Entriamo nel vivo del mio viaggio in Nuova Zelanda! Tappe, fotografie, impressioni, aneddoti e preferiti della settimana 1.

settimana 1

#B_inNewZealand – Settimana 1: le tappe


Chilometri percorsi: 996

Martedì 14 febbraio

Mi ricorderò sempre di questa data come l’inizio di una grande avventura, come la celebrazione di una grande storia d’amore: quella che scrivo ogni giorno nei confronti del viaggio.

A dir la verità, martedì è stato ancora un giorno di commissioni: doccia ai bagni pubblici (la cui attesa ci ha rubato praticamente tutta la mattina), benzina, gonfiaggio ruote, ultime cose da comprare, spesa…cose così. Ma poi, finalmente, nel tardo pomeriggio abbiamo lasciato i luoghi a noi familiari, e il viaggio è iniziato per davvero!!

Tappa Upper Moutere, un villaggio minuscolo dove si trova il Moutere Inn: pare sia il pub più vecchio della Nuova Zelanda, e fanno delle wedges di patate che credo proprio siano le più buone del mondo! Ci eravamo già stati in passato, e non abbiamo resistito a celebrare la nostra partenza con questa bontà 🙂

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Iniziamo il nostro viaggio verso sud e ci fermiamo per la notte al Hope Saddle Lookout. Il tempo è gelido, noi facciamo le foto al tramonto e poi ci godiamo la notte di silenzio e di stelle.

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La vista da Hope Saddle Lookout

Non dimenticherò mai il bagno (chimico, ovviamente): che bello fare la pipì circondata da centinaia di mosche morte e da alcune mosche e api che ti ronzano intorno!

Mercoledì 15 febbraio

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Mercoledì: ci svegliamo così

Partiamo subito alla volta del Nelson Lakes National Park, dove eravamo già stati un sabato di settembre (te ne avevo anche già parlato qui). Nonostante conoscessimo questi luoghi, ci siamo beati degli spazi deserti la mattina presto, del sole che piano piano inizia a scaldare, del silenzio e della pace. Quanto è bello fare colazione sul bordo acqua, tra i sassi lisci e le papere curiose (anche troppo)? La giornata scorre lenta sulle sponde del lago Rotoiti, il lago più piccolo (ma più turistico) dei due principali del parco.

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Approfittiamo per riassestare tutto il casino che abbiamo nel van, poi ci spostiamo in un altro punto del lago e, dopo passeggiate e fotografie, ci prepariamo la cena in una casetta di legno in cui vengono messi a disposizione di chiunque tavoli, fornelli e lavandini. Facciamo un salto a St. Arnaud e poi andiamo a dormire in un posto veramente sperduto. Il free camping che la nostra app ci indicava era veramente degno di un film dell’orrore, allora ci siamo appostati un po’ più in là, dove perlomeno c’era un lampione e non si aveva la sensazione di essere attaccati da un mostro maligno da un momento all’altro. Portiere chiuse a chiave, e si dorme 🙂

Giovedì 16 febbraio

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Giovedì: ci svegliamo così

Una giornata di sole spettacolare! Trascorriamo la mattina al lago Rotoroa, l’altro principale del parco nazionale, dove facciamo anche una bella passeggiata in mezzo al bosco.

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Poco prima di pranzo ci spostiamo a Murchison, un paese in mezzo al nulla che conta qualche café, un museo (chiuso per funerale, però), una biblioteca sperduta, un emporio di oggetti più vecchi di mia nonna, e poco altro. Trascorriamo il pomeriggio al Buller Gorge, a qualche chilometro di distanza.

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All’emporio di Murchison

Il Buller River è un impetuoso fiume che scorre in questa valle, e sulle sue acque si trova il ponte sospeso più lungo della Nuova Zelanda (160 metri). Attraversarlo fa un po’ impressione, lo ammetto! Perché balla tutto e ti sembra di poter cadere nel vuoto da un momento all’altro. Però è anche molto adrenalinico! Nel complesso intorno al ponte si possono fare anche varie passeggiate intorno al bosco, oppure fare jetboating, “volare” sulla zipline o andare alla ricerca dell’oro (pare che ci siano ancora alcune pepite d’oro, sparse nel fiume. Quasi quasi…).

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Abbiamo trascorso bellissime ore a fare passeggiate nel bosco e a goderci una minuscola spiaggetta sulle acque gelide del fiume, sotto a un sole estremamente caldo. Poi, siamo andati a trascorrere la serata e a dormire nell’area sosta delle Maruia Falls, insieme a un’altra decina di van.

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Il tramonto sulle cascate è da ricordare, così come la nostra prima cena vera e propria cucinata sul fornello da campeggio e le migliaia (ma che dico? Milioni, miliardi!) di sandflies che c’erano in giro. Sono animaletti bastardi, grandi come moscerini ma fastidiosi e dolorosi come zanzare. E ce ne sono tanti in NZ…troppi. Troppi.

Venerdì 17 febbraio

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Venerdì: ci svegliamo così

Ci svegliamo con le nuvole, tra una sandfly e l’altra. Posso odiarle? Le odio!! Ci spostiamo subito e ci ritroviamo a far colazione al Marble Hill Campsite. C’è un vento pazzesco, ma il panorama è meraviglioso: grandi campi gialli circondati da colline rotonde.

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Continuiamo la nostra strada verso sud, in direzione Hanmer Springs. Per caso, grazie all’app che stiamo usando (si chiama Campermate ed è una vera manna per chi viaggia per la Nuova Zelanda in van), troviamo le “indicazioni” -leggi: una sbiaditissima freccia blu sul tronco di un albero, ai margini di una piazzola di sosta- per un sentiero che porta a una cascata. Lo so che adesso risulterò esagerata, ma questo è uno dei sentieri più belli che abbia mai percorso in vita mia! Sembrava di stare in un bosco fatato, con la corteccia degli alberi ricoperta di muschio verdissimo. Il sentiero si è fatto subito impervio, tra salite e discese nel fango, scalini tra i tronchi, passaggi di pochi centimetri a fianco del precipizio, alberi e corsi d’acqua da scavalcare…altro che parco avventura, qui mi sono proprio divertita! E, alla fine, una bellissima cascata e un senso di pace, di vittoria e di bellezza rari.

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Alcuni chilometri dopo, superato Lewis Pass, abbiamo trovato il parcheggio per l’Alpine Nature Walk, un’altra bellissima (ma mooolto più facile) camminata in mezzo a un paesaggio mozzafiato, tra tussock e una particolare specie di faggio dai colori e dalle forme strane (ha delle specie di “barbe” che cadono giù dai rami). Il tussock è una specie di pianta bassa di colore giallo, che ricopre le colline di grandi aree della Nuova Zelanda, rendendo il paesaggio di una sfumatura dorata irresistibile!

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Alpine Nature Walk

Inizia a piovere, quindi andiamo dritti verso Hanmer Springs. Il paesino –famoso per le terme– l’avevamo già visto, le camminate sono impossibili da fare con la pioggia, e quindi è il momento adatto per lavorare un po’ al computer, in biblioteca. Dopo una merenda tardiva in un pub della zona, procediamo e andiamo a dormire in un minuscolo villaggio chiamato Rotherham. Lo spiazzo designato al campeggio libero è sperduto, non lontano dal cimitero, e ospita qualche albero e una vecchia e arrugginita cisterna per l’acqua: perfetto! Cuciniamo e ceniamo sotto una pioggerellina bastarda, e anche questo venerdì 17 si conclude 🙂

Sabato 18 febbraio

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Sabato: ci svegliamo così

Il lavoro al computer di ieri non è ancora finito, per cui approfittiamo della mattinata di pioggia per lavorare ancora. Dopo una sosta a Culverden per fare colazione (quanto amo la marmellata spalmata sul pane scaldato direttamente in padella, sul nostro fornelletto da campeggio?), ci fermiamo alla biblioteca di Amberley, allegra e accogliente. In tarda mattinata spunta il sole: chiudiamo i computer e andiamo a farci una passeggiata per questo piccolo paese, che non offre molto ma che è molto tranquillo (strano!). Ci prepariamo una fantastica insalata ai tavolini da picnic di Chamberlain Park, dove si trova un delizioso cottage in pietra risalente al 1800.

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Insalate, sole e cottage

Non ho niente da raccontare sul pomeriggio super sonnacchioso, tra una spesa e tanto relax. Nel tardo pomeriggio, ci spostiamo a Waikari per dormire al Waikari Reserve Campground. Qui si pagano 5 dollari a testa, ma il posto è bello, moltro tranquillo, con un prato gigantesco, una cucina a disposizione di tutti e dei bagni veri (con uno scarico! Non chimici! Evviva!). Ci prepariamo una cena stupenda, facciamo una passeggiata e via, a dormire.

Domenica 19 febbraio

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Domenica: ci svegliamo così

Un’altra mattina lenta, sotto un sole caldissimo. Approfittiamo del campeggio per fare una fantastica doccia calda –ci voleva, che dici?- a 2 dollari a testa per 8 minuti. Con altri 2 dollari, facciamo una gigantesca lavatrice, e poi aspettiamo che asciughi tutto al vento, mentre noi ci rilassiamo e sistemiamo altre cose sul van: è un lavoro che non finisce mai! Questa volta abbiamo stravolto la posizione degli oggetti in “cucina” e aggiunto una parte di piano di lavoro, quello pieghevole. Giuro che, non appena sarà pronto, ti farò vedere com’è venuto!

Dopo pranzo, partiamo alla volta di Kaikoura. Da queste parti ha avuto epicentro il grosso terremoto di metà novembre, e si vede: la strada è dissestata e piena di crepe, i fianchi di alcune colline sono crollati, ci sono tantissimi lavori in corso e deviazioni, il binario del treno è sommerso da detriti in più punti. Il cielo si fa nuvoloso e, unito al senso di distruzione –sottile ma presente- mi mette tanta tristezza.

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La ferrovia sepolta vicino a Kaikoura

Arriviamo a Kaikoura, facciamo una passeggiata lungo il promontorio e poi andiamo a trascorrere la serata e a dormire nel parcheggio della Donegal’s Irish Tavern, poco fuori dal paese.

#B_inNewZealand – Settimana 1: impressioni e curiosità

  • La prima settimana di viaggio non ci ha portati molto lontano; abbiamo viaggiato con estrema calma, godendoci il sole quando c’era, lavorando al computer quando possibile, dedicando del tempo alle lente necessità della vita in un van: ore e ore per una cena, una doccia, una lavatrice, un fare ordine qui e là…
    Non è semplice per me, che sono abituata a fare, fare, fare, andare, visitare, vedere tutto a tutti i costi, non fermarmi mai. Infatti, a volte sprigiono un’ansia-di-fare non indifferente…ma poi mi ricordo che ho ancora 4 mesi, che un viaggio del genere richiede necessariamente tempi lunghi, che questo è il viaggio della calma, della lentezza, della comprensione. Spero di impararlo, strada facendo!
  • Guidare questo van (per gli amici, si chiama OJ) mi mette veramente sotto pressione, perché non ho mai guidato con il cambio manuale nella mano sinistra, e soprattutto perché…le marce non entrano! Il van è molto vecchio e quindi far entrare le marce non è semplice. Devo ancora abituarmi!

  • OJ, in compenso, sta funzionando molto bene come casa dotata di zona giorno (i sedili anteriori), camera da letto (la parte centrale) e cucina/bagno (la zona posteriore). Non ti mostro le foto perché è ancora un pochino incasinato, ma non vedo l’ora di farlo! Dormirci dentro faceva strano all’inizio, ma ormai ci abbiamo preso l’abitudine e i gesti iniziano a farsi più automatici: adoro questa fase di ogni cosa nuova che inizia a farsi abituale!
  • I guidatori neozelandesi: parliamone. Vanno veloce, spesso non rispettano i limiti e, soprattutto, fanno quella cosa odiosa che si chiama tailgating, ovvero guidare stando a pochi centimetri dalla macchina di fronte, ma così, senza apparente motivo. Non vogliono sorpassare, forse vogliono solo dare fastidio o forse è così che guidano e basta. Ma è una cosa veramente odiosa.
  • In generale, le persone invece sono adorabili. Kelvin e Hellen, i due signori che ci hanno certificato il van come self-contained, ci hanno regalato zucchine e pomodori prima di partire. La gente è molto gentile ed educata, ti sorride sempre (anche i lavoratori che si trovano sulle strade con lavori in corso) e ti chiede come stai. È assurdo pensare che lo fanno i cassieri dei paesini sperduti, mentre la mia host family, invece, non lo faceva quasi mai.

#B_inNewZealand sui social

Qui sul blog racconto le mie tappe settimana per settimana, ma sui social (Facebook, Instagram e Twitter) puoi trovare qualche aggiornamento in più. Ti invito, quindi, a seguirmi anche lì, cercando il tag #B_inNewZealand 🙂 Se hai voglia di mettere un like ai miei account social, poi, io sarei molto felice! E se poi vorrai condividere i miei racconti con i tuoi amici?? Ok, lì sarei felicissima 🙂

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Si conclude qui il racconto della settimana 1 del mio viaggio. Ci vediamo lunedì prossimo e, se hai domande, impressioni, dubbi o qualsiasi cosa tu voglia dirmi/sapere sulla Nuova Zelanda…parliamone!! 🙂