Il mio viaggio in Nuova Zelanda è terminato. Qui le tappe della settimana 20 e le considerazioni finali su un viaggio lungo, pesante e spettacolare!

#B_inNewZealand – Settimana 20: le tappe

Le ultime parti da coprire sulla mappa dell’Isola Nord: il Northland e la zona di Auckland.

Lunedì 26 – Far North e Cape Reinga

 Oggi prendiamo parte a un tour guidato del Far North, quella striscia di terra che si allunga nel nord estremo dell’isola. Purtroppo ho dimenticato la macchina fotografica in van e le foto con il cellulare lasciano un po’ a desiderare…ma così è! Partiamo quindi la mattina e ci fermiamo subito in un negozio di souvenir della zona, dove facciamo conoscenza dei nostri compagni di viaggio (due coppie della nostra età, provenienti una dalla Nuova Zelanda e l’altra dal Galles) e ammiriamo certe sculture enormi e grandiose intagliate nel legno Kauri, un albero nativo di cui ti avevo parlato la settimana scorsa. C’è addirittura una scala a chioccola dentro il tronco di un Kauri, pazzesco!

Wendy è la nostra guida e iniziamo a spostarci con il suo van verso nord, passando dalla strada centrale. Ci fermiamo a una tappa intermedia e poi, in tarda mattinata, arriviamo a Cape Reinga. Questo è il punto più a nord della Nuova Zelanda che si possa raggiungere; è anche il punto dove, protetto dalle verdi colline, si trova uno dei fari più iconici del Paese, e anche dove il Mar di Tasmania e l’Oceano Pacifico si incontrano formando grosse onde bianche e azzurre. Ci siamo presi un po’ di tempo per fare la passeggiata fino al faro, immersi in un silenzio quasi solenne, rotto solo dal mare e dal vento. È un posto selvaggio, dove la mano dell’uomo non è quasi arrivata se non per il faro e per la strada; un posto dove veramente si sente la potenza della terra e del mare, un posto che ti induce a riflettere sul mondo e sulla natura. È stato un momento magico, direi!

Ci siamo poi spostati nella vicina Tapotupotu Bay per mangiare il nostro pranzo al sacco ai tavoli da picnic, chiacchierando e ammirando la spiaggia che si faceva scura con le prime gocce di pioggia. Dopo pranzo, ci siamo spostati sul lato occidentale della lingua di terra del Far North: qui si trova Ninety Mile Beach, una spiaggia lunghissima che è dichiarata autostrada: chiunque abbia un 4×4 può utilizzarla come strada a tutti gli effetti, previa bassa marea. Certo che sono strani qua, eh? Ma prima di iniziare a guidare, ci fermiamo alle famose dune di Te Paki, pronti alla mini attività adrenalinica di oggi: fare sand boarding! Abbiamo preso le tavole dal retro del van, siamo saliti in cima a una delle immense dune (una salita faticosissima: i piedi affondavano nella sabbia farinosa e la pendenza era veramente ripida!) e poi ci siamo lasciati scivolare uno a uno, sdraiandoci sulla tavola e finendo poi di faccia in fondo alla duna, dove ci si schizzava con i rivoli d’acqua lì presenti. È stato molto divertente: essendo molto ripido, si andava giù velocemente!! Peccato che alla fine avevo i jeans e la maglia completamente coperti di sabbia mista ad acqua, ma questi vabbè, son dettagli.

Terminiamo la giornata con il viaggio lungo Ninety Mile Beach, fermandoci ogni tanto per scendere e scattare fotografie a questa spiaggia immensa, al suo silenzio, al vento e alle onde basse e frequenti, al cielo senza fine, ai molti segreti e aneddoti che racchiude.

Una volta tornati a Kaitaia, salutiamo tutti e ci mettiamo in biblioteca un’oretta, poi prendiamo OJ e andiamo a mangiare e dormire sulla costa est del Northland, vicino a Kerikeri.

Martedì 27 – Bay of Islands

È un’altra bella e soleggiata giornata dopo che il meteo dava pioggia; ormai non ci facciamo più caso. Dedicheremo questa giornata a quello che riusciamo a vedere della Bay of Islands, e iniziamo proprio da Kerikeri; una cittadina normale ma piuttosto allegra (sarà per il sole o per quella colazione meravigliosa che abbiamo fatto stamattina?).

Trascorriamo la mattinata nelle zone più interessanti di Kerikeri: prima visitiamo Kemp House, una delle case più antiche della Nuova Zelanda, e Stone Store, dove si trovano un piccolo museo e uno dei negozietti più variegati e deliziosi che io abbia mai visto.

Saliamo sulla collina per fare qualche foto, poi guidiamo tra il mare e le colline fino a Opito Bay, e infine ci spostiamo alle Rainbow Falls: un’altra bellissima scoperta.

Mangiamo una barretta al volo e andiamo verso la costa, fermandoci per una visita rapida alle Haruru Falls, dalla tipica forma a ferro di cavallo.

Poi, andiamo a trascorrere il pomeriggio a Waitangi, dove si trovano i Waitangi Treaty Grounds: qui, infatti, è dove fu firmato il più importante trattato della storia neozelandese. Un luogo molto caro ai Maori e tra i più significativi per la storia di questo Paese. Noi prima visitiamo l’interessantissimo museo, poi prendiamo parte a una visita guidata che, in circa un’ora, ci porta alla scoperta di tutti i principali punti della zona. La guida (un Maori gigante!) ci parla della storia, delle curiosità e degli aneddoti che ruotano intorno al trattato, ma anche della natura del posto e della canoa da guerra più grande del mondo, che per me è un vero e proprio capolavoro.

Alla fine, prima di terminare la visita per conto nostro, assistiamo a un altro meraviglioso spettacolo di danze e canti Maori, all’interno del Marae di Waitangi. Un’altra grande, grande emozione!!

Abbiamo concluso con una serata a Paihia, un paesino costiero con un lungomare molto grazioso, ammirando le luci rosa del tramonto.

Mercoledì 28 – Bay of Islands

Oggi terminiamo di visitare questa zona, tutta intorno alla Bay of Islands! Dopo una mezza mattinata di sistemazione van, come prima cosa scendiamo giù fino a Kawakawa per vedere il bagno pubblico più famoso della Nuova Zelanda: quello disegnato da Hundertwasser, l’artista austriaco che visse da queste parti per alcuni anni.

Peccato che il paesino non ci sia piaciuto per niente, per cui siamo scappati subito verso Russell prendendo la strada interna, praticamente tutta sterrata: che gioia…alla fine arriviamo e facciamo un giro a Russell (la prima storica capitale neozelandese!), tra il lungomare, i negozietti e la chiesa più antica della Nuova Zelanda.

Compriamo qualcosa per pranzo e poi ci immettiamo sulla vecchia strada storica di Russell, che passa un po’ sulla costa e un po’ tra le colline verdi. La strada è lunga ma bella; ci fermiamo ogni tanto per delle foto e poi continuiamo a guidare verso sud, lungo la Tutukaka Coast; qui ci fermiamo per foto e passeggiate varie a Whale Bay, Matapouri, Tutukaka, Ngururu e altri posti di questo genere.

Arriviamo in serata a Whangarei, una città che, almeno al buio e in macchina, non ci dice molto. Per cui cuciniamo qualcosa, andiamo a comprare delle cose al centro commerciale e poi ci mettiamo a dormire a due passi dal fiume.

Giovedì 29 – Whangarei e Whangarei Heads

Ci svegliamo all’arrivo di due grandi pullman stracarichi di ragazzini in uniforme scolastica pronti per una mini maratona intorno al fiume. Tra il caos e il tempo incerto, scattiamo una foto al ponte e poi ci mettiamo alla guida verso Whangarei Heads, la mini penisola a sud-est di Whangarei.

Arriviamo fino in fondo, a Ocean Beach, e poi, sulla via del ritorno, ci fermiamo alle varie baie per scattare foto e fare qualche passeggiata. È una bella zona, soprattutto alla vista del Mount Manaia, verdissimo, che si getta praticamente nella baia!

Torniamo verso Whangarei e ci fermiamo lungo la strada alle Whangarei Falls: ci prendono un’oretta di cammino ma soprattutto di contemplazione, perché questo è un posto davvero magico!

Poi torniamo a Whangarei e ci limitiamo a visitare la parte centrale della città, con un paio di gallerie d’arti, un cottage storico, la marina piena di barche e una passeggiata lungofiume.

Concludiamo il resto del pomeriggio con una guida tutta verso sud, fermandoci ai punti più salienti della zona di Bream Bay: One Tree Point, Marsden Point, Ruakaka, Uretiri Beach, Waipu Cove, Langs Beach, e infine Mangawhai Heads.

La nostra visita del Northland è finita: andiamo a dormire a Port Albert e domani si va ancora più a sud, verso Auckland!

Venerdì 30 – North Auckland

Una mattinata un po’ “persa”, in giro alla ricerca di posticini carini che però, nonostante la nostra buona volontà, non riusciamo veramente a trovare. Da Wellsford passiamo di fianco a posti come Warkworth, Puhoi e Waiwera, per poi fermarci un’oretta a Orewa Beach, una delle spiagge più popolari della zona a nord di Auckland, sulla costa orientale. Il posto è carino, ma niente di più che una fila di case e negozi da una parte e la spiaggia, stretta tra il mare e una striscia di prato, dall’altra.

Ci rilassiamo qui un po’ mentre la vernice bianca asciuga sulla carrozzeria di OJ, poi proseguiamo verso sud e ci addentriamo nella penisola di Shakespear Bay, tra saliscendi, bei panorami e piccole baie nascoste e soleggiate.

Ci spostiamo poi a Takapuna, un posto che mi dava grandi aspettative e che invece non mi ha particolarmente entusiasmato, e infine a Devonport, la penisoletta che si trova nella zona orientale della grande baia di Auckland.

Ecco, questo posto ci è piaciuto molto! Siamo saliti subito in cima a Mt Victoria, un piccolo ex vulcano completamente ricoperto di erba verde, dove si trovano vecchi bunker di guerra e da dove, soprattutto, si ha una visuale spettacolare sullo skyline di Auckland; di notte deve essere davvero splendido!

Siamo poi scesi in paese, dove si trovano un mucchio di edifici in stile vittoriano, eleganti e decorati, più un parchetto verde con un albero incredibile, tanti fiori in giro e il molo a cui attraccano continuamente traghetti in arrivo da Auckland. Ultima tappa: North Head, e di nuovo una bellissima vista sulla città.

L’ora del tramonto si avvicina precipitosamente, per cui ci inoltriamo nell’immenso traffico del venerdì sera a Auckland, e prendiamo la strada verso il centro città. Finalmente! Il percorso è lento per via del traffico, ma alla fine riusciamo ad attraversare il maestoso Harbour Bridge e a raggiungere la città. La nostra prima tappa non può che essere una: Mt Eden, il vulcano e punto panoramico naturale più alto della città (lo sapevi che Auckland sorge su 48 vulcani spenti, estinti o dormienti?). Scaliamo il fianco della collina, arriviamo in cima e ammiriamo gli ultimi minuti del tramonto, con le pennellate di rosa e di arancione che colorano il cielo sopra lo skyline. Poi, prima che faccia buio, saliamo un altro pochino e ci troviamo sul ciglio del cratere: una vera emozione, per me del tutto nuova!

A buio ormai fatto, scendiamo in città e partiamo alla ricerca di un wifi per prenotare la nostra prima notte a Auckland. Lo so che sembrerà assurdo, ma trascorrono quasi 3 ore prima di riuscire a sistemarci! Tra trovare il wifi, scandagliare tutti gli Airbnb possibili, sceglierne uno, richiedere la conferma, cercare di rimediare a un errore dell’host chiamando l’assistenza per parecchi minuti e infine ripiegare su un ostello almeno per questa notte…si è fatta ora di cena inoltrata! Finalmente raggiungiamo l’ostello, lasciamo le nostre cose e ci avviamo nel quartiere di Ponsonby per la cena. È un quartiere piuttosto vivace la sera per la grande presenza di bar e ristoranti lungo la via principale. Noi entriamo a Ponsonby Central (una specie di centro commerciale dentro a una vecchia fabbrica dove però si trovano praticamente solo locali per bere e mangiare) e scegliamo El Sizzling Chorizo, un ristorante di ispirazione argentina. Seduti al bancone con vista griglia, ammiriamo la maestria dei cuochi, mangiamo strabene e ci godiamo l’atmosfera. Una bella serata 🙂

Sabato 1 luglio – Auckland

Oggi finalmente si scopre Auckland! Peccato che il tempo faccia così schifo, ma non c’è niente che possiamo fare e quindi via!

In realtà, la mattinata non parte proprio alla grande: dopo la colazione e le ultime faccende in ostello, andiamo a prendere OJ (parcheggiato sulla parte erbosa del marciapiede, dove il tizio dell’ostello ci aveva indicato), ma stanotte ha piovuto e l’erba si è trasformata in fango. Ci abbiamo messo parecchio tempo, varie spinte e un gentile ragazzo di passaggio per venirne fuori!

Mentre piove, andiamo in centro e al centro informazioni per recuperare mappe e quant’altro. la ragazza al banco, per fortuna, ci parla del Matariki Festival e di una delle ultime esibizioni che si tiene oggi, prima della partita degli All Blacks: una serie di spettacoli di canti e balli inscenati da gruppi di artisti Maori professionisti! Allora parcheggiamo OJ al porto e ci fiondiamo verso Queens Wharf dove, all’interno dell’inusuale struttura chiamata The Cloud, ci apprestiamo ad assistere alle esibizioni. Pensavamo di stare solo qualche minuto e invece alla fine, complice anche la combo pioggia/vento-fortissimo/nebbia fuori dalle vetrate, siamo rimasti fino all’ora di pranzo e oltre! È stato un bello spettacolo, con un conduttore molto simpatico e coinvolgente e delle esibizioni davvero suggestive. Certe esibizioni emanano una forza e una potenza che raramente ho incontrato altrove!

Alla fine, con le gambe a pezzi e lo stomaco incazzato nero, ci arrendiamo alla pioggia e usciamo. Il pomeriggio è trascorso facendo grandi camminate in giro per zone un po’ a caso della città: dalle zone lungomare di Viaduct Harbour e Wynyard Quarter, con il Silo Park e il mercato del pesce, fino a Victoria Park e poi nel centro, passeggiando per Queen Street (la via principale della città), Aotea Square con il teatro civico e il municipio, e vari giri senza una meta ben precisa.

Nel tardo pomeriggio ci avviamo al nostro appartamento Airbnb, nella zona di Grafton. La nostra stanza ci piace all’istante e ci prendiamo un’oretta per svuotare completamente OJ e iniziare a sistemare qualcosina. Poi torniamo in centro a piedi e decidiamo di andare a mangiare in Federal Street dove si concentrano vari ristoranti interessanti. Ci avevano consigliato Depot, e siamo stati molto contenti di aver seguito il consiglio!

Domenica 2 – Auckland

Oggi è il giorno in cui si dice addio a OJ. Abbiamo messo gli annunci ovunque, ma non ci sono state offerte interessanti e quindi siamo qui, a 2 giorni dalla partenza senza sapere come fare. Decidiamo quindi di “sprecare” la mattinata per andare a un car market. Si arriva in questo grande parcheggio, si paga la tassa di vendita e si mette il van in mostra, sperando che si riesca a concludere un affare. Ma niente: pioviggina, è il periodo più brutto per vendere (nel pieno dell’inverno) e quindi c’è pochissima gente. Alla fine, all’ora di pranzo andiamo e sfruttiamo la nostra ultima possibilità, l’ultimissima spiaggia: un rivenditore di van usati. Che ci fa il suo prezzo, quasi ridicolo, e noi non possiamo far altro che accettare. Torniamo all’appartamento stanchi e abbattuti.

Nel primo pomeriggio esce il sole e facciamo qualche altro giro, nonostante il morale sia proprio sotto le scarpe. Anche oggi mi dimentico la macchina fotografica in camera. Facciamo una bella passeggiata all’Auckland Domain, credo sia il parco più grande della città ed è davvero un incanto. Qui si trovano anche il Winter Garden, un bellissimo edificio che ospita giardini tropicali e serre, e il Museo di Auckland con annesso monumento ai caduti. Molto bello davvero.

Torniamo in centro e continuiamo a girare senza mete particolari, attraversando il grande quartiere universitario con la bellissima University Clock Tower, fino ad arrivare ad Albert Park, il parco cittadino circondato dai grattacieli ma tranquillo e sereno, con le aiuole colorate e i grandi alberi dalle radici contorte.

La sera, prima di tornare a casa, ci fermiamo a cena nella zona di Britomart, a metà tra il centro e il porto, dove si trovano parecchi locali. Scegliamo un ristorante che è una combinazione di africano e mediorientale, poi concludiamo con un gelato da Giapo. È un posto di cui avevo sentito parlare e che fa gelati dai costi esagerati, ma bellissimi e buonissimi. Stasera c’è bisogno di una coccola.

Lunedì 3 – Auckland

Nonostante sia praticamente il nostro ultimo giorno per vedere Auckland, trascorriamo tutta la mattina a casa a cercare di fare più cose possibili: tra le altre cose, c’è da chiudere il conto in banca, l’assicurazione auto e il numero telefonico; scegliere e scrivere le cartoline; terminare le ultime lavatrici; selezionare i vestiti da non portarci dietro; fare le valigie; buttare, salvare o regalare le migliaia di oggetti che ci siamo ritrovati intorno dopo 4 mesi di vita in van…vabbè ci siamo capiti, è lunga. Addirittura domani sera saremo a Melbourne e noi non abbiamo ancora prenotato un alloggio…ci sono davvero tante cose da fare.

Finalmente usciamo per l’ora di pranzo e ci dirigiamo verso Newmarket, un quartiere che si sta facendo trendy in città. Pranziamo da Best Ugly Bagels e facciamo un giro nella zona, spostandoci poi fino all’adiacente Parnell, il quartiere più vecchio di Auckland; qui si trovano casette minuscole rispetto ai grattacieli del centro e vecchi cottage storici in legno o in pietra. Passeggiamo un po’, entriamo in St. Mary’s Church e Holy Trinity Church, poi arriviamo fino a Judges Bay e saliamo sulla collina dei Parnell Gardens, da cui si ha una bella vista sulla città.

Torniamo verso il centro e finiamo di visitare le attrazioni che ci mancano: un giro a Britomart di giorno, High Street e Volcan Lane, la zona di Chancery, la galleria d’arte, la cattedrale…

Alla fine, quando il sole è ormai dietro l’orizzonte riusciamo a salire sulla Sky Tower, simbolo di Auckland e torre più alta in tutto l’Emisfero Meridionale. Non ho ancora capito se da fuori mi piace o no, ma da lassù in cima la vista sulla città e su tutta la baia è davvero uno spettacolo!

La nostra ultima cena in terra neozelandese è un po’ inusuale: scegliamo tre ristoranti asiatici (un coreano, un giapponese e un cinese) e condividiamo un piatto in ciascuno. Una sorta di cena in movimento, qualcosa di speciale per ricordarci di questo momento particolare.

Martedì 4 – Partenza

Su questa giornata non c’è molto da dire: la impieghiamo praticamente tutta a finire di fare le cose che non siamo riusciti a fare in questi giorni. Io, tra l’altro, devo lasciare qui la ma valigia perché si è rotta; per fortuna che da Sydney, mesi fa, mi era arrivato il mio zaino da 70 litri pieno delle cose che avevo lasciato in Australia due anni fa. Ecco, alla fine ho dovuto infilare tutto nello zaino, che è risultato pesare solo 12 chili. Sono contenta di me e della facilità con cui mi sono lasciata indietro una valigia piena di vestiti e altre cose, senza sentirne troppo il distacco. Sono solo oggetti, alla fine. Solo oggetti.

Il proprietario dell’Airbnb, gentilissimo, si offre di accompagnarci all’aeroporto ma solo alle 15, non più tardi. Per cui arriviamo al terminal con oltre 5 ore di anticipo. Non c’importa, onestamente: siamo esausti, fisicamente e mentalmente, e un po’ di decompressione non può che farci bene.

L’aereo Jetstar parte puntuale, alle 20.50. Il volo è scomodissimo ma fa niente: le ruote si staccano dall’asfalto della pista e guardo la Nuova Zelanda scomparire, almeno alla vista. Dopo 4 ore arriviamo a Melbourne, in Australia…e questa è tutta un’altra storia.

#B_inNewZealand – Settimana 20: impressioni finali

Come capita a tutti nei momenti di grande cambiamento, nella mia mente e nel mio cuore si agitano vorticosamente decine e decine di emozioni diverse. Alcune sono belle, altre molto meno; altre ancora, invece, sono totalmente incomprensibili. Quest’anno è stato un altro scalino importante verso la persona che voglio essere, verso il bagaglio di esperienze con cui voglio affrontare il viaggio della mia vita. È stato un anno normale con i suoi alti e bassi, con le scoperte, le cose perse e guadagnate, tante consapevolezze e molti momenti perduti per sempre e altri momenti che non scorderò mai. Ma è stato ovviamente un anno speciale, lontano da quella zona di confort che non ho ancora capito dove sia, lontano dalle cose di casa, dalle persone che amo, dalla vita di sempre. Ho vissuto esperienze memorabili e, se facessi una lista di tutte le cose fatte, vissute e provate in questi mesi, credo che non potrei far altro che essere orgogliosa di me, di noi, di tutto questo. Alla fine di questo lungo viaggio, avrei voluto godermi gli ultimissimi giorni con spensieratezza, lasciando un po’ di spazio alle riflessioni, al cuore in gola, a quella nostalgia che però ti fa sorridere di nascosto. Invece poi la vita ti sconvolge sempre, scombussola pure quei piani che non avevi neanche osato pronunciare ad alta voce. Senza preavviso porta via da questa Terra una Persona che ami immensamente, una Persona che non potrai abbracciare mai più. E allora tutte le tue forze sono concentrate in un’unica attività: disperarsi. Mi sono disperata per 3 giorni e la fase di recupero del sorriso spensierato sarà molto, molto lunga e travagliata. E così la fine di questa grande avventura e l’addio alla Nuova Zelanda, un Paese che ho amato ed odiato come accade sempre quando le emozioni e le passioni sono profonde e consapevoli, sono coincisi con un momento di dolore immenso, di impotenza che ti fa tremare le gambe, di maledizione verso tutta questa lontananza, verso tutta questa stupida irreversibilità. È un momento davvero surreale, che non so spiegare e che non riesco neanche a figurare nella mia mente per il nodo in gola che compare all’istante. Un momento in cui mi impongo di visitare la città, di fare le valigie, di buttare le montagne di vestiti che non ci stanno, di scrivere le cartoline, di cenare fuori, di scattare fotografie, di parlare con le persone, di cercare nuovi alloggi e nuovi itinerari…e la mia testa è sempre di là, sempre altrove, sempre in un luogo che non riesco ad afferrare. È surreale. È fuori da ogni umana comprensione. E io vado, vado, continuo a fare le cose che devo fare, saluto la Nuova Zelanda con un abbraccio mentale e continuo ad andare, sperando che il viaggio, come sempre sa fare, possa donarmi un po’ di conforto, un po’ di pace.

Adesso è tempo di Australia, poi sarà tempo di Fiji. Poi sarà il momento di tornare a casa. E io vado, vado, vado. Piango, poi sorrido, e poi vado.


Cosa ti è sembrato della settimana 20? Hai mai fatto un viaggio così lungo? Ti piacerebbe? Pronto a seguirmi nelle mie prossime destinazioni? Lascia un commento, se ti va!