conto del terremoto avvenuto ormai 6 anni fa. Ci sono ancora le macerie per le strade, gli edifici sventrati, le transenne, intere vie distrutte, interi quartieri completamente scomparsi. È difficile, è deprimente, ed è anche bellissimo girarsi di poco e trovare street art coloratissima, progetti, cantieri, nuove costruzioni, nuovi servizi, gente sorridente che cerca di rialzarsi. È un luogo davvero strano in cui abitare, credo, e anche solo in cui passare qualche giorno.

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Noi oggi abbiamo deciso di visitarla un po’ così, come viene, tanto il centro è piccolo e si gira bene. Abbiamo passeggiato sui sentieri del bellissimo giardino botanico e di altri giardini –Christchurch è anche chiamata The Garden City-, abbiamo visto la cattedrale sventrata che mi ha lasciato un piccolo strappo nell’anima, abbiamo visto il Re:START Mall con i negozi e i locali dentro a container colorati –e sicuramente antisismici-, i palazzi rimasti in piedi e quelli che non ci sono più, la vita che scorre lungo il fiume Avon. Abbiamo visto gran parte del centro, insomma, e assaggiato cose buonissime in posti particolari.

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Per cena abbiamo incontrato Wayne e Toni, parenti della nostra ex famiglia ospitante che avevamo già incontrato in due occasioni e con i quali ci eravamo trovati benissimo. Abbiamo cenato in un ristorante particolare di cucina cajun, con i festeggiamenti del Mardi Gras a pochi metri: tantissime risate e cibo ottimo. Poi ci siamo spostati in un bar molto bello e molto tranquillo, per fare due chiacchiere senza il caos. È stata una giornata particolare, piena zeppa di sensazioni miste, e conclusa ottimamente.

Domenica 5 marzo

Oggi il problema sono io. Sono svogliata e molto di malumore. Ma molto. Ci svegliamo tardi, facciamo un salto in biblioteca e poi andiamo in centro per un brunch (che però non troviamo, e finiamo quindi a mangiare in un posto niente di che) in New Regent Street, una vietta bellissima e piena di vita.

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Siccome dopo pranzo non avevo voglia di fare nulla e stavo muta come un pesce, abbiamo trascorso mezzo pomeriggio sotto un albero al Woodham Park, ai margini della città, a leggere e a farmi passare il malumore. Che a volte capita, vero?

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Però “riprendersi” qui non è male

Passato quello, siamo andati nella zona di Colombo a fare una doppia merenda in due localini che volevamo provare, e abbiamo girellato un po’.

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Serata tranquilla, niente da segnalare.

#B_inNewZealand – Settimana 2: impressioni e curiosità

  • Adesso ci sediamo qui tutti insieme e parliamo delle sandflies. Quegli esserini minuscoli, neri come la pece e odiosi. Odiosi, credimi, odiosi. Quasi peggio delle zanzare. Perché le zanzare perlomeno le senti, c’hanno quel zzzz fastidioso che ti avvisa del loro arrivo. Le sandflies invece sono minuscole, a volte manco le vedi, e di sicuro non le senti. Ti si piazzano sulla pelle e all’improvviso senti pizzicare, e il danno è fatto. Adorano le caviglie, loro. Infatti vorrei farti vedere le mie caviglie massacrate, ma evito per decoro. Il problema è che loro sono ovunque ci sia un po’ di umidità: con i laghi, fiumi, ruscelli, rigagnoli e compagnia che ci sono in ogni angolo di questo Paese, loro sono praticamente ovunque. E sono tante, sono infestanti: sei lì che stai mangiando la tua minestrina, per dire, tranquillo tranquillo, e te ne ritrovi tipo 20 o 30 nello spazio tra te e il cucchiaio. Poi, prima di andare a dormire, chiudiamo le porte del van, accendiamo la lampada e loro si palesano: solo dentro al van ce ne sono almeno 60, 70, magari di più. Sono tantissime, e vanno sterminate una a una. Sono esserini odiosi, l’ho già detto?
  • E come va con la questione dell’abitudine ai tempi lenti di questo tipo di viaggio? Diciamo che sto iniziando ad abituarmi, sì, anche perché questi tempi dilatati sono inevitabili, e prima o poi sarà il caso che me ne faccia una ragione. A volte mi metto a pensare che magari non avremo tempo di vedere tutto quello che vogliamo vedere e allora mi prende male, ma…cerco di cambiare pensiero e tutto si sistema 🙂

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  • Adoro le biblioteche. L’ho già detto? Qua sono tutte moderne, nuove, pulite, super attrezzate, super confortevoli e ospitali: sei uno sconosciuto e ci passi magari tutto il giorno, usi il bagno pure per lavarti i denti, succhi via tutta l’energia possibile, ma nessuno se ne cura e, anzi, verrai sempre salutato con un sorriso e con un immancabile see you later (che mi fa sempre ridere). Ma anche da noi in Italia ci sono biblioteche pubbliche così belle e accessibili? È un peccato non averci mai fatto caso!
  • Una cosa divertente è stata che, per 4 giorni (da Greymouth a Springfield) non abbiamo trovato né la benzina né un supermercato. L’unico “rivenditore di cibo” trovato –lo chiamo così perché anche minimarket sarebbe un’esagerazione- è stato ad Arthur’s Pass: un grande bar-sel service, in un angolo, aveva uno scaffale con del cibo e dei prodotti sulle mensole. Tutto qui. Due frigoriferi a fianco: uno per le bibite e un altro per il pane surgelato e la carne, imbustata manualmente in sacchettini da freezer e senza alcuna etichetta, solo una data scritta con il pennarello indelebile. Fantastico. Ci vivresti in 100 km così? Io…non credo.

#B_inNewZealand – Settimana 3: i preferiti

Non ci sono dubbi e l’avrai capito anche tu: Castle Hill è il mio luogo neozelandese preferito non solo della settimana, ma di tutti questi 8 mesi, per ora. Mi ha lasciato sensazioni inspiegabili ma, puoi starne certo, bellissime. È la natura più vera, autentica, selvaggia, inusuale e incantata che mi aspettavo dalla Nuova Zelanda.

#B_inNewZealand sui social

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Conclusa anche la settimana 3…ci vediamo lunedì prossimo! Aspetto le tue impressioni e curiosità, intanto! 🙂