Siamo alla settimana 19 di #B_inNewZealand…la penultima! Ecco la pagina di diario che racchiude tappe, racconti e fotografie di questi 7 giorni appena trascorsi.

settimana 19

#B_inNewZealand – Settimana 19: le tappe

Ormai siamo agli sgoccioli: tantissimi chilometri di guida, ineluttabilmente verso nord, a coprire le ultime strade rimaste!

Chilometri percorsi: 2031

Lunedì 19 – Forgotten World Highway

Dopo una settimana bella intensa, questo lunedì mattina ci svegliamo sotto le nuvole ma quieti, nel minuscolo parcheggino della biblioteca di Eltham; ci sentiamo protetti, tranquilli dopo una notte finalmente riposante, senza incubi né  rumori strani né pioggia battente sul tetto del van…a parte il camion dell’immondizia che passa la mattina presto che ancora è buio. Ma va bene dai, non lamentiamoci!

Sotto le nuvolone grigie andiamo a Stratford, e facciamo colazione in attesa che arrivino le 10. Stratford è un altro dei piccoli paesi della Nuova Zelanda, ma è particolare perché ha creato un collegamento con “l’altra Stratford”, quella in Inghilterra dove nacque Shakespeare. Così qui c’è un teatro dedicato a lui, opere in sue onore, e l’unica torre dell’orologio con i carillon della Nuova Zelanda; 4 volte al giorno (tra cui le 10 del mattino, appunto), la torre si anima e escono fuori le statuine di Romeo e Giulietta. È stato un po’ surreale: trovarsi lì sul marciapiede, un normalissimo lunedì mattina di normalissime commissioni per gli abitanti di Stratford, con la musica romantica sparata fuori dagli altoparlanti e queste due figurine che si decantano il proprio amore a vicenda, mentre sotto scorrono automobili, camion e tir in tutta tranquillità 🙂

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Dopo un minuscolo giretto in paese alle galleria d’arte (carina!), prendiamo la strada che ci accompagnerà per tutto il giorno: la Forgotten World Highway. Si tratta di una delle strade più antiche della Nuova Zelanda, che collega Stratford a Taumarunui. Sono solo circa 150km, ma è piena di curve, tornanti, restringimenti e lavori in corso: una strada che non si lascia guidare veloce!

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Lungo il tragitto ci sono alcuni punti d’interesse: oltre a qualche punto panoramico sulle verdeggianti colline della valle, non si può non fermarsi a Whangamomona, un minuscolo villaggio dove abitano 20 persone e che, nel 1989, si è proclamato Repubblica, con tanto di passaporto ed elezioni a cadenza regolare. Come no! Vuoi sapere chi abbiamo trovato a Whangamomona? Nessuno! Una manciata di case, l’hotel chiuso, i pochi edifici storici un po’ scalcinati. Però dai, che risate! Certa gente è proprio strana, eh? 🙂

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Più avanti si trovano altre cose interessanti, tra cui il Moki Tunnel scavato a mano decenni fa e le Mt Damper Falls, davvero piacevoli.

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Verso la fine della Forgotten World Highway, prendiamo la deviazione verso nord e superiamo paesini su paesini fino a giungere a Te Kuiti, un paese un po’ più grande degli altri. Qui, arrivati ormai con il buio, ci rilassiamo un po’ e poi andiamo a fare la spesa e a preparare la cena nel parcheggio del supermercato. Cose che mai nella vita uno penserebbe di fare, la cena al supermercato, e invece ormai ci sembra tutto normale, tutto perfettamente inserito in un contesto ormai dato per assodato. Ci sentiamo un po’ a casa, ovunque andiamo in Nuova Zelanda.

Andiamo a dormire a un paio di chilometri dalle Waitomo Caves, nella regione di Waitomo appunto.

Martedì 20 – Waitomo Caves e dintorni

La giornata inizia con una sosta al centro visitatori di Waitomo per acquistare i biglietti delle attrazioni che ci ruberanno gran parte della giornata: le tre grotte di Waitomo. Una volta acquistati i biglietti, facciamo colazione e poi dedichiamo la mattinata alla zona più a ovest rispetto alle grotte, nella direzione del mare. Qui, oltre alle Piripiri Caves (non ci addentriamo a più di 3 metri dall’ingresso perché è buio pesto ed è leggermente inquietante), troviamo due delle più belle attrazioni naturalistiche viste finora. La prima è dalle dalle Marokopa Falls: una semplice e veloce camminata nel bosco porta al punto panoramico da dove si ammirano queste imponenti cascate, attualmente le mie preferite i assoluto in Nuova Zelanda. Non volevo più distogliere lo sguardo!

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Sulla via del ritorno verso le grotte ci fermiamo per una passeggiata di circa mezz’ora che porta al Natural Bridge, una grandiosa formazione rocciosa nel mezzo della foresta che sembra proprio, appunto, un enorme ponte naturale di roccia che si apre sopra le nostre teste. È davvero fantastico, sembra di essere entrati in un mondo a parte!

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Sulla via del ritorno il sentiero è in discesa e mooolto fangosa, e finalmente succede: scivolo a cado di sedere in mezzo al fango, un po’ ridendo e un po’ lamentandomi del dolore. Dopo tutte queste settimane di camminate in mezzo al fango, mi sembrava giusto che succedesse, non pensi? Non ho foto di questo, però 🙂

A mezzogiorno inizia la visita alla prima delle tre grotte, che ci prenderanno tutto il resto della giornata. La più famosa è la Glowworms Cave, con bellissime formazioni rocciose ma, soprattutto, un breve tratto percorso a bordo di una barchetta sopra al fiume, per ammirare, nel buio più completo, migliaia e migliaia di puntini blu luminosi sopra alle nostre teste. Un’emozione davvero unica, un vero spettacolo!! E una menzione speciale a una guida davvero simpatica 🙂

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Dopo, fatte una breve visita al museo e una velocissima scalata al punto panoramico, è stata la volta delle Ruakuri Caves, con un’entrata spaziale e un percorso guidato alla scoperta delle stalattiti, stalagmiti e colonne più belle. Siamo riusciti anche a vedere (e fotografare) alcuni glowworms, sia al buio che alla luce (quando si presentano per quello che sono: dei filamenti che pendono dalla roccia), e ci sono certe zone davvero da restare a bocca aperta!

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Ma quanto è figo l’ingresso???

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Glowworms

Alla fine, ci siamo addentrati nelle Aranui Caves con una guida molto gentile e pacata, che ci ha spiegato e mostrato le parti più belle della grotta. Forse la mia preferita, perché del tutto inaspettata!

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Finita la visita, abbiamo preso OJ e siamo partiti alla volta di Hamilton, l’ultima grande città che visiteremo (brevemente) prima di Auckland. Prima, però, facciamo una breve sosta a Otorohanga: un paesino come tutti, dove però si trova una specie di galleria all’aperto dove sono esposti un sacco di oggetti relativi alla cultura popolare neozelandese: dagli All Blacks alla Marmite, passando per le pecore, i kiwi e la lingua Maori.

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Arriviamo infine a Hamilton e in giro non c’è assolutamente nessuno, anche se i parcheggi sono stracolmi: sono tutti a vedere la partita di rugby contro i Lions allo stadio! Mangiamo qualcosa e poi andiamo a dormire in un parcheggio immenso con decine e decine di camper.

Mercoledì 21 – Hamilton e dintorni

Stamattina decidiamo di posticipare il giro a Hamilton e, visto il bel tempo, ci spostiamo verso ovest, verso il mare. La prima tappa sono le Bridal Veil Falls, anche in questo caso una delle cascate più belle viste fino a ora in NZ! La cosa bella è che sei lì che stai passeggiando lungo il sentiero e a un certo punto ti trovi esattamente sopra la cascata (alta e stretta, sembra davvero un velo da sposa!), in cima allo sperone di roccia e con una vista verticale sul laghetto sottostante…fa impressione! Poi si scendono le scalette e si arrivano a punti panoramici intermedi e, infine, all’altezza del laghetto. Abbiamo trascorso un po’ di tempo qui perché ci è piaciuta davvero tanto 🙂

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Dopo ci spostiamo al mare davvero, fermandoci a Raglan per scattare qualche foto. Qui alla fine stiamo più del previsto, perché ci mettiamo a lavare i piatti (avevamo giusto un paio di arretrati…) e, soprattutto, a fare le ultime fotografie a OJ per metterlo in vendita! È stato abbastanza divertente tirare tutto fuori e fare foto mentre la gente ci guardava! 🙂

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Mangiamo qualcosa e poi passiamo da Manu Bay e Ngarunui Beach, le due spiagge più popolari di questo tratto di costa (Manu Bay è anche il punto preferito dai surfisti in tutta la Nuova Zelanda. Ce n’erano anche oggi, nonostante il vento freddo!).

Torniamo a Hamilton e iniziamo l’esplorazione dall’unica attrazione che ci interessa davvero visitare di questa città: gli Hamilton Gardens. Sono tra i più grandi del Paese e, oltre a una parte “normale” con il laghetto, il giardino delle rose e i tratti tipici dei giardini di qui, hanno una zona che racchiude giardini diversi e molto particolari: c’è il giardino rinascimentale italiano e quello cinese, il giapponese e l’indiano, il modernista e il tropicale, quello Maori e quello in stile Tudor inglese…per me che amo i giardini è davvero il Paese dei Balocchi! Mi è piaciuto davvero tantissimo, e non voglio neanche immaginare come possa essere nella stagione calda!

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Ci spostiamo poi in centro per fare un giro tra le strade principali (trovando anche Riff Raff, una statua dedicata a Rocky Horror Picture Show) e a visitare la galleria d’arte e il museo cittadino, davvero molto interessante e ben fatto.

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Al museo

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Street art nascosta

Una breve passeggiata lungofiume, ed è già ora di andare! Ceniamo e poi andiamo a dormire a Te Aroha, sempre più verso nord!

Giovedì 22 – Coromandel Peninsula

Che nottata, ragazzi! Dopo essere andati a dormire alle 2, con le palpebre che calavano pericolosamente e un mal di testa atroce, abbiamo trascorso praticamente tutta la notte a dondolare dentro a OJ, sballottato qua e là da un vento che così forte probabilmente non l’avevamo mai sentito. Ci è quasi venuta paura che la recinzione dietro di noi si sradicasse o che, peggio, fosse in arrivo un mezzo tornado. Per fortuna non è successo nulla di tutto questo, e gli unici “problemi” sono stati la nostra notte più o meno insonne e la pioggia battente del risveglio. Che, si sa: svegliarsi con la pioggia, quando si vive in un van, non è bello. Ed era da talmente tanto che non pioveva (siamo fortunati, a volte) che non ci ricordavamo più com’era!

Però poi, ecco, oggi ce lo siamo ricordato com’è quando piove: è stata una delle giornate più piovose e bagnate del nostro viaggio…il giorno dopo la doccia e la lavatrice, ovviamente!

Salutiamo Te Aroha guardandola dal finestrino rigato dalla pioggia, e ci spostiamo verso Paeroa. Il paesino è carino, come tutti gli altri, ma Paeroa è famoso per una cosa soltanto: la L&P (Lemon & Paeroa), la bibita frizzante che qui è stata inventata e che è diventata talmente famosa in Nuova Zelanda da diventarne quasi un simbolo nazionale. Noi non l’avevamo mai provata perché aspettavamo di comprarne una bottiglietta nella caffetteria ufficiale, e così abbiamo fatto. Alla fine boh, è una normalissima bibita che assomiglia molto alla nostra vecchia spuma bionda; ma perlomeno l’abbiamo trovata e ci sentiamo un po’ più kiwi, oggi!

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Continuiamo ad andare e ci fermiamo poco dopo, al parcheggio del Karangahake Gorge. E piove. Piove fortissimo, in diagonale, e i marciapiedi sono già mezzi allagati. E allora io mi metto la giacca (rigorosamente NON impermeabile…), mi calo il cappuccio sulla testa e vado. Vado a fare una passeggiata sui ponti sospesi sul gorge e poi mi inerpico su per la collina sede di antiche ricerche all’oro, tra un vagoncino arrugginito, le vecchie rotaie e una vegetazione lucida dalla pioggia. Mi maledico ad alta voce per volermi sempre spingere oltre: sono bagnata fradicia e non c’è molto da vedere. Al ritorno, scivolo su uno scalino di legno e, per mantenermi in equilibrio, non so come mi spruzzo tutta l’acqua della pozzanghera sui jeans. Evviva evviva! La prendo a ridere e, per rilassarmi, continuo a maledire i neozelandesi e le loro “attrazioni turistiche” a denti stretti 🙂

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Quando torno in macchina rimango in canottiera, spariamo l’aria calda (ah ehm, OJ spara al massimo aria tiepida…ma ok!) e ripartiamo. Il tempo fa letteralmente schifo, piove tantissimo e c’è la nebbia: è mattina e sembra già notte!

Ci fermiamo a Waihi, un paesino famoso per le vecchie corse all’oro. La strada principale (per quel che riusciamo a vedere) è carina, con tanti edifici storici rimessi a nuovo. Non si vede niente, ma decidiamo comunque di scendere per vedere Martha Goldmine, una gigantesca cava rotonda ai margini del paese. 15 minuti di corsa sulla collina, fotografie di qui e di là con l’obiettivo della macchina fotografica ormai coperto di goccioline, camminata veloce sul bordo della cava (impressionante!) in mezzo alla nebbia e al vento misto a pioggia che ci sferzava la faccia…torna dentro a OJ, e non si può essere più fradici di così!

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Siamo ormai alla base della Coromandel Peninsula; un posto che aspettavo di vedere da tanto e che immaginavo come paradisiaco, tra boschi rigogliosi e baie soleggiate. Invece no, il meteo farà così schifo per altri 4 giorni, secondo le previsioni, e noi non possiamo più aspettare né invertire la rotta: visiteremo la penisola così, con questo tempo e questo vento, e quel che sarà sarà.

Così, la giornata è quasi tutta di guida. Ci fermiamo a Whangamata, dove diamo un’occhiata al porto e al paesino di mare. Saliamo su e cerchiamo di godere perlomeno della strada tra i boschi, anche se veramente non si vede niente di niente. Prendiamo la deviazione per Hot Water Beach; si tratta di una spiaggia speciale perché, con la bassa marea, si può scavare nella sabbia fino a che non si trova l’acqua calda sotterranea, e costruirsi così una piscina calda privata, a due metri dall’oceano! Sapevo già che una cosa così non avremmo potuto farla in pieno inverno, e ok, ma ci siamo comunque accontentati di fotografarla e di immaginarcela con il sole.

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L’ultima fermata della giornata è la più importante, una delle attrazioni più amate e visitate della Nuova Zelanda: Cathedral Cove. Si tratta di una sorta di arco nella roccia che, con la bassa marea, unisce due diverse spiaggette. Ora, immaginati che è inverno, che piove e c’è la nebbia: iniziamo la nostra camminata di 40 minuti in mezzo alla foresta e poi sul crinale della collina, dove il vento e la pioggia ci investono in orizzontale: non sappiamo se ridere o piangere! La prendiamo ovviamente a ridere, e alla fine raggiungiamo la “grotta”: siamo a metà tra la bassa e l’alta marea, le onde si avvicinano minacciosamente all’entrata della roccia. Corro dentro tra un’onda e l’altra per scattare qualche foto, inondando le scarpe (già bucate…) di acqua e sabbia. Nonostante quasi non si riesca a tenere gli occhi aperti dalla pioggia, questo posto è meraviglioso…o forse sono proprio il vento, il rumore forte del mare e le onde che si abbattono imperiose sulla roccia a rendere tutto ancora più suggestivo!

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Anche il sentiero, in alcuni punti, è estremamente suggestivo!!

Torniamo su e, sulla via del ritorno, prendiamo le due piccole deviazioni per le due piccole baie, Gemstone e Stingray. Torniamo al van e riprendiamo la strada per Whitianga dove arriviamo che ormai è buio, per cui facciamo un giretto in macchina e poi ripartiamo verso Coromandel, passando per la strada interna (rigorosamente sterrata, naturale). A Coromandel ci rifugiamo in un pub super accogliente e poi dormiamo nel parcheggio del paese. Tutto tanto tranquillo!

Venerdì 23 – Coromandel Peninsula

Quando ci svegliamo piove ancora, e quando facciamo benzina ancora di più. Non si vede assolutamente niente (abbiamo visto veramente molto di Coromandel Peninsula, eh??), e iniziamo la nostra traversata verso sud. Tutto procede bene per i primi chilometri, fino a che iniziamo a renderci conto dei guai provocati dalla pioggia: la strada corre con il crinale della collina a sinistra e il mare a destra; acqua piovana marrone dal fango si riversa impetuosa nel mare, rendendolo di un brutto colore e formando cascatelle e veri e propri canali sulla strada. Ben presto arrivano i detriti, i sassi, poi i macigni. E pure interi rami di alberi. Vaaa bene! Arriviamo a Tapu e mancano solo meno di 20km alla fine della penisola (e di questa strada accidentata), ma veniamo rispediti indietro a causa di una frana poco davanti a noi. Non sappiamo bene cosa fare, decidiamo di tornare indietro e…degli operai che stavano togliendo i detriti ci comunicano che c’è una frana anche da questa parte!! Ecco, insomma, siamo bloccati tra due frane. Esperienza non di poco conto, la metterò in curriculum! Così ce ne stiamo tutta la mattina in questo villaggio dove non c’è assolutamente niente…e aspettiamo, tra l’esilarante e l’isterico 🙂

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Quando finalmente la strada viene riaperta (grazie amici operai!!), è l’ora di pranzo e noi raggiungiamo Thames per mettere qualcosa sotto ai denti. In un paesino piuttosto anonimo troviamo un angolo di vera bellezza: un vecchio deposito di mattoni rimesso a nuovo, dove si trova una gastronomia tanto carina! Mangiamo e ci deliziamo di queste piccole scoperte, poi usciamo a sgranchirci un po’ le gambe.

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La chiesa di Thames

Alla fine, non è rimasto molto tempo vista tutta la giornata persa, per cui decidiamo di fare una tirata con pochissime fermate (tanto comunque non c’era molto da vedere, da queste parti) fino a Auckland! In realtà ci fermiamo nel quartiere di Mount Wellington dove, inebetiti dalla giornata completamente dentro a un van, andiamo a fare una passeggiata nel centro commerciale più grande della Nuova Zelanda. Era da tantissimo tempo che non vedevamo così tanta gente tutta insieme, tutte queste luci, queste musiche, questi negozi di marca…mi sa che Auckland sarà davvero un mondo a parte! Noi intanto mangiamo qualcosa e poi facciamo un’altra ora e mezzo di guida per salire su e dormire a Wellsford, alle porte del Northland.

Sabato 24 – Kauri Coast

Eccola, la nostra amica pioggia! Rimasta per farci compagnia anche oggi…e va bene! Ripartiamo da Wellsford e ci avviamo alla scoperta del Northland, l’ultima regione da esplorare. Oggi ci dedichiamo alla Kauri Coast, la costa occidentale della grande penisola nordica! La prima tappa è il villaggio di Matakohe, dove si trova una manciata di edifici storici ben tenuti (la chiesa, la scuola, l’ufficio postale) e, soprattutto, il Kauri Museum, uno dei musei più rinomati del Paese. il kauri è una specie di albero nativa della Nuova Zelanda e molto diffusa in questo angolo di mondo (non a caso siamo nella Kauri Coast); io ero un po’ scettica prima di visitare il museo, non pensavo che un’intera esposizione dedicata a un albero potesse interessarmi…e invece mi sono ricreduta! Ci sono delle ricostruzioni storiche molto belle, un sacco di informazioni e di strumenti e di macchinari, per non parlare delle bellissime sculture e dell’arredamento in legno, e della stanza interamente dedicata alla resina del kauri, molto simile all’ambra…davvero un sacco di cose interessanti! Alla fine ne è valsa la pena e ci abbiamo trascorso praticamente tutta la mattinata 🙂

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Lasciato il paesino riprendiamo a guidare e raggiungiamo Dargaville, il centro principale della costa. Qui però non troviamo niente che ci ispiri, così continuiamo il percorso, scattando qualche foto al fiume e prendendo la deviazione per Baylys Beach. Non si sa come ma ci ritroviamo a guidare sulla spiaggia con OJ, che però se la cava molto bene!! 🙂

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La tappa successiva sono i Te Iwi Lakes, un gruppo di tre laghi che, nonostante i nuvoloni neri sopra di noi, hanno dell’incredibile: i colori dell’acqua e del fondale sono una vera meraviglia, sembrano quelli di un atollo tropicale! Davvero una bella scoperta, t’immagini come dev’essere trascorrere un weekend d’estate qui??

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Quando raggiungiamo la Waipoua Forest è ormai pomeriggio inoltrato, ma non possiamo perderci la camminata in mezzo alla foresta per andare a vedere la principale attrazione della zona: Tane Mahuta, il Signore della Foresta…il Kauri più grande del mondo! La sua circonferenza misura oltre 16 metri e, davvero, quando te lo ritrovi davanti il “wow” è assicurato!! Dalle foto non rende, ma credimi 🙂 E sullo stesso sentieri si trovano anche le 4 Sisters, un gruppo di 4 kauri “abbracciati’.

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4 Sisters

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Tane Mahuta

Terminiamo il pomeriggio con una lunga, lunga traversata, passando da piccoli villaggi e belle strade costiere…fino a che non si fa buio e, alla fine, raggiungiamo Kaitaia, nel nord più nord!!

Domenica 25 – Doubtless Bay e dintorni

Oggi dovevamo visitare la punta nord del Northland, ma abbiamo deciso di farlo con un tour guidato e ci siamo mossi troppo tardi…lo prenotiamo per domani, e oggi allora che si fa? Iniziamo a vedere una parte della costa est, così poi dovremo solo passarci velocemente. La giornata sarà quindi dedicata a tutta la zona di Doubtless Bay (un nome che lascia poco a intendere!). La mattina è tutta per la Karikari Peninsula e le sue baie, in una giornata che prometteva pioggia e invece ci ha regalato un cielo perfettamente blu! Il Coca Cola Lake è una vera scoperta: da lontano sembra un lago blu normale, invece poi ti avvicini e scopri che…le sue acque hanno il colore della coca cola! Ma anche delle bellissime sfumature violacee, una vera meraviglia!!

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Le spiagge meravigliose si susseguono, una più bella dell’altra e tutte squisitamente deserte: Tokerau sembra non finire mai, Whatuwhiwhi rivela milioni di minuscole ostriche con la bassa marea, Maitai mi ha fatto battere il cuore per la limpidezza dell’acqua in contrasto con le rocce nere, Rangiputa sembra un quadretto con la sua sabbia bianca e i fiori colorati.

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Whatuwhiwhi

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Maitai Bay

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Rangiputa

Per pranzo raggiungiamo Mangonui, il centro principale di Doubtless Bay, perché avevamo sentito dire che ci fosse uno dei migliori fish&chips della Nuova Zelanda…l’abbiamo provato e, anche no! Una cosa veramente terribile. Lasciamo stare! Allora ci siamo messi a fare una passeggiata per il paese con i suoi edifici storici, ma non ci ha entusiasmato granché.

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Continuiamo verso sud, passiamo da Totara North e poi da Whangaroa, con le sue barchette che dondolano sull’acqua piatta. Infine ci spingiamo fino a Matauri Bay e Tauranga Bay.

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Arte alternativa a Totara North

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Whangaroa

Sulla via del ritorno verso Kaitaia (da dove partirà il tour domani), ci fermiamo al Rangikapiti Pa, una collina dalla cui sommità si ammira uno stupendo paesaggio sulla baia a 360˚! E, infine, facciamo delle brevi soste alle baie –Coopers Beach, Cable Bay e Taipa- che ci regalano un tramonto mozzafiato! Non si poteva finire la settimana 19 meglio di così 🙂

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#B_inNewZealand – Settimana 18: impressioni e curiosità

  • Il nostro arrivo a Auckland -anzi, alla sua periferia!!- ci ha fatto riflettere su quanto il nostro stile di vita sia cambiato, anche se solo temporaneamente. Ci siamo chiesti: chissà come sarà, una volta tornati a casa, riadattarci ai ritmi veloci, al traffico, ai rumori, alle strade con mille corsie, ai clacson, ai posti stracolmi di gente…non ci siamo davvero più abituati! Alla fine so che non ci metteremo molto a tornare alla nostra vecchia vita e va bene così (alcuni giorni ci manca, altri no), però all’inizio sarà davvero, davvero strano!!
  • Sta per finire! Ragazzi, sta per finire davvero. Ancora una settimana in Nuova Zelanda, e poi un aereo ci porterà su altri lidi. Un anno intero nella Terra dei Kiwi finirà tra pochissimo! Come ci si sente in momenti come questo? Ancora non lo so, siamo talmente presi dalla fine del viaggio e da tutte le commissioni che dobbiamo fare che non abbiamo tempo per pensarci…certo che sarà un bel misto di emozioni lasciare questa terra che è stata casa per così tanto tempo!

#B_inNewZealand – Settimana 18: i preferiti

Ma quante cose fighe abbiamo visto questa settimana? Come mi capita spesso, faccio veramente fatica a scegliere il mio momento preferito. Nominerei le Marokopa Falls perché sono state le mie preferite di sempre, ma come non parlare della breve navigazione sotto alla galassia dei glowworms? O alla meraviglia di fronte al kauri gigante? Difficile!!

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Settimana 19: finita…mamma mia! Mi godo l’ultima settimana, tu intanto lasciami un commento con tutto quello che ti viene in mente! 🙂